Scopri il mondo Touring

Librerie che passione

di 
Tino Mantarro
27 Novembre 2009

Ognuno ha i suoi luoghi del cuore. Non per forza romantici scorci sul mare, con la luna che fa capolino a comando e le onde che si infrangono rumorose ma non fastidiose. E neanche maestose cattedrali al cui interno rintanarsi per meditare immersi nell’odore di cera bruciata sentendo canti gregoriani preregistrati. Per qualcuno il luogo del cuore è semplicemente una libreria. Magari quella piccola e fuorimano dove ha comprato la sua prima copia consunta dell’Aleph di Borges, o delle Poesie di Alvaro Campos di Pessoa. E magari queste stesse persone quando viaggiano hanno un vizio: andare per librerie. Un vizio che deve essere piuttosto diffuso, visto che negli Stati Uniti, (dove se no?) hanno lanciato un movimento che si chiama Bookstore tourism, il turismo delle librerie.


In che cosa consiste? Semplice, un gruppo di persone si organizzano per un fine settimana in compagnia, solo che invece che andare per musei, o per ristoranti, vanno per librerie. A capo del movimento tal Larry Portzline, professore di letteratura di Harrisburg, Pennsylvania, che nel 2003 ha battezzato il primo tour organizzato. Quaranta persone partite dalla Pennsylvania e portate in pellegrinaggio tra le librerie indipendenti del Greenwich Village, a New York. Il tour, oltre che un divertimento collettivo per acquirenti compulsivi di libri, aveva anche uno sfondo, diciamo così, politico. Portare quaranta appassionati a far compere nelle librerie indipendenti è infatti un modo concreto per sostenerle in tempi in cui gli acquisti si fanno su internet e le megacatene fanno piazza pulita dei piccoli librai.


Tempo subito il movimento si è diffuso a macchia d’olio, con gruppi nati in tutti gli Stati Uniti che andavano in giro ad invadere le librerie indipendenti. Il tutto ha preso piede e a New Orleans le tante librerie alternative del Quartiere francese si sono messe insieme addirittura organizzando un piccolo festival. Adesso i tour americani sono un po’ fermi, colpa della crisi si dice in giro. Però ciò non toglie che ognuno possa continuare a muoversi seguendo le proprie librerie del cuore, o divertendosi a scoprirne di nuove nelle città che visita. E pazienza se mai e poi mai riuscirà a leggere nella lingua del posto: vuoi mettere avere una copia del proprio libro preferito in ungherese? O in finlandese?


P.S. E la vostra libreria del cuore qual è?