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La prima puntata del programma di Rai2 conferma i timori negativi della scorsa estate oppure no? Che ne pensi?

Monte Bianco: il reality che banalizza la montagna

di 
Piero Carlesi
10 Novembre 2015

Avevamo dato la notizia di un nuovo reality sulla montagna (dopo le isole, le fattorie ecc.) già lo scorso agosto, riportando i primi preoccupati giudizi degli esperti di alpinismo. Ma, come sempre capita, ci fu subito una minoranza più prudente che consigliava di aspettare, di vedere la prima puntata prima di sparare a priori a zero. Lunedì 9 novembre il reality Monte Bianco è partito e quindi ora se ne può parlare a ragion veduta. E tutte le perplessità manifestate a suo tempo sono state confermate. La montagna, come temevamo, non ne esce bene. Dire che è stata banalizzata è dir poco. Ridurre l'alpinismo, che è una pratica intrisa di valori, di cultura, di storia e naturalmente di competizione, ma fondamentalmente di avventura in un territorio selvaggio e spesso ostile a causa della quota, della variabilità delle condizioni meteo ecc. a una banale gara televisiva per avere audience è, fatti i debiti paragoni, un "sacrilegio". La montagna, il Monte Bianco, ma aggiungerei tutte le montagne del mondo, non meritano un simile trattamento. Senza contare che anche dal punto di vista tecnico, del linguaggio cinematografico, delle riprese, su come si dipana la gara ci sarebbe molto da dire... Anche qui il voto è altamente insufficiente!

 
Già questa estate gli esperti Cai che si occupano di tutela dell'ambiente montano avevano rilevato che un reality di questo genere in montagna “sta rasentando la follia”. Da molti eran stati definiti "talebani" dell'alpinismo. Ma alla luce di quanto abbiamo visto e di quanto, probabilmente vedremo (o forse non vedremo per scelta) in Monte Bianco avevano ragione.


 
IL PARERE DEGLI ESPERTI
Intervistato dal collega Leonardo Bizzaro della Stampa di Torino il presidente generale del Cai Umberto Martini questa estate era stato più possibilista: «Ne so poco e non vorrei intervenire senza avere ben chiaro di che cosa si tratta. Certo, la banalizzazione della montagna è un pericolo reale. E quel che abbiamo visto in televisione lo scorso anno non ci fa ben sperare. Mi riferisco allo sceneggiato sulla salita italiana del K2, che certo non si può definire un bell’esempio (ndr: la fiction della Rai sull'epica conquista da parte della spedizione guidata da Desio raccolse moltissime critiche)». In agosto dicevamo che "La preoccupazione del Cai è condivisibile: la montagna certamente può diventare uno scenario per fare spettacolo per divertire e fare share ingenerando da parte di coloro che non conoscono i suoi pericoli una certa superficialità nell'approccio con il conseguente rischio di incidenti che nessuno si augura». E allo stesso periodo risale anche il commento di Cesare Cesa Bianchi, presidente dell Guide alpine italiane, che trovate in calce.
 
IL PENSIERO DI ALESSANDRO GOGNA
Ora dopo la prima puntata i giudizi si confermano pesanti. E si sono moltiplicati (anche se su Facebook non mancano coloro che salvano il reality). Significativo, per esempio quello di Alessandro Gogna, grande alpinista italiano degli anni Settanta-Ottanta e garante dell'associazione ambientalista Mountain Wilderness. «Avremo altre quattro puntate, dove di certo se ne vedrà un po’ di più. Ma le lascio a chi piace questo spettacolo, a chi vuole sapere chi vincerà. Vi prometto che il Gogna Blog non se ne occuperà più. Monte Bianco si presenta come un innocuo gioco ma rischia di ridurre l’alpinismo a una goliardata senza motivazione, a un Amici miei senza la bravura di Ugo Tognazzi e soci e senza l’arte di Mario Monicelli. Come se la cultura fosse rappresentata dal nozionismo di Lascia o raddoppia o del Musichiere, come se la canzone davvero popolare fosse quella del Festival di Sanremo. Quando ci piaceva Carosello.Non è alpinismo, non è avventura. Non è avventura se è una gara! Chiamiamola “spietata esperienza adrenalinica. È una falsa spinta a conoscere la natura della montagna quella di aggirarsi in elicottero per filmare la fuga di uno stambecco terrorizzato».
 

SOSTENITORI E DETRATTORI
È certo vero che molti appassionati di reality promuoveranno le prodezze dei concorrenti, le gesta delle guide alpine, di Simone Moro e degli altri partecipanti. L'Italia, si sa, si divide sempre in due. Da una parte i guelfi, da un'altra i ghibellini. Noi siamo schierati convintamente da una parte senza tentennamenti o ripensamenti. Non è la vera montagna quella che passa attraverso il messaggio del reality. Non è questa l'essenza dell'alpinismo. Qui siamo al circo, siamo allo spettacolo a tutti i costi. E per di più brutto, costruito male, senza quegli accorgimenti tecnologici che avrebbero consentito agli spettatori di seguire con più partecipazione le imprese dei concorrenti (grafici delle salite, cartine, rilevamento con gps...). Un fallimento anche qui. A chi piace se lo veda pure. Noi cambieremo canale. Anche per non soffrire ancora.
 
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