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Scopri le località protagoniste del progetto Recupera/riabita in collaborazione con il Club di Territorio Irpinia

L'Irpinia torna a vivere in una mostra fotografica

di 
Ludovica Simoncelli
21 Dicembre 2015
Fino al 10 Gennaio 2016, in mostra al Castello di Gesualdo (Av) sono esposte le fotografie del progetto "Recupera-riabita", patrocinata dal Club di Territorio Irpinia del TCI e curata da Angelo Verderosa. Gli scatti sono realizzati da importanti nomi a livello nazionale, come Antonio Bergamino e Mariano di Cecilia coadiuvati da Lucilla Nitto, Franco Cogoli, Antonello Pigniatiello e molti altri. 
 
I luoghi protagonisti della mostra sono legati fra di loro da un progetto, che coinvolge l'Irpinia e il Club di Territorio della zona, ma non solo: tutti i borghi, le abbazie, i castelli fotografati sono stati recuperati nell'ultimo decennio e sono oggi di uso pubblico, dopo essere stati fortemente danneggiati dal terremoto del 1980. Proprio questo è infatti l'obiettivo principale che lega la mostra fotografica al convegno che si è tenuto il 10 Dicembre scorso proprio a Gesualdo: rivalutare i luoghi e i beni danneggiati per rinnovarne l'esistenza e renderli utili ad ospitare di nuovo eventi e donare ospitalità ai visitatori in tanti modi diversi. 
 
IL PROGETTO "RECUPERA-RIABITA"
Per questa ragione il tema principale del convegno e della mostra fotografica è "Recupera-riabita". Il convegno stesso è stato suddiviso in due parti proprio come gli elementi che ne compongono il titolo: la prima tenuta da esperti di recupero e restauro di beni architettonici, che hanno illustrato esempi realizzati e metodologie impiegate; la seconda parte è stata invece dedicata a testimoni, sia pubblici che privati, che hanno avviato il riuso dei beni recuperati.Tantissimi interventi di rilevanza sociale, architettonica e culturale, da parte di molti esperti che hanno reso possibile la rinascita delle località danneggiate.
 
L'intento di "Recupera-riabita" è espresso chiaramente da Verderosa, curatore nella mostra e del convegno, durante il suo discorso introduttivo: "Come architetti e come abitanti abbiamo la necessità di divenire nuovi artefici per un ritorno umanizzante negli spazi del costruito; dobbiamo imparare -come architetti e come amministratori- ad attribuire maggiore importanza alla promozione e all'utilizzo sociale dell'architettura pubblica. Come architetti dobbiamo fare un sacrificio in più, dobbiamo imparare ad occuparci di innescare relazioni all'interno delle architetture che recuperiamo o realizziamo. [...] Sono certo che con l'auspicabile evoluzione da 'architettura' a 'luogo relazionale' le comunità potranno riattribuire il giusto valore al costruito e lo utilizzeranno, lo promuoveranno e lo salvaguarderanno. Architetture per le comunità e non più per i governanti. Architetture viventi e non più virtuali".

Durante il convegno, poi, è stato assegnato il premio nazionale Recupera/Riabita 2015 ad Amedeo Trezza, filosofo ed esperto in semiotica del paesaggio; Trezza si è distinto per le proprie capacità di gestione delle pratiche "recupera/riabita", attraverso un'efficace rilettura del potenziale inespresso di architetture, paesi e paesaggi del nostro Appennino meridionale.
 
I LUOGHI DELLA MOSTRA
Gli scatti ritraggono una selezione di borghi e castelli irpini recuperati e riutilizzati per fini civici che implementino il binomio turismo-cultura; ogni luogo in mostra è individuato anche con le coordinate GPS, che permetteranno un viaggio autonomo alla scoperta dei luoghi selezionati.
 
Per voi una selezione dei luoghi in mostra; maggiori informazioni sull'esposizione sulla nostra scheda evento.
 
CASTELLO DI GESUALDO
Situato al vertice di una collinetta visibile già dalla strada statale, offre un'immagine suggestiva immediata: il tipico esempio di ambiente architettonico feudale, le cui origini si fanno risalire alla metà del VII secolo, in epoca longobarda. Prima di proprietà di nobili famiglie campane e non solo, soltanto all'inizio del Novecento il castello diventa vincolato alla sovrintendenza ai Beni Artistici e Ambientali di Salerno e Avellino. E' il luogo-simbolo della mostra e del convegno, perchè oltre ad ospitare le manifestazioni è esso stesso in primis oggetto del progetto "Recupera/riabita", dopo i danneggiamenti dovuti al terremoto del 1980.
ABBAZIA DEL GOLETO
Il complesso religioso del Goleto si divide in diverse zone che comprendoo chiese, chiostri e torri. La nascita dell'edificio è da far risalire all'arrivo di Guglielmo da Vercelli nell'Irpinia: il santo, quando giunse nella zona del Goleto nel 1133, dopo aver vissuto nella fessura di un albero cominciò ad edificare un monastero femminile ed un piccolo convento maschile. L'abbazia divenne nel corso degli anni ricca e potente, anche se successivamente si assistette al degrado del complesso a causa di una serie di disastrosi eventi naturali e della soppressione degli ordini monastici. Oggi, dopo il disastro del terremoto dell'Irponia, l'Abbazia è stata restaurata completamente con l'intervento del Miistero dei Beni Culturali e della Sovrintendenza delle Belle Arti di Avellino e Salerno, e viene gestita dai Piccoli Fratelli di Gesù.
BORGO CASTELLO DI CALITRI
Per la rivista International Living questo piccolo borgo nel cuore dell'Irpinia è da considerarsi uno dei nove paesi più vivibili al mondo. 
Le origini di Calitri sarebbero accertate intorno al XIII secolo, sotto il sovrano Federico II di Svezia. In quel periodo è stato infatti costruito il Castrum, attorno al quale si sono poste le basi per la costruzione del borgo. Nel corso degli anni gli eventi sismici hanno spesso condotto a ricostruzioni e modifiche, ma il fascino della località non è mai sbiadito, anzi forse ricostruzione dopo ricostruzione non ha fatto altro che aumentare e rendere il borgo e il castello dei veri e propri mosaici di storia.
MONASTERO E CASTELLO DEL MONTE DI MONTELLA
Il Complesso Monumentale del Monte è un complesso architettonico nel comune di Montella che comprende la Chiesa di Santa Maria del Monte, l'ex Monastero francescano e i ruderi del Castello Angioino, tutto racchiuso da una cerchia di mura di epoca tardomedievale.
Il castello del Monte è chiamato così perchè si erge su di un monte che domina la cittadina di Montella; fu edificato dai Longobardi sui resti di un precedente fortilizio romano ed è menzionato per la prima volta in un documento risalente al 762 d.C. Numerosi gli interventi di restauro, non ultimo il progetto principe della mostra e del convegno; il complesso costituisce oggi un elemento di attrazione di un'area interna della Campania, aspetto fondamentale non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello economico ed occupazionale.
CASTELLO DI MONTEVERDE
Il castello sovrasta il paese omonimo e domina l'ampia vallata percorsa dal fiume Ofanto sin dall'anno 897, data che ne attesta le origini. A valle del castello si sviluppa un centro storico, dalle caratteristiche strade strette su cui affacciano portali artistici scolpiti in pietra locale, le splendide valli dell'Osento e del fiume Ofanto.
Durante il trascorrere dei secoli, l'avvicendarsi delle famiglie titolate ed il susseguirsi di eventi catastrofici naturali, il castello ha subìto numerosi cambiamenti. Oggi conserva l'impianto originario e l'aspetto tipico dell'architettura aragonese; l'ultimo restauro è stato compiuto nei primi anni del 2000.
CASTELLO DI QUAGLIETTA
Anche questo edificio sorge su una rocca, con funzione di controllo delle importanti arterie di comunicazione che si aprivano a valle. Ancora oggi il bastione risulta minaccioso e imponente, soprattutto forse per la sua torre quadrata, il "mastio" al centro della costruzione.
Il borgo di Quaglietta è oggi quasi completamente disabitato, anche a causa del terremoto del 1980, ma del castello sono comunque visibili alcuni elementi, come la torre a pianta quadrata e gran parte delle cortine murarie con finestre, feritoie e brevi tratti di coronamento, con merlatura guelfa.
CASTELLO DI BISACCIA
Il castello ha origini antichissime: probabilmente la prima pietra risale al IX secolo, ossia l'epoca in cui i longobardi invasero e conquistarono il ducato di Benevento. Le esigenze che hanno portato alla costruzione dell'edificio furono perlopiù difensive, dai Longobardi.
Il castello costituì sempre al suo interno un vero e proprio feudo, con tanto di torre e chiesa all'interno, oggi diroccata. La costruzione fu più volte danneggiata da attività sismiche, ultima delle quali quella del 1980.
La ristrutturazione lo ha reso un vero e proprio museo e il Comune sfrutta spesso la bellezza del castello per eventi culturali di vario genere.