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Nel 2014 sono aumentati sia visitatori che introiti. Successo per le domeniche gratuite

Musei statali, numeri in crescita

di 
Tino Mantarro
9 Gennaio 2015
Che i nostri musei debbano cambiare passo è indubbio. Che qualcosa si stia finalmente muovendo anche. Lo dicono i numeri del 2014 presentati dal ministro della Cultura, Dario Franceschini. Crescono i visitatori, crescono gli introiti e cresce anche il successo delle domeniche gratis (le prime di ogni mese) nei musei statali. L'iniziativa è stata introdotta lo scorso luglio e si è andata via via affermandosi: la prima domenica di dicembre gli ingressi sono stati 310mila, a luglio erano solo 190mila. Oltre il 40% in più in sei mesi. Un'iniziativa che ha spinto anche le amministrazioni di Milano e Roma a rendere gratuiti i musei comunali nella stessa giornata che diventa così sempre più il giorno della cultura in Italia.

Ma in controtendenza con il Paese è tutto il settore cultura a sembrare in crescita. Nel 2014 i visitatori dei 420 musei statali sono aumentati del 6,2%: 40.287.939, oltre 2 milioni in più dello scorso anno. E a crescere non sono solo gli ingressi gratuiti (aumentati di un milione grazie forse alle domeniche gratuite) ma anche i paganti, cresciuti di un milione e mezzo. Se i primi tre musei per ingressi sono sempre stabili (circuito del Colosseo, Pompei e Uffizi) crescono di molto realtà meno note, come il sistema museale di Arezzo (+201%) o il lapidario estense di Modena (oltre 1000%). «Per i musei italiani un anno davvero positivo» ha commentato Franceschini, sottolineando soddisfatto «il valore educativo della riforma di orari e tariffe. E il costante aumento di visitatori anche nelle domeniche gratuite, pure nei mesi di bassa stagione turistica, dimostra che al museo sono tornate anche tante famiglie italiane».

Crescono e di tanto gli introiti legati ai biglietti: 134 milioni 860mila euro, quasi 10 milioni di euro in più rispetto al 2013. Un dato confortante, che va letto tenendo comunque conto dei cambiamenti voluti dal ministro Franceschini quest'estate, quando ha abolito la gratuità per gli over 65. E l'aumento degli introiti è legato anche all'aumento del prezzo dei biglietti di ingresso registrato in questi ultimi mesi: gli Uffizi dopo 20 anni hanno portato il prezzo da 6,5 a 8 euro. Ancora poco rispetto a quanto si paga nei grandi musei europei come il Prado (14 euro), il Louvre (13 euro per le collezioni permanenti) o il Rijksmuseum di Amsterdam (15 euro). Certo, qualcuno dirà che la Tate a Londra è gratis. Ma per arrivare a quello ci sarebbe da ripensare l'intero sistema della cultura in Italia.

Un cambiamento in questo senso viene dalla decisione del Mibac di indire un concorso internazionale per scegliere i prossimi direttori dei 20 maggiori musei Statali italiani, dalla Galleria Borghese agli Uffizi, dalla Pinacoteca di Brera alle Gallerie dell'Accademia di Venezia (ma escludendo Pompei e Colosseo, affidati a Sovrintendeze autonome). Una scelta innovativa che punta a cambiare radicalmente la governance dei principali musei italiani: separando conservazione e tutela (affidata alla Sovrintendenza) dalla gestione quotidiana delle strutture. Le candidature sono aperte. Bisogna vedere chi effettivamente sarà scelto e che cosa sarà messo in condizione di fare. Ma è indubbio che finalmente qualcosa si muove. Stiamo a vedere in che direzione.