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Un libro racconta la vicenda e l'architettura della sua sede

Milano riscopre il museo di Storia Naturale

di 
Renato Scialpi
23 Maggio 2014
Circondato dai Giardini Pubblici e affacciato sul centralissimo corso Venezia, sorge a Milano un edificio che cittadini e turisti hanno sempre apprezzato per i suoi contenuti, ma è molto meno noto per la sua architettura. È il museo di Storia Naturale, tra i più frequentati della città e d'Italia, celebrato per la ricchezza delle sue collezioni scientifiche nonostante i gravissimi danni subiti nei bombardamenti del periodo bellico.
 
Il grande complesso di forme eclettiche, costruito nel 1888, è stato recentemente riportato all'originale freschezza da un attento restauro; le sue facciate e l'intero apparato decorativo meritano certo un'attenzione un po' più ampia rispetto alla stringata descrizione della Guida Rossa Touring, bibbia dei beni culturali italiani: “come in molti degli edifici pubblici e utilitari di quegli anni, e sulla scia degli insegnamenti diffusi da Camilo Boito, lo stile è neoromanico, con largo uso di terrecotte ornamentali e strutture in ferro celate dentro i muri”. La grandeur retorica ottocentesca, in effetti, non è certo tra le qualità che fanno innamorare della sua architettura sia i turisti sia i puristi dell'estetica; ma 130 anni dopo la sua nascita, le decorazioni in cotto e i pinnacoli di ispirazione quattrocentesca, gli archi a tutto sesto delle finestrature, le ricche decorazioni dei marcapiano orizzontali finiscono per guadagnarsi una dignità che supera le intenzioni celebrative del progettista, l'architetto Giovanni Ceruti, a suo tempo famoso per avere firmato la facciata neobarocca della chiesa del Sacro Monte di Varallo.
 
Il recente volume “Il palazzo del Museo di Storia Naturale” a cura di Paola Livi giunge a colmare molte lacune sulla vicenda progettuale e costruttiva dell'edificio milanese attraverso più di un centinaio di illustrazioni e testi della storica della scienza Laura Canadelli, degli architetti specializzati in restauro Carlo Catacchio e Michela Grisoni e del ricercatore in storia e critica dei beni culturali Alessandro Martini. Partecipa alla presentazione del libro, giovedì 29 maggio alle 18 nell'Aula magna del museo stesso (in corso Venezia 55 a Milano) il museografo Gian Luca Basso Peressut, docente di progettazione architettonica e museografia al Politecnico di Milano.

L'occasione per scoprire come la struttura milanese, grazie al fatto di essere stato inaugurata nel 1892, costituisca una sorta di punto d'arrivo per la famiglia di edifici museali dedicati alle scienze naturali sorti a fine Ottocento in tutta Europa: a Vienna (1891), Leida (1881), Berlino (1888), Londra (1881). Un vero e proprio boom della museologia scientifica che nella Milano postunitaria trovò sbocco nell'ambizioso progetto di erigere, per la prima volta in Italia, un palazzo appositamente ideato per ospitare le collezioni cresciute intorno a un primo nucleo di raccolte di Giorgio Jan e Carlo De Cristoforis, cedute alla municipalità nel 1838. Fondamentale, in questo senso, il contributo dell'abate Antonio Stoppani, geologo e direttore delle raccolte dal 1882, nell'indirizzare la pubblica amministrazione di allora verso la realizzazione di un edificio in grado di soddisfare al meglio le esigenze espositive e di conservazione delle collezioni.
 
Info: “Il palazzo del Museo di Storia naturale. Un'architettura della Milano Belle Époque”, a cura di Paola Livi, pag. 128, Silvana Editoriale, 18 euro; www.silvanaeditoriale.it.