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Quarant'anni di incontri e viaggi del reporter polacco per raccontare il fascino di un intero continente

Parole in viaggio. L'Africa e gli africani secondo Kapuscinski

di 
Tino Mantarro
15 Ottobre 2014
Leggendo un reportage di viaggio si cercano tante cose: avventura, passione, divertimento, empatia e verità. Non vuoi sapere vita, morte e miracoli di chi sta al potere, quelli si trovano sui libri di storia. Si cerca un racconto di prima mano di mondi lontani e diversi, zone periferiche che magari mai visiterai, ma che stuzzicano la fantasia e la voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, prima o poi non è detto che uno non decida di partire con un libro sotto braccio. Per questo abbiamo selezionato dieci reportage per dieci settimane. Dieci scoperte del mondo partendo dalle pagine di un libro letto a casa o, ancora meglio, in viaggio. Ecco la nona tappa.

Da settimane ormai chiunque si mette a pubblicare online la propria lista dei 10 libri che più l'hanno influenzato. Tra una Divina Commedia e un'Iliade, un impalpabile libro di Baricco a caso e i redivivi Promessi Sposi tirati fuori direttamente dall'album dei ricordi ecco che ogni tanto fa capolino nelle liste anche Ebano, di Ryszard Kapuscinski pubblicato oramai nel 1998 da Feltrinelli (oggi si trova in economica, pag. 278, 9 €). Certo, dipende di chi sono queste liste, vero. Però diciamo che tra chi ama leggere di cose di viaggio Kapuscinski, come Terzani, non manca mai. Così a uno vien da chiedersi se sia vero o meno che Ebano sia un libro assolutamente da leggere.

Di certo non un reportage tradizionale, di quelli che raccontano un viaggio da un luogo A ad un luogo B. È piuttosto un compendio di storia lungo 40 anni. Dal 1957, quando per la prima volta Kapuscinski riesce a farsi inviare in Africa dall'agenzia di stampa polacca, fino alle metà degli anni Novanta, quando l'emozione per l'indipendenza era scivolata nella delusione per il fallimento sostanziale dei nuovi stati, schiacciati da miseria e malgoverno, odi tribali e guerra sporche, colpi di stato seriali e altre tragedie assortite. Un compendio di storia contemporanea africana che però ha il pregio di essere narrata sempre e comunque di prima mano. Leggendo i capitoli di Ebano si costruisce un puzzle di storie che va dal Ghana appena indipendente al Rwanda del genocidio, dall'Etiopia del post Menghistu alla Nigeria il giorno di un colpo di stato, da Zanzibar in rivolta all'inferno della Liberia. Ma il suo non è solo il racconto di chi ha seguito i principali avvenimenti di un continente: fosse per quello non finirebbe nelle classifiche dei libri preferiti. Non scherziamo: chi metterebbe un libro di storia tra i più importanti della sua vita?


E allora? Che cos'è che affascina tanto di questo libro? Forse il modo in cui è scritto, anche se a dirla tutta la scrittura non è mai né poetica né evocativa, e neanche musicale, ammesso che il polacco (per giunta tradotto) possa suonare come una lingua musicale. Di nuovo, e allora cosa affascina tanto di questo libro? Forse l'alchimia sta nel modo in cui Kapuscinski guarda, e vive, la realtà che sta raccontando. Quell'approccio empatico con chi la Storia la subisce sulla sua pelle, quella vicinanza assoluta e partecipe con gli africani che camminano, gli africani che aspettano, gli africani che fuggono. Questo è «un libro che allora non parla dell'Africa, ma di alcune persone che in Africa abitano e ho incontrato» scriveva nell'introduzione il giornalista polacco. Un libro dove l'Africa non è la terra dei safari e delle savane, degli elefanti e dei gorilla, ma una terra di persone con cui Kapuscinski cercava di condividere l'esistenza: disdegnando i grandi alberghi scegliendo piuttosto di vivere nei quartieri qualunque, quelli che sono sconsigliati all'uomo bianco.

E allora quel che affascina tanto in questo libro è presto detto: è un racconto onesto, informato e di prima mano. È il racconto di un uomo che ha interpretato il suo mestiere di cronista scegliendo di andare in giro non per procacciarsi magnifiche avventure, ma per cercare di capire come si sta su queste terra in un posto tanto lontano e diverso. Che poi sia anche un libro di avventure va da sé. Se almeno in parte non lo fosse non sarebbe finito così tanto facilmente anche in questa «classifica».
 
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