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A Ispra Lorenzo Franzetti alimenta la cultura delle due ruote, che ha ispirato il festival Mangia Bevi e Bici

Nella Bottega del Romeo, sul Lago Maggiore, tra libri e biciclette a regola d’arte

di 
Gino Cervi
4 Settembre 2017
Ispra, Lago Maggiore, “sponda magra”. Così si diceva un tempo della riva lombarda del Verbano, ché quella “grassa”, cioè ricca, ricca soprattutto di ville, giardini, Grand Hotel per turisti stranieri, era per tradizione dall'altra parte, sponda piemontese: Arona, Meina, Stresa, Verbania. Da Angera a Luino, passando appunto per Ispra, l'economia era invece fatta di dura fatica, e a volte di espedienti: contadini, pescatori, muratori, contrabbandieri a far su e giù con la Svizzera.
 
Tra gli stuccatori che andarono a cercar fortuna all'estero – a Nizza, Costa Azzurra, altra sponda ricca, però di mare – nel 1919 ci fu il diciassettenne Binda Alfredo, da Cittiglio: partito per decorare con fregi in gesso i palazzi Belle Époque sulla Promenade des Anglais, sulle strade della Costa Azzurra si scoprì campione ciclista. Sarà stata anche magra, questa sponda, ma non di talenti: a Sangiano, tra Laveno Mombello e Leggiuno, è nato Dario Fo; a Luino, Piero Chiara, inarrivabile narratore di questi luoghi, minimi e universali; milanese di Porta Venezia, ma adottato da Porto Valtravaglia, è Nanni Svampa, storica voce della canzone popolare e d'autore che ha smesso di cantare solo pochi giorni fa.
 
 
LA BOTTEGA DEL ROMEO
A Ispra, un po' alta sul lago, c'è una piazzetta, piazza S. Martino, dove si affacciano una chiesa, un caffè e un negozio-officina in cui si costruiscono, si riparano e si vendono biciclette. È la Bottega del Romeo. La conoscono un po' tutti da queste parti, ma a dire il vero ci arrivano anche da lontano gli appassionati che vogliono una bicicletta “su misura”, fada sü a regola d'arte. La storia del Romeo nasce nel 1935, quando Binda decise di appendere la bicicletta al chiodo per lasciar vincere anche un po' gli avversari e quando Bartali cominciava a mettere il suo naso allegro davanti a tutti gli altri.
 
Ma la storia della Bottega del Romeo ce la può raccontare meglio di tutti Lorenzo Franzetti, 46 anni, un recente passato da giornalista sportivo sulle strade del ciclismo nazionale e internazionale; e adesso un presente nella Bottega del Romeo. Lorenzo, che del Romeo è il nipote, oggi manda avanti una bella tradizione fatta di storie e biciclette, ruote e parole.
 
Chi era “il Romeo”, Lorenzo?
Il Romeo era un gran pescatore di carpe, un “lustrabici” del Binda, poi un bartaliano, anche se non lo poteva dire. Uno che ha messo su famiglia in tempo di guerra ma fu costretto a chiudere la sua bottega sul lago, rilevata tra mille sacrifici, perché richiamato alle armi. Il Romeo, finita la guerra, riuscì a riaprirla, quella bottega, sempre a Ispra, quando le bici erano sogni che si trovavano solo al mercato nero. Ma viveva per il ciclismo, una moglie e tre figli. Il Romeo era mio nonno e campava in una bottega che vendeva poco, ma consolava ed era il ritrovo di molti padri di famiglia che si ammazzavano di lavoro nelle campagne o nelle cave di calce del paese. Non avevano soldi per l’osteria, si fermavano dal ciclista a parlare di Coppi e Bartali.
 
Che cos'era la bicicletta negli anni in cui ha aperto la bottega, che cosa è diventata poi e che cosa è ancora oggi?
La bici era il lusso per molti, ma era anche la speranza per chi faceva sacrifici, poiché voleva dire avere un mezzo per lavorare un po’ più in là di Ispra, o vendere frutta o altro, nei paesi vicini. Era un’occasione di riscatto economico. Era anche il cavallo moderno che permetteva di sognare e immaginare altre storie e avventure, quelle di Coppi e di Bartali, che si ascoltavano alla radio. Negli anni Sessanta, invece, divenne una cosa da poveri, finché la crisi petrolifera non cambiò le prospettive e la bici tornò in auge. Oggi è l’occasione per riprendersi uno stile di vita più a misura d’uomo: o meglio, questo è la bici, oggi, nella nostra bottega. È la rappresentazione concreta di una filosofia, quella della bottega artigianale e di un modello economico attento alle persone e al territorio. Sia la bici, sia la bottega sembrano fuori dal tempo, ma non è così.
 
Le biciclette hanno un'anima: ed è forse questo ciò che da un senso al lavoro dell'artigiano. Cosa ne pensi?
Se la bicicletta fosse solo business, il mio lavoro finirebbe nel momento in cui tu esci dalla bottega con la bici nuova: e, invece, qui è solo l’inizio. L’inizio di un rapporto con una persona, il cliente, che ha comprato una bici fatta con le mani e con il cuore. Oggi, con il web e i centri commerciali, acquistare qualsiasi cosa è una manìa compulsiva o quasi. In bottega scegli altri ritmi e scegli di dare valore all’esperienza, alla passione. La bicicletta è geniale nella sua semplicità e la semplicità è frutto del buon senso dell’artigiano, che fa di ogni bici uno strumento prima di tutto affidabile nel tempo: la bici per essere geniale deve essere eterna, o quasi. Così non si diventa ricchi, è vero, ma alla bottega si va avanti con la coscienza a posto.
 
Le biciclette fanno correre le parole. Lorenzo, adesso raccontaci la tua storia: dalla bottega alle pagine dei giornali e ritorno.
Avevo un sogno personale, anzi più d’uno: molti sogni li ho realizzati, a cominciare dal giornalismo. Un giornalismo artigiano, che mi ha portato a fare grandi esperienze al Giro, al Tour, accanto a grandi campioni, nei camper accanto ai meccanici o ai massaggiatori. Ho girato il mondo, ho conosciuto persone straordinarie, ho raccontato tragedie e imprese commoventi. Il ciclismo non è uno sport come gli altri, era ed è un’allegoria della vita. Poi questo sogno realizzato ha cominciato ad avere un prezzo troppo alto sia per la mia dignità, sia per le persone che mi stanno accanto, ovvero la mia famiglia. Ho sentito, allora, il bisogno di tornare a casa e ricominciare da dove era arrivato mio padre e da dove aveva cominciato mio nonno, con un progetto condiviso con mia moglie: far rivivere la bottega del Romeo, con le sfide del futuro ancora tutte da vincere. Del mondo del ciclismo rimpiango le emozioni, quelle vissute dentro le corse, a bordo strada, accanto ai corridori sudati e sfatti, a due metri dalle grandi imprese. Non rimpiango, invece l’ipocrisia di una parte di quell’ambiente, a cominciare dal fatto che ero rimasto tra i pochissimi a voler raccontare il ciclismo in quel modo, sulla strada, seduto in cima a un paracarro, dentro a un’ammiraglia. Ipocrisia a ogni livello, l’ipocrisia che ha messo in ginocchio il ciclismo più ancora del doping.
 
Come ci si ritrova a reinventarsi un lavoro? Quali sono le difficoltà, quali gli stimoli?
È dura far convivere le mani sporche di grasso, le ruote da centrare, le camere d’aria da sostituire con le storie da raccontare, la narrativa e il giornalismo. È una questione soprattutto di energie mentali da conservare sempre, nonostante l’Iva da pagare e un lavoro senza orari. La mia scommessa nella bottega del Romeo, tuttavia, vuol dimostrare che è possibile far convivere entrambe le cose: il luogo stesso, non è un semplice negozio con officina, ma un polo di cultura ciclistica. E la bicicletta, per noi, è fondamentalmente una questione di cultura. Cultura non solo sportiva, ma anzi, soprattutto cultura del territorio: la bici è la grande opportunità per recuperare ritmi antichi e il rapporto con ciò che ci circonda, dalle persone ai monumenti da salvaguardare. La bici dovrebbe alimentare sempre una cultura tollerante e a misura d’uomo. E ho ricominciato a vivere nel mio territorio, qui sul lago, con le attenzioni che, prima, non avevo. Attenzione alle piccole cose, importanti sempre.
 
Che cos'è la Libereria?
Tutto questo non sarebbe nemmeno cominciato senza l’impegno e il sacrificio costante di mia moglie Alessandra. Con lei, ogni scelta è condivisa e prende forma in uno spazio “inventato”, ovvero La LibEreria: parola inventata, pure quella, per unire la libertà che ti offre la bici e la libertà che ti regala una libreria. I libri e le bici, oggetti che amiamo e che vendiamo. La cultura ciclistica vive in officina, grazie anche a mio padre, ma si diffonde a Ispra e dintorni, con i tanti progetti concretizzati dall’inesauribile e paziente lavoro di mia moglie. L’idea fissa di valorizzare il territorio ci ha portato a costruire, come una bici artigianale, anche Mangia Bevi e Bici, appuntamento giunto quest’anno alla settima edizione (si svolge prossimo il 10 settembre, ndr): non è una semplice pedalata enogastronomica, ma è un invito a vivere, per un giorno, un po’ della nostra filosofia (scopri il nostro evento dedicato). La bici non è il fine, ma il mezzo, mezzo per vivere grandi emozioni e conoscere le nostre zone, in provincia di Varese, magari assaggiando piatti tipici, prodotti locali o visitando monumenti quasi sconosciuti. Il cicloturismo, con Mangia Bevi e Bici, investe su piccoli tesori dimenticati o frustrati, tra il Lago Maggiore e gli altri laghi varesini. Muove un’economia, a misura d’uomo.
 
 
A Ispra, alla Bottega del Romeo, lo avete ormai capito, si ascoltano belle storie. E si possono anche leggere: Lorenzo Franzetti ha pubblicato una raccolta di racconti, La bottega del Romeo e altri racconti (Bolis Edizioni, 2015), che l'anno scorso ha ottenuto una menzione speciale al Premio Piero Chiara. Le storie di Lorenzo mettono insieme memorie, fotografie, voci, proprio come un bravo ciclista sa mettere insieme telaio, forcella, ruote, pedali, manubrio, sella, cambio e freni. A regola d'arte.