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L'incredibile racconto di Shin Dong-hyuk fuggito da un campo di lavoro

Parole in viaggio. Fuga dalla Corea del Nord

di 
Tino Mantarro
30 Ottobre 2014
Leggendo un reportage di viaggio si cercano tante cose: avventura, passione, divertimento, empatia e verità. Non vuoi sapere vita, morte e miracoli di chi sta al potere, quelli si trovano sui libri di storia. Si cerca un racconto di prima mano di mondi lontani e diversi, zone periferiche che magari mai visiterai, ma che stuzzicano la fantasia e la voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, prima o poi non è detto che uno non decida di partire con un libro sotto braccio. Per questo abbiamo selezionato dieci reportage per dieci settimane. Dieci scoperte del mondo partendo dalle pagine di un libro letto a casa o, ancora meglio, in viaggio. Ecco la decima tappa.

Se un reportage di viaggio è un libro che racconta qualcosa di un posto sconosciuto, allora Fuga dal campo 14 (Codice edizioni, pagine 290, 16,90 €) è un reportage di viaggio. Certo, Shin Dong-hyuk, il protagonista per metà del libro sta fermo, rinchiuso nel Campo 14, un centro di detenzione dura per oppositori politici in Corea del Nord. Però attraverso i suoi occhi si scopre qualcosa che nessuno ha mai raccontato: la vita delle decine di migliaia di detenuti rinchiusi dal regime di Pyongyang nei campi di prigionia. E raccontare qualcosa che non si conosce di un luogo che non si conosce è l'essenza di un reportage di viaggio. Un reportage cui Shin ha dato sostanza, mentre le parole sono del giornalista americano Blaine Harden.
 
Fuga dal campo 14 racconta dei detenuti nei campi di lavoro nordcoreani. Shin è uno di loro. Solo che a differenza della maggioranza degli oltre centomila prigionieri lui nel campo c'è nato: figlio di due internati che in premio hanno avuto la possibilità di sposarsi e vedersi 5 giorni l'anno. Fino ai 23 anni Shin non ha conosciuto null'altro che il campo 14, forse il più duro di tutto il Paese. Ogni giorno per 23 anni Shin non ha conosciuto che il freddo d'inverno, la fame perenne, le umiliazioni quotidiane, le botte, il tradimento, la sfiducia, i lavori forzati. In 23 anni ha imparato a non fidarsi di nessuno, neanche di sua madre. Madre che ha odiato, per averlo messo al mondo. Madre che ha tradito, perché progettava una fuga.

Ma a un certo punto della sua esistenza Shin ha sentito l'impulso di scappare e mettersi in viaggio. Lui che non ha mai conosciuto altro che i 50 chilometri quadrati del campo 14, per cui la parola America, Corea del Sud non significava nulla, ha incontrato un altro prigioniero che gli ha raccontato del mondo là fuori. Del cibo abbondante che si poteva gustare passando il confine, in Cina. È bastato venire a conoscenza di un altrove, di una terra emersa aldilà delle colonne d'Ercole (elettrificate) del campo che Shin ha sentito l'impulso per partire. La sua fuga attraverso la Corea Nord, fino al confine cinese attraversato d'inverno corrompendo un militare 17enne affamato quanto lui con un pacco di cracker e delle sigarette, rappresentano la parte di viaggio di questo reportage. Quella in cui si scopre che dentro o fuori dal campo per la gente normale in Corea del Nord la vita è quasi la stessa: piena di privazioni, povertà, umiliazioni. Cambia solo la dimensione della gabbia, ma sembrano essere tutti prigionieri uguali.

Leggendo Fuga dal campo 14 si scopre quel che si immaginava: ovvero che i campi di lavoro nordcoreani rappresentano oggi quello che per decenni sono stati i gulag sovietici o i campi di concentramento nazisti. Esistono da oltre 60 anni, da quando dopo la guerra di Corea la penisola venne divisa in due: a nord un regime rigorosamente comunista, a sud una democrazia zoppa che per anni è stata una dittatura paramilitare e oggi è una potenza economica mondi.

Peccato che come era ai tempi per i gulag la maggioranza delle persone ignora che esistano. E chi sa qualcosa della Nord Corea si ferma agli aspetti più pittoreschi della dittatura nordcoreana: la figura di Kim Jong-un Il, giovane dittatore per tradizione familiare che in queste mesi si è fatto notare più per le sue assenze che per altro. Oppure il Presidente eterno, Kim Jong-il e il figlio, Kim Il-sung, Il dittatore grasso raccontato da un altro per reportage pubblicato qualche anno fa da Isbn. Bene, Fuga dal campo 14 rappresenta un tassello in più per chi vuole scoprire qualcosa della Corea del Nord. Non sarà un libro di viaggio, ma di certo è un gran viaggio nell'assurdità e nella follia dell'essere umano.
 
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