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A Palazzo Reale la retrospettiva con oltre 220 opere dell'artista bielorusso

Marc Chagall in mostra a Milano: abbiamo scelto 5 opere per raccontarlo

di 
Marco Lovisco
21 Novembre 2014
C'è un filo che lega le opere d'arte di Marc Chagall ad uno dei racconti più delicati del Novecento: è quella sensibilità impalpabile e a tratti infantile nascosta tra le pagine del “Piccolo Principe”, opera immortale dell'aviatore solitario Antoine de Saint-Exupéry (contemporaneo tra l'altro del maestro bielorusso). Entrambi hanno il dono innato di parlare il linguaggio degli adulti, riuscendo a farsi comprendere anche dai bambini. Entrambi sono diventati grandi “senza perdere la tenerezza”. Per questo i quadri di Chagall colpiscono al cuore e fanno commuovere. É come se custodissero la chiave per penetrare in un mondo caldo, intimo, in cui tutti abbiamo abitato, almeno una volta (ma pochi se ne ricordano).
 
La mostra “Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985” al Palazzo Reale di Milano fino all'1 febbraio 2015 ripercorre le tappe fondamentali della vita dell'artista bielorusso attraverso le sue opere più note. Dagli esordi a Vitebsk all'amore sconfinato per Bella, dalle radici ebraiche alla tragedia della persecuzione nazista e della seconda Guerra Mondiale, fino alle ultime opere, sempre più complesse e colme di immagini simboliche, dove ogni oggetto sulla tela veicola concetti da interpretare, come nella tradizione dell'iconografia russa. Le opere più importanti sono spiegate da un’audioguida che viene fornita (gratuitamente) all'ingresso e che ha il pregio di illustrare i tratti più importanti dell'opera con un linguaggio semplice e ricercato, capace di coinvolgere lo spettatore, facendolo entrare nel mondo magico (e colorato) di Marc Chagall.
 
Sono oltre 220 le opere in mostra a Palazzo Reale, noi ne abbiamo scelte 5 (+1), capaci di rapire lo spettatore, raccontando con un linguaggio immediato e potente la storia di Marc Chagall. (In gallery le foto e la descrizione completa delle opere)
 
Sopra Vitebsk, 1914
In quest'opera riconosciamo una delle figure ricorrenti nell'arte di Chagall: l'ebreo errante, rappresentato con il bastone e il sacco in cui ha raccolto ciò che possiede. L'uomo sta fuggendo da Vitebsk, paese natale dell'artista. Come in gran parte della produzione artistica di Chagall, l'uso di un linguaggio onirico e fiabesco racconta un dramma reale: quello della persecuzione degli ebrei nella Russia dello zar, circostanza che ha condizionato la giovinezza dell’artista bielorusso.
 
Compleanno
, 1915
È una delle opere più note di Chagall e racconta una storia, un'istantanea di vita quotidiana resa immortale dal talento dell'artista. Il racconto è di Bella Rosenfeld, amore infinito e moglie di Chagall, che ne scrive in un suo diario. É il giorno del compleanno di Marc, fuori la città e deserta e silenziosa e un cielo grigio freddo ricopre i tetti di Vitebsk. Lei sta sistemando i fiori nella stanza per festeggiare quel giorno speciale. Marc la vede, le si avvicina e in quell'attimo di tenerezza le sussurra, indicandole la finestra: “Fuori il cielo ci chiama”. Poi la bacia. A parte la romantica storia legata alla genesi del dipinto, sono tre i particolari dell'opera che colpiscono. Uno: l'uso sapiente dei colori. Il rosso del pavimento, il nero del vestito di Belle e il verde della giacca di Marc conferiscono all'opera un equilibrio potente e dinamico di immediato impatto visivo. Due: la cura dei particolari, evidente nell'intricata trama dei ricami alle spalle del letto e nel dettaglio dei fiori che Bella stringe tra le mani. Tre: la finestra. È un tema ricorrente nelle opere del primo Chagall. Finestre aperte che allargano lo spazio segnando un confine tra la dolce intimità domestica e il mistero del mondo esterno.
 
La passeggiata, 1917-1918
Altra opera celeberrima di Chagall che è possibile ammirare nella mostra di Palazzo Reale a Milano. È uno dei dipinti più romantici del Novecento, capace di dare corpo e forma all'amore, sentimento difficile da descrivere senza ricorrere in stereotipati cliché. Chagall lo racconta con una sconvolgente semplicità. La coppia è rappresentata al termine di un picnic. A terra una tovaglia e una bottiglia di vino mezza vuota (o mezza piena) e al centro della scena c'è l'artista, ben piantato a terra che tiene per mano Bella mentre volteggia felice nell'aria, eterea e leggera. È un periodo felice nella vita di Chagall, si ritrae infatti con un largo sorriso sul volto e un docile uccellino in mano, segno dell'armonia che lega lui e la sua amata alla natura e al mondo che li circonda.
 
La caduta dell'angelo, 1923 – 1933 – 1947

È un quadro che racconta molto della vita di Marc Chagall, fu infatti realizzato in tre periodi diversi e, immaginiamo, con stati d’animo mutati. La prima fase è del 1923, periodo in cui Marc Chagall lascia la patria  e gli incarichi istituzionali, deluso dalla piega che ha preso al rivoluzione russa, e si trasferisce a Parigi con Bella. Riprende il dipinto nel 1933, fase che coincide con l’ascesa del nazismo e le minacce sempre più concrete alla popolazione ebraica. Termina l’opera nel 1947 quando Bella è ormai deceduta da tre anni a causa di un infezione virale, lasciando nell’artista un vuoto incolmabile. L’opera è di una potenza straziante ed è uno degli esempi di quell’arte fatta di simboli e allegorie, che contraddistingue la maturità artistica di Chagall. Tutte le figure nell’opera assumono un significato preciso: dall’ebreo che fugge per proteggere la Torah, all’asino che urla impotente, fino al pendolo che precipita come sono precipitati gli eventi e il tempo nella sua esistenza e in quella dell’umanità intera.
 
La notte verde, 1952

Chagall non riesce a dimenticare l’amata Bella, scomparsa nel 1944, così è lei stessa a tornare per consolarlo. Nell’opera l’artista è ritratto con il volto affranto di un colore funereo (come spesso accade, Chagall comunica gli stati d’animo attraverso i colori dei volti). Di fianco Bella, ormai eterea e angelica nel suo abito bianco prova a consolarlo. Nell’opera ci sono altre figure alle quali l’artista è molto legato: l’ebreo errante, il bue e la città di Vitebsk. È un’opera che parla di un passato che non c’è più e che nel ricordo dell’artista assume ormai una parvenza onirica, irreale.
 
 
In realtà il viaggio attraverso al vita e le opere di Chagall, esposte al Palazzo Reale di Milano termina qui, ma abbiamo deciso di aggiungere un’altra opera, per chiudere con un lieto fine.
 
Coppia sopra Saint Paul, 1968

Dopo le tinte cupe delle ultime opere, Chagall sembra tornare ad una serenità meno energica ma più consapevole. Segnali evidenti di una pace ritrovata sono i fiori sulla sinistra luminosi e forti, la figura dell’artista abbracciato dalla sua nuova moglie, Valentina Brodsky (che lui chiamava “Vava”), con l’amato bovino che sembra vegliare bonario su questo nuovo amore. Un particolare interessante: i piedi di Valentina sono ben piantati a terra, come se la donna fosse diventata un punto di riferimento solido e stabile per l’artista, riuscendo a donargli quella sicurezza e serenità che sembrava perduta per sempre.