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Parte dall'Olanda il 99° Giro d'Italia

di 
Gino Cervi
6 Maggio 2016

Gino Cervi, scrittore e giornalista, è autore di volumi di storia dello sport e curatore di guide turistiche (tra cui molte del Touring Club Italiano). Cultore di storia del ciclismo e di letteratura di viaggio, ci racconta storie di bicicletta, a partire dal Giro d'Italia 2016. Le foto della notizia sono di Claudio Peri/Ansa.
 
“Gira l'Olanda che l'America l'è granda”. Lapalissiano. E, fatte le proporzioni, anche conveniente. Tanto più se lo devi fare in bici. Conveniente deve senza dubbio essere stato l'affare che fa partire il 99° Giro d'Italia da Apeldoorn, Paesi Bassi. Succede ormai da un po' di anni far partire la Corsa Rosa fuori dai confini nazionali: un bel marchio da esportazione. In Olanda è già successo due volte: da Groningen, nel 2002, da Amsterdam, nel 2010.



APELDOORN COME MASONE
Apeldoorn si trova nella Gheldria, una provincia centrale di Paesi Bassi. Già ducato del Sacro Romano Impero, la Gheldria divenne provincia dei Paesi Bassi asburgici nel 1543. Dopo la guerra contro la Spagna, la Gheldria, a eccezione della sua parte meridionale, andò a costituire la Repubblica delle Sette Province Unite, da cui derivano gli odierni Paesi Bassi. Oltre ad Apeldoorn, le principali città della provincia sono Nimega e Arnhem, il capoluogo, che sono peraltro le altre due città che toccherà il Giro nelle sue prime tre tappe in terra olandese, prima di ricominciare martedì 10, dopo il trasfermento aereo, a risalire la penisola da Catanzaro.


 
Apeldoorn ha circa 150.000 abitanti e si trova ai margini della più estesa regione boschiva dell'Olanda, la Veluwe. Non è dunque un caso che Apeldoorn sia il comune più piovoso dei Paesi Bassi. Un po' come se il Giro d'Italia partisse a Masone, in Liguria, ai piedi del Turchino, sulla strada della Milano-Sanremo. Un posto che proprio a causa della sua jella meteorologica si è meritato un pezzo di Alessandro Baricco: «Quando proprio ti va tutto storto, ma storto davvero, da noi si dice: poteva andarmi peggio, potevo essere nato a Masone. È una cosa anche affettuosa, bisogna credermi, ma quel che si dice è quello. Il fatto è che Masone sta subito prima del Turchino, tra Piemonte e Liguria, dove finisce la campagna e non è ancora iniziato il mare. Tutte le nebbie e le nubi d’Italia arrivano lì, si stoppano contro la montagna e, incapaci di un salvifico scatto di reni che le porterebbe al mare, lì si fermano, e lì si lasciano morire: esattamente sopra, e dentro, Masone. Tre chilometri e una galleria più in là è già sole, e mare, e donne, e felicità. Lì, è purgatorio. Una fabbrica abbandonata, un po’ di case appese sulle pendici del monte, una chiesa triste: non fa nemmeno finta, Masone, di essere un posto felice».
 
Non sappiamo se ad Apeldoorn sapranno fare di meglio. Per il momento si sono vestiti tutti di rosa, e incrociano le dita perché la pioggia non stinga tutto troppo in fretta. Ieri, durante la presentazione, è andata molto bene: quasi per sfatare le parole di Baricco, ad Apeldoorn splendeva un sole mai visto. Come testimoniano le foto di questa pagina.



AL VIA UN CINESE E UN ERITREO
Anche in onore a un suo illustre concittadino, Wilhelm Conrad Röntgen – tedesco di nascita, ma cresciuto ad Apeldoorn dall'età di tre anni – oggi il Giro d'Italia, alla vigilia della partenza, viene passato da tutti i giornali ai raggi X. 22 squadre al via, 196 corridori per 34 nazioni rappresentati. Il più giovane è un colombiano, Daniel Martinez, vent'anni, che corre per la Wilier; il più vecchio, Matteo Tosatto, della Tinkoff, che settimana prossima festeggia i 42. Italiani a parte – che sono 53 – , i più numerosi sono i russi (20) e gli spagnoli (16).

Tra i più esotici un eritreo, Merhawi Kudus (Dimension Data), un cinese, Ji Cheng (Giant Alpecin), un brasiliano, Murilo Fischer (FDJ) e un albanese, Eugert Zhupa (Wilier), che è anche l'ultimo numero del gruppo, il 219. No, non è che ci sono 22 corridori-fantasma; è che la numerazione ricomincia a ogni squadra col primo numero della decina.



GIRA L'OLANDA
Pare comunque che il detto lombardo “Gira l'Olanda che l'America l'è granda” fosse diffuso fin dal Cinquecento, e che fosse rivolto a chi, non avendo né arte né parte, veniva invitato a servire la Spagna nella guerra contro l’Olanda. Insomma, un invito neanche troppo gentile a girare al largo. Nel 1977 Enzo Jannacci scrisse una canzone intitolata Secondo te, che gusto c'è? che divenne anche la sigla musicale di Secondo voi, trasmissione presentata da Pippo Baudo. La sigla accompagnava un cartone animato di Bruno Bozzetto, autore anche della copertina del disco di Jannacci. Il testo, come molti altri, è scritto da Jannacci in collaborazione con quell'altro genio del nonsense – ma anche del sense – che fu Beppe Viola. E il ritornello faceva proprio così:  
 
“Gira l'Olanda, gira perché
perché l'America l'è granda pussé de le
(più di lei)”.
 
In effetti c'è da chiedersi, forse, “Che gusto c'è” a far partire il Giro d'Italia fuori d'Italia. Ma la risposta, forse, la troviamo in quest'altro verso della premiata ditta Jannacci-Viola:
 
“Vale più uno ricco ma abbronzato
che un povero studente sedotto e abbandonato”.
 
E allora... Avanti, si Giro!