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Per le compagnie è un rischio, per i passeggeri... un affare

Overbooking, manuale di sopravvivenza

di 
Tino Mantarro
3 Agosto 2011

Per le compagnie aeree l’overbooking è un po’ come una scommessa. Alle volte vinci, altre perdi. Per i passeggeri è mezzo un incubo, che però a ben vedere potrebbe trasformarsi in un affare.


Tecnicamente si tratta di prenotare per un volo più posti di quelli effettivamente disponibili, il che visto dal lato del passeggero pare un’assurdità vicina alla truffa. Ma vista dal lato delle compagnie è un rischio calcolato. Un rischio che si basa sulle statistiche: pare infatti che circa un quinto dei passeggeri prenotati per un volo per un motivo o per l’altro non si presenti o rinunci. Dunque se la compagnia su un volo da 200 posti vende 20 biglietti in più, ha buone probabilità di farla “franca” riuscendo a dare un posto a quei 20 passeggeri in più che volevano a ogni costo partire quel giorno. Se però va male e tutti i passeggeri si presentano iniziano i problemi. Ai ritardatari, quelli che di norma arrivano all’ultimo momento, dovrà dire che sul volo da loro prenotato non c’è posto e che dunque dovranno ritardare la partenza fino al prossimo volo utile, oppure essere instradati su altri voli, con altre compagnie. Un’eventualità che ovviamente non fa piacere a chi ha prenotato la vacanza o deve assolutamente essere a destinazione in tempo. Ma che potrebbe far felice qualcuno.



Vedetela così. In cambio di un giorno di ritardo potreste avere qualche centinaio di euro e una più giornate all inclusive (dall’albergo al pranzo) da spendere nel vostro luogo di vacanze; sempre ammesso che questo contrattempo vi capiti al ritorno, chiaro. Secondo il regolamento europeo numero 261 del 17 febbraio 2005, in caso di overbooking le compagnie hanno una serie di obblighi da rispettare. Inanzitutto devono permettere al viaggiatore di scegliere tra il ribomborso integrale del biglietto qualora il viaggio sia diventato inutile, o un volo alternativo, il prima possibile, per raggiungere la sua destinazione finale. Non solo. La compagnia aerea è tenuta a prestare assistenza gratuita: pasti e bevande in base alla durata dell’attesa; tutti i pernottamenti in albergo che fossero necessari e il relativo trasporto, oltre - così recita il regolamento europeo - a due chiamate telefoniche per avvisare a casa, o la possibilità di utilizzare fax o posta elettronica. A questo - il che farà di certo felice chi non ha esigenza di arrivare a destinazione per forza quel giorno, o può permettersi di tagliare un giorno di vacanza - si aggiunge una compensazione pecuniaria, nell’ordine di 250 euro per tutte le tratte inferiori a 1.500 chilometri; 400 euro per tutte le tratte intra Unione Europea superiori a 1.500 chilometri, o le tratte extra Unione Europea comprese tra i 1.500 chilometri e i 3mila; 600 euro per tutte le altre tratte. Questa compensazione dimuisce del 50% se si viene reimbarcati su un volo che arriva a destinazione tra le 2 e le 4 ore dopo rispetto all’orario previsto.



Insomma, quando al check-in inizieranno a chiedere se c’è qualche volontario disposto ad accollarsi l’overbooking e rinunciare alla partenza immediata, si potrebbero far due conti e alzare timidamente la mano. Pensateci.