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Viaggiare nel sud della Francia tra libertà e saper vivere

Provenza e Camargue: dieci esperienze da non perdere, anche in bicicletta

di 
Fabrizio Milanesi
1 Maggio 2017

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Camargue e Provence definiscono un mosaico di possibilità raro in Europa. Comporlo è un'occasione per un viaggio emozionante, dove è difficile non farsi rapire dal romanticismo dei borghi o lasciarsi conquistare dalla libertà e dal saper vivere di queste regioni cangianti e spesso in contrasto. Seguiteci in queste 10 tappe, per cercare un viaggio lontano dai cliché della “douce France”.
 
1. AVVISTAMENTI NEL PARCO NATURALE DELLA CAMARGUE
In equilibrio tra i due bracci del Delta del Rodano, praterie, lagune e acquitrini sono la casa di tori neri e cavalli bianchi allo stato brado, ma soprattutto di centinaia di specie di uccelli che formano la colonia faunistica più popolata d’Europa. Nel Parc Ornithologique du Pont de Gau si possono avvicinare in 30, 40 o 90 minuti di cammino fenicotteri rosa, cormorani, cigni, aironi nel loro habitat naturale.

La Camargue è un vero paradiso per ciclisti (occhio ai Suv in alta stagione!) e amanti della natura. L’area però misura quasi mille chilometri quadrati ed è facile perdersi tra provinciali e strade bianche. Il consiglio è di avvicinarsi alle Paludi di Vigueirat e soprattutto all’étang (lo stagno) de Vaccarès, dove si moltiplicano le occasioni per assistere ad equilibrismi in acqua e a decolli e atterraggi a ripetizione dei volatili. Uno spettacolo da stropicciarsi gli occhi. 
 
 
2. RESTARE ABBAGLIATI DALLE SALIN DE GIRAUD
Una distesa abbacinante di sale costruisce dune e si confonde con le linee del cielo e del mare. Dalla D36D si accede a un enorme parcheggio senza barriere. Si può appoggiare la bicicletta e guadagnare a piedi la terrazza in legno del point de vue panoramico costruito accanto ai cumuli di sale e alle macchine che lavorano e spostano il sale.

Il vento è spesso molto forte (come accade di frequente in Camargue con il Mistral) e accompagna un’esperienza panoramica che rimanda a quadri surreali e visioni oniriche. Il bianco e il rosa dei cristalli di sale si spandono cangianti verso la linea dell’orizzonte, tagliato dall’elegante volo dei fenicotteri rosa, che qui chiamano "poeticamente" les flamants roses
 
 
3. SENTIRSI NOMADI SULLA PLAGE DE PIÉMANSON 
La Camargue è terra nomade. Gitani da tutta Europa continuano ogni anno a onorare la loro patrona Sara, il 24 e 25 maggio riversandosi sulle coste di Saintes-Maries-de-la-Mer. Qui un ritrovamento di due scheletri nel 1448 ha ammantato di verità la leggenda gitana che vuole Sara essere al fianco di Maria Salomé e Maria di Giacomo sulla imbarcazione che dalla Terra Santa approdò portando il cristianesimo in Europa.

Lo spirito di libertà zingaro si percepisce potente arrivando dalla D36D sulla enorme plage de Piémanson. 25 i chilometri di sabbia occupati in modo selvaggio e incontrollato (forse fino alla prossima estate...) da camper e caravan giunti qui da tutte le latitudini. Una comunità sterminata di famiglie, bambini, nudisti, freak ogni anno popolano la battigia. Un'unica baracca distribuisce steak et frites su tavoloni in comune, in un quadro da film post-atomico.
 
 
4.  ASSISTERE A UNA CORRIDA CAMARGHESE
Nastri e coccarde imbellettano enormi tori, dandogli un’aria glamour che forse poco si addice alle dimensioni e la forza dell’animale. Non ci sono morti cruente nella versione locale delle corride, feste popolari e amatissime (anche dai turisti). Il rito che celebra l'animale simbolo (insieme ai cavalli bianchi) della Camargue si svolge con toreri non professionisti che cercano di afferrare con un pettine di ferro i nastri che agghindano il toro. Li chiamano i razeteurs. A piedi o a pedali si può persino progettare una visita a una delle manades (gli allevamenti) che punteggiano il Delta.
 
 
5. RELAX (E MAGARI UN BAGNO) TRA LE DUNE DE L’ESPIGUETTE
L’ideale per chi arriva da un percorso cicloturistico o a piedi è concedersi un momento di riposo rigenerante in uno dei luoghi costieri più suggestivi della Linguadoca. Arrivati in costa a Le-Grau-du-Roi iniziano a correre in entrambi i lati ciclabili interrotte da spacci di prodotti locali e maneggi. Andando verso il mare si avvistano le prime dune che si moltiplicano a perdita d'occhio annunciando una distesa di sabbia lunga 25 chilometri.

Questa lingua di sabbia e acqua divide la Camargue dalle spiagge di Montpellier, ed è meta prediletta per amanti della spiaggia libera e del vento, che soffia per la gioia dei kite-surfisti e per il “dolore” degli sparuti ombrelloni e delle microtende porta-oggetti. Le raffiche non lasciano indifferenti nemmeno le dune di sabbia, che disperdono chili di sabbia nell’aria filtrando la luce dando al paesaggio tinte cangianti. Andate al tramonto, ma appena prima del buio occhio alle zanzare. 
 
 
6. GIOCARE UNA PARTITA DI PETANQUE 
Per questa esperienza non c’è destinazione. Fermatevi in ogni paese della Provenza, cercate una piazza, uno slargo, un sentiero. Trovate l'ombra, e se vedete un capannello vociante avvicinatevi per diventare spettatori non paganti di una partita di Pétanque. Gli orari dei match variano, ma le partite più infuocate si godono a ridosso dei pasti. A scaldarle l’appetito e un bicchiere di pastis (il liquore all'anice), spesso appoggiato su un muretto accanto alle custodie in pelle delle tre bocce di petanca (la Triplette...).

La pétanque nacque sotto l’impero napoleonico e con lo sviluppo dei circoli e dei caffè divenne popolarissima. Ma la disciplina moderna nacque sull’eredità del gioco provenzale tradizionale: la longue. Nella longue le distanze tiratore-boccino si allungano e cambiano le regole di tiro. Nel 1910 pare sia stato un giocatore della Ciotat (tale Huges) che non fece i tre passi canonici per tirare la boccia, ma lanciò rimanendo immobile a piedi uniti… (a pieds tanqués) e tutto cambiò, tranne in Provenza.  
 
 
7. AD AVIGNONE, SULLE TRACCE DI CÉZANNE
Per seguire le orme di Cézanne, capirne la biografia e ammirare i paesaggi che ispirarono i suoi capolavori, si può seguire il percorso che parte dall’ufficio turistico della Citta dei Papi. Il tracciato è segnato da piccoli segnavia sulla pavimentazione cittadina che guidano alla scoperta della casa natale, poi della scuola frequentata e dei caffè storici più amati dal pittore provenzale. Il consiglio è abbandonare la via classica e andare verso le terrain des Lauves, una terrazza panoramica dove il maestro amava posare il cavalletto e lasciare correre pennelli e immaginazione. 
 
 
8. SALON-DE-PROVENCE, LA CULLA DEL SAPONE (DI MARSIGLIA)
72% di olio d’oliva e 28% di soda vegetale: voilà le savon de Marseille. Un successo strabiliante e profumatissimo che inizia nel 1688, con l’editto del governo di Luigi XIV che ufficializza la ricetta originale del sapone più famoso del mondo. Gli aromi sono quelli della Provenza, ma le fabbriche si installarono a Marsiglia. Solo con la Belle Époque il cuore dell’attività si spostarono proprio a Salon, che si arricchirà nelle architetture e nei conti in banca.

Tra le ville commissionate dai proprietari dei saponifici sopravvivono due storiche fabbriche di sapone, oggi aperte alle visite. Da Marius Fabre è allestito il Musée du savon de Marseille, mentre nel laboratorio Rampal Latour si trovano macchinari originali e l’atmosfera dell’epoca d’oro del sapone provenzale.
 
 
 
9. GUSTARE L’OLIO PREGIATO DELLE ALPILLES
Pendii, quasi altopiani frastagliati, disegnano lo skyline di un territorio che offre prelibatezze gourmand: ortaggi, tartufi, vini prestigiosi. Occasione da non perdere in un tour a ritmo lento è la visita ai frantoi storici della Provenza. Centinaia di migliaia i litri d’olio spremuti e imbottigliati da questi celeberrimi moulins d’huile, che in estate aprono le porte ai curiosi e agli appassionati dell’oro della tavola. Tra i più noti il Moulin Jean-Marie Cornille di Maussane les-Alpilles e, a sei chilometri da Maussane, il Moulin Coopératif de Mouriès.
 
 
10. I PAESAGGI DEL CIBO DI VENTABREN
Ventabren è un villaggio poco conosciuto in cima a una collina a nord di Aix-en-Provence. Annunciato dal magnifico acquedotto in pietra di Roquefavour (costruzione ispirata al ben più noto Pont du Gard), si apre il borgo. Accanto a case pastello sfilano vicoli pittoreschi tipicamente provenzali che invitano a salire fino allo Chateau de la Reine Jeanne.

La “fatica” è premiata da un’indimenticabile occasione gastronomica, la Table de Ventabren, rinomata culla di sapori provenzali. Prima o dopo il pasto "stellato" si può approfittare per una sgambata su di un anello pittoresco che ruota per 17 km intorno al borgo.
 
 
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