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Il diritto delle comunità a ritrovare i propri simboli e il dovere di tutti di tutelarli

L'Italia ferita e l'imperativo di una risposta strutturale e definitiva

di 
Fabrizio Milanesi
2 Novembre 2016
Quattro regioni, otto province coinvolte. 17.500 persone assistite nelle Marche, 3.300 persone in Umbria, 800 persone nel Lazio e oltre 500 in Abruzzo. 197 comuni colpiti sommando le scosse del 24 agosto scorso e quelle del 26 e del 30 ottobre. Quattordici le province colpite.

I polsi tremano immaginando attraverso i numeri i volti delle persone che hanno perso molto, se non tutto in una tragedia dai confini labili, perche insieme ai polsi la terra continuerà a tremare.

Prendiamo anche noi in prestito le parole del presidente della Repubblica Sandro Pertini, pronunciate dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980: “Il miglior modo di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”.

Non ci arroghiamo la competenza di immaginare soluzioni, ma coltiviamo la convinzione che sia indispensabile arrivare a definire un piano strutturale di lungo respiro (uno spunto è il progetto di Renzo Piano raccolto sulle pagine del Sole 24Ore) e continuiamo con ostinazione a raccontare la bellezza del paesaggio e le storie delle comunità che hanno il diritto di non cedere alla paura e non soccombere sotto le macerie dell’incuria.
 
A rappresentare le quasi 200 località colpite abbiamo scelto di mostrare immagini dal nostro Archivio storico di Norcia, Ussita, Visso e Camerino. Per “pensare ai vivi” e al loro diritto di riprendersi cura dei loro simboli, che sono anche nostri.
 
Norcia, Basilica di San Benedetto, costruzione originaria in età altomedievale
 
Norcia, chiesa di San Francesco, secolo XiV
 
Camerino, piazza Cavour, impianto cinquecentesco
 
Visso, chiesa di Sant'Agostino, secolo XIV
 
Visso, campanile della Collegiata di Santa Maria, secoli XII-XIII
 
Ussita, panorama