Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Notizie di viaggio
  • >
  • Metà delle strutture ricettive in Italia non sono legali. Che fare?

Il turismo ombra tra illegalità e buco legislativo. Un'inchiesta di Federalberghi riporta alla luce l'annoso problema

Metà delle strutture ricettive in Italia non sono legali. Che fare?

di 
Barbara Gallucci
16 Dicembre 2014
La chiamano shadow economy, economia ombra, la nuova emergenza che inquina il mercato dell'ospitalità in Italia e nel mondo. Senza regole, senza registrazioni ufficiali e, spesso, anche senza tasse. Nell'era della tecnologia e delle prenotazioni online, anche il turismo 2.0 rischia di essere sia un'opportunità sia una truffa ai danni dello Stato: quindi a tutti, in piena regola. Un'opportunità per l'utente che ha un margine di scelta più ampio e spesso più economico dei canali tradizionali, ma anche una truffa perché molte delle nuove strutture ricettive non dichiarano di esserlo ed eludono il fisco. Una questione annosa che è emersa con vigore dopo la pubblicazione dei dati dell'Istat sul censimento delle strutture ricettive (alberghi, b&b, affittacamere, agriturismi) lo scorso 10 dicembre e una parallela indagine di Federalberghi (l'associazione degli albergatori) richiesta dal Sole 24ore effettuata su quelle presenti sul portale di ricerca TripAdvisor. Ne è venuto fuori che i servizi ricettivi ombra sono quasi il doppio di quelli censiti regolarmente.
 
CHI RESTA NELL'OMBRA?
L'indagine si è concentrata su quattro città: Roma, Milano, Firenze e Napoli. Numeri alla mano effettivamente sorge il dubbio che qualcosa che non torna c'è. Nella capitale le strutture note all'Istat sono 5.518, mentre su TripAdvisor ne compaiono 9.740. A Firenze la situazione è ancora peggiore con 871 “ufficiali” e 3.252 su internet. Federalbeghi parla di fenomeni di concorrenza sleale che danneggiano sia chi lavora regolarmente con minori incassi e introiti, sia il mercato del lavoro che si vede così sottrarre migliaia di posti nuovi. Un problema peraltro sempre più diffuso nel mondo. La questione in Italia è anche più grave perché manca realmente una normativa specifica tributaria soprattutto nei casi che coinvolgono case private e brevi periodi di soggiorno. Il più diffuso portale in tal senso, Air B&B, lascia l'onere di dichiarare al fisco le entrate a chi mette a disposizione la propria casa, ma l'apertura di una partita Iva per chi affitta meno di 270 giorni l'anno non è obbligatoria. La denuncia di redditi diversi sta quindi nelle mani di questi piccolissimi imprenditori che, spesso saltuariamente o durante periodi di vacanza, mettono a disposizione per qualche giorno una stanza o l'intero appartamento.
 
INTERVENTO NECESSARIO
Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca insiste sulla necessità di regolarizzare e contrastare ovunque sia possibile la shadow economy. Si appella al Parlamento che già la scorsa estate aveva messo all'ordine del giorno la necessità di regolamentare un mercato in grande ascesa, ma a forte rischio di evasione ed elusione fiscale. E, in effetti, sarebbe più giusto e corretto per tutti. Sia per i turisti in cerca di soluzioni spesso meno costose e più accoglienti delle tradizionali, sia per chi ne ricava profitto e vuole mettersi in regola senza rischiare i controlli che si fanno sempre più frequenti. Può una legge impedire l'abusivismo? Difficile a dirsi, certo è che un vuoto c'è e lascia adito a troppi dubbi, anche a chi vorrebbe arrotondare lo stipendio aprendo le porte di casa propria, ma legalmente e uscendo dall'ombra.