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William Dalrymple scandaglia il Medio Oriente sulle tracce della civiltà bizantina

Parole in viaggio. Quel che resta dei cristiani d'Oriente

di 
Tino Mantarro
17 Settembre 2014
Leggendo un reportage di viaggio si cercano tante cose: avventura, passione, divertimento, empatia e verità. Non vuoi sapere vita, morte e miracoli di chi sta al potere, quelli si trovano sui libri di storia. Si cerca un racconto di prima mano di mondi lontani e diversi, zone periferiche che magari mai visiterai, ma che stuzzicano la fantasia e la voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, prima o poi non è detto che uno non decida di partire con un libro sotto braccio. Per questo abbiamo selezionato dieci reportage per dieci settimane. Dieci scoperte del mondo partendo dalle pagine di un libro letto a casa o, ancora meglio, in viaggio. Ecco la sesta tappa.
 
Era il 587 dopo Cristo quando due monaci del grande monastero di S. Teodosio a Betlemme iniziarono un lungo viaggio nell'Impero Bizantino. Uno, anziano, si chiamava Giovanni Mosco, l'altro, molto più giovane, Sofronio il Sofista. Predicatori, uomini di fede, avventurieri per forza, i due viaggiarono per anni battendo tutto il Medio Oriente, abbandonando la Giudea per arrivare ad Alessandria e poi lungo il Nilo. Giovanni scrisse un libro molto noto in età medievale, Prato Spirituale, che è una rara testimonianza di come era Mediterraneo orientale 15 secoli fa, quando su Bisanzio da un lato premevano i Barbari (Goti, Visigoti, Avari) e dall'altro i Sassanidi persiani.
 
Oltre 1400 anni anni dopo, nel 1994, lo storico e scrittore inglese William Dalrymple intraprende un viaggio sulle orme dei due monaci per provare a capire come stiano i cristiani d'Oriente. Un viaggio, raccontato in Dalla Montagna Sacra (Bur, pagine 384, 9,20 €) dal monte Athos all'Alto Egitto copto tra monasteri, patriarcati e comunità in via dissoluzione che rappresenta una densa testimonianza di un mondo che in questo momento sembra nuovamente pronto a scomparire, assediato da rivoluzioni che non si sa dove porteranno, ma che è certo non lasceranno nulla uguale a prima.
 
E allora il bello di quel che scrive Dalrymple, a parte la prosa leggera e piacevole che non è poco, è forse proprio questo: la testimonianze recente di qualcosa che non solo rischia di non essere più lo stesso, ma rischia letteralmente di rimanere confinato tra le pagine dei libri di storia. Così Dalla montagna sacra diventa una testimonianza del passato, anche se è stato scritto solo 20 anni fa. Ma quanto sono veloci vent'anni in Medio Oriente.
 
Dalrymple aiuta ad addentrarsi nel ricco, strano, lontano mondo dei Cristiani d'Oriente. Con tutti quei nomi di chiese, riti, liturgie che si dimenticano e confondono il minuto dopo che qualcuno te le ha spiegate per l'ennesima volta. Chiese che riconoscono solo i primi due concili, come gli assiri; o i primi tre, come le chiese orientali antiche. E poi i tanti riti: alessandrino, antiocheo, siriaco occidentale, armeno, caldeo, bizantino. Le indicibili differenze tra maroniti, malabriti, melchiti, georgiani, armeni. Un caleidoscopio che Dalrymple attraversa cercando di capire, incontrare, vedere, parlare, conservare. Perché se era vero che nel 1994 i cristiani d'Oriente si trovavano sotto pressione, lo è ancor più oggi che parte di quel mondo è in fermento e si sta dissolvendo. E queste isole bizantine fuori dal tempo rischiano di diventare solo capitoli di un libro di storia.
 
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