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L'impegno dei politici per il restauro e la valorizzazione del sito archeologico

Nuova vita a Pompei?

di 
Clelia Arduini
21 Luglio 2014
L’han giurato, l’han detto a Pompei. Che il sito archeologico più conosciuto del mondo non morirà per la seconda volta. La faccia e la firma ce l’hanno messa il ministro per i beni culturali Dario Franceschini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio e il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, in occasione della visita nel territorio vesuviano di Johannes Hahn, commissario europeo per le politiche regionali. Il richiamo di quest’ultimo, dare una accelerata ai lavori del Grande progetto Pompei partito due anni fa con un mega contributo europeo di 105 milioni di euro dopo l’ennesimo sciagurato crollo che aveva fatto il giro del mondo.
 
L'IMPEGNO A RISPETTARE I TEMPI

A distanza di due anni però solo due restauri sono terminati, le Case del Criptoportico e delle Pareti rosse entrambi in fase di collaudo finale; ci sono inoltre bandi aggiudicati e gare in corso per un totale di “soli” 10 milioni. Un po’ pochini per l’ammontare del finanziamento che alla fine del 2015, se non consumato, tornerà nell’alveo europeo. Bisogna fare in fretta, dunque, e fare bene perché Pompei, come patrimonio dell’umanità suggellato dall’Unesco, non è solo dell’Italia, ma dell’Europa e del mondo intero.
 
La firma a più mani del cronoprogramma, che fissa nero su bianco tempi, modi e costi di realizzazione dei cantieri, ha quindi il sapore di un maggiore impegno italiano che, consapevole di essere in ritardo sui tempi di marcia, “promette così di fare i vecchi e i nuovi compiti”. Sono le parole del sottosegretario Delrio che vede Pompei anche “come una sfida per l’orgoglio del Sud, terra che ha dato un grande contributo di civiltà al Paese e deve continuare a darlo”.
 
VENTI MILIONI DI INTROITO
Il sito archeologico è di circa 66 ettari, 44 quelli scavati, 1500 le domus e i monumenti portati alla luce, un numero che corrisponde a due terzi dell’insediamento dopo circa 260 anni di scavi.  Alla fine di giugno sono stati registrati un milione e 166mila visitatori, nel 2013 erano due milioni e 443.325 per un introito annuale pari a oltre 20 milioni e 300 mila euro. Risorse fondamentali che la soprintendenza destina per la maggior parte a lavori di restauro e di manutenzione.

“Si tratta di un organismo urbano complesso – dice il ministro Franceschini – che deve costituire un laboratorio permanente di ricerca, restauro e studi anche dopo il 2015, un volano di formazione e conoscenza”. Proprio come la Scuola Pompeiana che su questo territorio ha operato fino a quando, durante la seconda guerra mondiale, fu distrutta da un bombardamento. Era il 1943. E oggi secondo gli intenti delle istituzioni si vuole far rinascere.
Siamo ottimisti e vogliamo credere a questi impegni forti anche del fatto che ogni 3 tre mesi il buon commissario europeo Hahn farà delle “puntatine” a Pompei per controllare lo stato dei lavori.
 
L'EFFETTO HAHN
Certo è che dopo o durante la realizzazione del Grande progetto Pompei dovremo pensare anche al territorio circostante. In questi giorni il selciato brillava e le bancarelle apparivano più ordinate, ma l’effetto Hahn è già finito come l’effetto Obama per il Colosseo. E già i cani randagi tornano nelle loro improvvisate tane, il suk rumoroso dei mercanti di paccottiglia si stringe sull’entrata, l’immondizia riprende quota e l’abusivismo edilizio di case e palazzetti trasformati come per magia in bed and breakfast continua la sua corsa.