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Il futuro tra rivoluzione digitale, crisi dell'editoria e principio di autorità

Ma le guide turistiche servono ancora?

di 
Tino Mantarro
9 Maggio 2014

Alle volte i numeri sono più eloquenti di ogni altra parola. Tra il 2001 e il 2012 in Italia il numero di guide turistiche pubblicate è passato da 11 milioni a 4,5, un calo che è più un crollo che se in parte si giustifica con il contesto socio economico di questi anni, in parte ha una causa lampante: la rivoluzione digitale e tutto quel che ne consegue. Che cosa il futuro riservi alle guide turistiche, come si produrranno i contenuti e dove verranno veicolati sono domande cui si è provato a rispondere questa mattina a Palazzo Giureconsulti nell'ambito del nuovo incontro di Destinazione Milano 2015, il ciclo di conferenze organizzato dal Centro Studi del Tci in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano. A parlarne Adriano Agnati, consigliere di Touring editore, Giovanni Arata, community media manager dell'Apt Emilia-Romagna; Joseph Fratangelo di Tripadvisor e Marco Malacrida, Ceo di Res-Str Global, introdotti e moderati da Claudio Visentin, docente di discipline turistiche all'Università della Svizzera Italiana.

 

«Che ci sia una rivoluzione in corso in questo settore è sotto gli occhi di tutti» ha esordito Visentin. «Una rivoluzione paragonabile a quella che a fine Ottocento diede vita al turismo come l'abbiamo sempre conosciuto». Un turismo che aveva proprio nelle guide un motore che orientava le scelte dei viaggiatori, stabiliva le gerarchie di quel che andava visto e forniva le notizie pratiche per intraprende il proprio viaggio. Oggi quel ruolo di cui un tempo le guide erano uniche depositarie è suddiviso tra una molteplicità di attori rintracciabili in rete, il che genera una rivoluzione non solo a livello di mezzi. «E di questo devono preoccuparsi soprattutto gli stampatori» sottolinea Agnati. «Quella di oggi è una nuova modalità di comunicare quello che le guide turistiche hanno sempre comunicato: informazioni pratiche puntuali e aggiornate. Sotto questo punti di vista l'editore di guide deve solo ripensare gli strumenti, ma poi continua a fare il suo lavoro. Anzi, può farlo meglio, sgravato dal peso di dover aggiornare una mole di date immensa che finiva sempre per non nascondere qualche errore perché tra tempo di redazione e uscita passano mesi» aggiunge Agnati. «Può farlo meglio perché può dedicarsi a far capire non tanto il come andare in luogo, ma il perché. Ed è questo il valore aggiunto delle guide “di carta”». Il ruolo informativo delle guide di carta allora oggi viene supplito da siti che aggregano contenuti generati dagli utenti: il più famoso dei quali è Tripadvisor. «Abbiamo 220mila locali recensiti in Italia, oltre 4,4 milioni di utenti unici mensili nel nostro Paese e 260mili» spiega Fratangelo. Numeri cui mai nessuna guida potrebbe aspirare. Numeri che da soli, secondo Fratangelo, testimoniano l'autorevolezza di Tripadvisor. «Siamo una piattaforma aperta, chiediamo ai viaggiatori cosa pensano, controlliamo che quello che viene pubblicato sia veritiero con una griglia di variabili, il resto lo fa la reputazione online di chi scrive e il consumatore, che ha imparato a destreggiarsi tra le segnalazioni».

 

Come in realtà questo controllo avvenga non è poi chiaro, visto che sono 200 persone in tutto il mondo a vigilare su una mole immensa di segnalazioni: oltre 70 al minuto. Certo, ci sono algoritmi e filtri. Ma il caso del ristorante inglese Oscar's di Brixham, gestito da tali Colette e Alfredo e inventato di sana pianta per dimostrare come le segnalazioni sul Tripadvisor sia affidabile fino a un certo punto e in controlli aggirabili con un minimo di fantasia, dimostra che la quadra non si è ancora trovata. «Certo la reputazione online è fondamentale» come ha spiegato Malacrida. Al punto che gli enti di promozione territoriale si stanno orientando sempre più a farsi promozione online «cercando canali differenti che non siano i soliti articoli dei giornalisti di viaggio invitati a conoscere la destinazione» ha spiegato Arata raccontando l'esperienza delle Apt dell'Emilia Romagna. Ma che autorevolezza abbiano questi canali alternativi oltre a quella dettata dai numeri non è ancora dato capirlo. Come non è dato capire come in questo futuro digitale si sostenterà chi di professione scrive e vende guide: visto che il presupposto su cui tutto sembra funzionare è la gratuità del servizio e lo sfruttamento inconsapevole dell'innata voglia di dire la propria degli utenti, con buona pace delle professionalità e delle conoscenze. Come andrà a finire è troppo presto per dirlo. Quel che certo è che siamo nel mezzo di una rivoluzione epocale di cui non si vede ancora la fine.
 
 

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