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Gli scatti del fotografo Massimo Mastrorillo contro l'oblio del terremoto.

Paesaggi transitori?

di 
Tino Mantarro
5 Aprile 2011

Uno degli incubi più ricorrenti degli aquilani è che come spesso accade in questo Paese il temporaneo diventi definitivo. Che le case distrutte rimangano tali, che il centro storico rimanga transennato in eterno e che tra vent’anni ci sia ancora gente costretta a vivere dei vari Map e Mop, le stutture temporanee dove da due anni sono stati sistemati circa 30mila cittadini del capoluogo. Che L’Aquila diventi un altro Belice, un’altra Messina, dove cento anni dopo c’era ancora gente a vivere nelle baracche del terremoto del 1910.



Un incubo che viene ripreso dal progetto fotografico Temporary?Landscapes di Massimo Mastrorillo, che da due anni documenta l’evoluzione della situazione aquilana. “In Temporary?Landscapes il paesaggio de L’Aquila diventa lo specchio dell’emergenza e della temporaneità, della precarietà”, ha spiegato Mastrorillo. “Il punto di domanda è per me importante perché volevo sottolineare come dietro questa evoluzione si nasconda l’assenza di una seria programmazione e, al momento, di un futuro chiaro per gli aquilani”. Dall’immediato post terremoto, alla sbornia del G8, fino allo stato d’abbandono in cui la città si è cristallizzata nei mesi successivi, Mastrorillo lavora su paesaggi e still-life, enfatizzando per scelta la forzata assenza dell’uomo da un paesaggio che l’uomo dovrebbe popolare. “Pur scegliendo di non ritrarle, ho ideato e realizzato questo progetto per restituire qualcosa alle persone, in particolar modo agli abitanti de L’Aquila, e per utilizzare la fotografia come punto di partenza per creare dialogo, risvegliare interesse, partecipazione”, ha aggiunto.



Trenta scatti del progetto sono in mostra alla galleria della Fnac di Milano e gireranno in tutte le altre Fnac d’Italia. Mentre tra oggi e domani verrà realizzata un’installazione fotografica lungo il perimetro intorno alla zona rossa de L’Aquila e in alcuni dei paesi della zona. Per l’istallazione, oltre a muri e transenne oramai parte integrante del panorama aquilano, verranno riutilizzati alcuni dei tanti spazi pubblicitari murari in disuso da anni. L’intera città diventerà così uno spazio espositivo a cielo aperto, per stimolare la riflessione sulla costruzione del futuro dell’Aquila. Oltre all’installazione, la sera di mercoledì sempre all’Aquila verrà distribuito il numero unico del newspaper Come dedicato alla città, mentre presso l’ex manicomio saranno proiettati scatti di Massimo Mastrorillo e dei fotografi aquilanti che fanno parte del Collettivo Invisibile.



Per sostenere economicamente il progetto si possono acquistare le stampe delle fotografie direttamente sul blog dedicato a temporary landscapes.



Info: qui