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Lo scrittore ceco coltivò per anni il progetto di una guida per tutte le tasche. La storia raccontata in un libro edito da Adelphi

Quando Franz Kafka progettava guide low cost

di 
Tino Mantarro
12 Maggio 2017
A inizio Novecento in Europa si viaggiava con la guida Baedeker. Scrupolosa, pratica e con una ricca dotazione cartografica, la prestigiosa guida lanciata nel 1836 dal tipografo tedesco Karl Baedeker era il volume che ogni viaggiatore degno di questo nome portava con sé nelle esplorazioni europee. Le Guide d'Italia del Touring (note anche come Guide rosse) sarebbero nate più tardi, nel 1914, vent'anni dopo la fondazione dell'associazione. 
 
IL VIAGGIO DI KAFKA VERSO PARIGI
Così, nell’agosto del 1911, quando Franz Kafka intraprese un viaggio verso Parigi con il suo amico Max Brod facendo tappa a Lugano e Milano, come riferimento di guida turistica in tedesco doveva per forza avere la Baedeker, che però non lo soddisfaceva. Non rispecchiava fino in fondo il suo stile di viaggio. Aveva 28 anni, lavorava all’istituto di Assicurazioni contro gli Infortuni per il Regno di Boemia, era benestante ma non ricco sfondato. Faceva un noioso lavoro d’ufficio da cui voleva emanciparsi. Così elaborò il progetto di un nuovo tipo di guida turistica.
 
Si doveva chiamare «Billig», traducibile più o meno come «A buon mercato». A ben vedere il progenitore, forse, delle Routard, delle Lonley Planet e di tutte le altre guide “on the cheap” uscite a partire dagli anni Settanta del Novecento. Seduti a un tavolo dell’Hotel Belvédère au Lac di Lugano, Kafka e Max Brod – ebreo cecoslovacco, amico intimo, curatore testamentario e biografo di Kafka – stesero questo progetto che nei loro sogni avrebbe dovuto farli diventare milionari.
 
QUESTO È KAFKA?
La storia la racconta Reiner Stach in “Questo è Kafka?”. Un libro uscito lo scorso anno da Adelphi, in cui Stach – autore di una poderosa biografia in tre volumi dello scrittore praghese – ha isolato novantanove «reperti» che corrispondono ad altrettanti momenti ed episodi della vita di Kafka, testimoniati dallo scrittore stesso o da suoi stetti amici.
 
L’idea era chiara: prendere le distanze dal modo di viaggiare allora in voga e pensare un prodotto adatto ai viaggiatori di tutte le tasche. «Vogliamo dimostrare che ci sono in tutto il mondo soggiorni a buon mercato» scrivono nei loro appunti. «La nostra epoca democratica ha già creato, per così dire senza clamore, le premesse necessarie affinché viaggiare sia cosa facile e accessibile a chiunque».
 
«Raccoglierle e divulgarle in forma sistematica è il nostro compito. Finora: ricerca di notizie e di consigli pratici presso gli amici. Sporadici, casuali, presto dimenticati. (…) Nelle guide davvero poco al riguardo» scrivono.
 
 
VIAGGIATORI LOW COST
A chi si rivolgeva Kafka? Ai viaggiatori solitari. Cui però applicava «il principio dei viaggi in comitiva», ovvero organizzati nel minimo dettaglio. Ma soprattutto «a tutti coloro che, per errore o perché mal consigliati, ritengono che viaggiare comporti eccessivi esborsi e rimangono nei dintorni della città natale (in sé belli, ma già noti)». Ma anche a coloro che «affrontano un viaggio e a cui far conti e calcoli rovinatale viaggio».
 
Insomma, una guida che offra «lo stesso diletto a un costo inferiore. Così pensavano di scrivere una guida in cui ci fossero pochi consigli, ma precisi. «Facciamo il nome di un solo albergo». E se è tutto occupato «degli altri in ordine decrescente». Suggerendo un periodo preciso per il viaggio, praticamente la bassa stagione.
 
 
LA GUIDA A "BUON MERCATO"
Una guida che avrebbe dovuto comprendere i consigli su cosa portare con sé, ma anche suggerimenti sui bordelli: «In guardia dagli acchiappacitrulli, schiettezza della nostra guida». Kafka invitava a non eccedere nelle mance, ma anche a organizzarsi con attenzione per stare nel budget mettendo «in conto giornate meno care (pinacoteche – ai tempi gratuite) dopo escursioni dispendiose». Consigliando «dove ottenere i biglietti omaggio al pari degli abitanti del posto», ma anche di prendere le mappe gratuite negli uffici turistici che pensava di «valutare nella nostra guida».
 
Il progetto era a suo modo dettagliato. Kafka e l’amico Brod avevano pensato di tradurre in tutte le lingue la guida, e di affidare il controllo delle informazioni pratiche e degli alberghi raccomandati a un’apposita organizzazione. Insomma, un’impresa milionaria che non vide mai la luce nonostante avessero già pensato ai primi volumi: «Billig Italia» e poi Svizzera, Parigi, le Terme boeme e, ovviamente, Praga.