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Reportage dalla città ai confini con la Polonia, un grande museo dell'Europa che fu

Leopoli, in Ucraina: una bella sorpresa

di 
Tino Mantarro
20 Ottobre 2015
Alle volte è giusto ammettere la propria ignoranza: che cosa sappiamo noi di Lviv? Poco, forse nulla. Al massimo qualche racconto fatto dalle tante badanti ucraine che popolano in silenzio le case italiane che proprio dalla zona di Lviv arrivano. A qualcuno forse il nome suonerà familiare perché ha letto qualche libro di Joseph Roth, ma c’è da giurarci che siano in pochi. Peccato, davvero peccato perché Lviv, o Leopoli come si direbbe in italiano con un nome che evoca ricordi di sussidiari di scuola media, è una città che sorprende e costringe a chiederti: ma perché non c’ero mai stato?
 
 
UN CATALOGO ARCHITETTONICO
Quando stai per partire per Leopoli non hai bene idea di cosa aspettarti. Solo per il fatto di essere una città ex sovietica pensi che sia piena di palazzoni e altre amenità di cemento oramai screpolato. Un posto simile a tante altre città un tempo magnifiche e poi sottoposte alla cura del realismo socialista che ha azzerato la fantasia e cancellato secoli di stratificazioni architettoniche. E invece. Invece Leopoli - che invero con meno di 800mila abitanti è una piccola città nel nord ovest dell’Ucraina, a un passo dal confine polacco - è un grande, grandissimo museo vivente dell’Europa che fu. La città che probabilmente meglio di tutte nell’Europa Centro-orientale ha mantenuto intatta la sua architettura e il suo fascino asburgico. Perché dove ti giri ti giri Leopoli ti sovrasta con il profilo ordinato dei suoi palazzi e ti riempie lo sguardo con le prospettive ben tracciate delle vie larghe che cingono il centro. Sembra un catalogo dettagliato di tutto quello che poteva offrire l’Europa tra fine Ottocento a gli anni Venti in termini di cultura e architettura.

Andrebbero portati qui gli studenti americani che vogliono capire com’era bello il Vecchio Continente prima che venisse sconquassato da una guerra che, in questa parte d’Europa, ha lasciato più vuoti che altrove. Sarà il selciato di porfido, saranno le facciate un poco scolorite, saranno le tante chiese di tutte le fogge e tutte le fedi che popolavano un tempo l’Impero asburgico, sarà quell’atmosfera raccolta e intellettuale che si respira nei caffè che si incontrano a ogni angolo, però Lviv stupisce per quanta ricchezza conservi. E non è solo il centro storico propriamente detto, raccolto intorno alla piazza quadrata del Rynok dominata dall'edificio del comune, a pullulare di esempi architettonici intatti. Anche quando esci dal centro e prendi un tram - questo sì sovietico uguale a tutti i tram da Brno ad Alma Aty - per andare al Lychakiv, il cimitero monumentale dove si conserva la memoria cosmopolita della città, oppure al grande parco etnografico, il Shevchenkivsky Hay, dove sono riprodotte le case tradizionali di quest’angolo di Ucraina - ti rendi conto che l’armonia architettonica di questa città continua ben oltre  il centro. Un miracolo, quasi, pensando a tutto quello che è successo in un secolo da queste parti.  
 
UN SECOLO TRAVAGLIATO
Certo, qualcuno sottolinea che della Lviv che era rimangono solo gli scheletri ben conservati dei palazzi, perché la vita al suo interno se n’è andata. E questo in parte è anche vero. Perché la storia non è certo stata avara di emozioni negli ultimi secoli con questa città e i suoi abitanti. Così un anziano di cento anni oggi potrebbe dire di aver vissuto in cinque Paesi radicalmente diversi senza mai cambiare casa. Prima l’Impero asburgico, poi la Polonia, poi la dominazione nazista seguita dal lungo periodo dell’Unione Sovietica e oggi, infine, l’Ucraina indipendente. Cambi di bandiera che molto spesso hanno portato a un grande rimescolio di abitanti. Via i polacchi, dentro gli ucraini, via gli ebrei che un tempo erano quasi la metà della popolazione, dentro i russi che da tutte le parte dell’Unione Sovietica arrivavano qua, a un passo dall’Europa.

Ancor oggi la popolazione fluttua: Lviv ospita diverse migliaia di profughi che arrivano da Est, dalle regioni del Donbass dove si combatte una guerra della quale cui qui - siamo a oltre mille chilometri, la situazione è più che tranquilla se qualcuno si facesse domande - arrivano solo gli echi assai attutiti. Ma questi cambi non hanno toccato l’estetica della città, e anzi in alcuni casi - anche se con numeri assai ridotti - alcune delle comunità che vivevano nella Lviv cosmopolita capitale della provincia asburgica della Galizia sono ancora presenti.
 

DEVOZIONE CRISTIANA
E così una domenica a caso nel centro città può capitare di assistere nel giro di poche ore a celebrazioni liturgiche di tutte le sfumature del Cristianesimo. Il complesso rito armeno si celebra a un passo dalla chiesa della trasfigurazione, mentre nella chiesa di San Bernardino i fedeli si affollano in un rito che sorprende per trasporto e devozione. Tra sbuffi di incenso e baci alle icone, è un continuo salmodiare, con i turisti curiosi tenuti a freno dalle immancabili babuske col capo velato, zelanti signore che con fare poco religioso e molto militare - succede identico nella splendida cattedrale armena - riprendono chiunque provi a scattare una foto ricordo. Come a dire che il telefonino non è il posto migliore per coltivare la propria fede. E se c’è qualcosa che colpisce entrando in chiesa, osservando la vita quotidiana di questa città che brulica di gente, è la sopravvivenza di un panorama umano tipico dell’Europa dell’Est. Come se questo fosse uno degli ultimi bastioni che resistono all’omologazione occidentale.
 
Qui non trovi le stesse boutique di marca che spuntano in ogni città europea, da Sofia a Porto; e neanche le stesse catene di fast food americane. Al massimo trova l’onnipresente Celentano, catena di ristoranti italiani fondata da un intraprendente ristoratore di Lviv - Mark Zarkhin - che ha dimostrato di aver il pallino degli affari. Qui - se per scelta o per necessità è da vedere - sopravvive tutto un altro mondo: un mondo fatto di fiori venduti per strada da anziane signore con denti d'oro; baracchini minuscoli che spacciano birra in bottiglie di plastica da un litro e immancabili semi di girasole da sgranocchiare camminando, mercati affollati di barattoli di conserve colorate, dai più consueti cetrioli a rape e barbabietole dalla sospetta fluorescenza, fino alle bottiglie di vokda distillata in casa. Per non parlare dei vestiti, così fuori moda da apparire vintage. E le capigliature, specie quelle delle matronali signore alla guida dei tram: in testa hanno una cofana di vaporosi capelli dai colori cangianti. Viene da chiedersi se siano davvero le madri delle giovani magre e dinoccolate che si incontrano in centro, nei bar e un po' ovunque, o se le abbiano importate chissà da quale remota regione della vecchia Urss.
 

 
In chiesa, per strada, ai tavolini hai sempre quell’impressione che Lviv sia un posto vivo ben più di quanto si possa immaginare. E la riprova ce l’hai facendo un salto alla Galleria Dzyga che, a detta di tutti, è il posto migliore dove andare ad annusare che aria tira in città. Fondata alla caduta dell’Urss, la Galleria Dzyga è un centro propulsore di cultura: in una vecchia torre del centro storico hanno ricavato una galleria stretta e lunga per esposizioni che cambiano ogni due settimane, uno spazio per concerti, un ristorante e un bar che funge da punto d’incontro. È stata la prima galleria indipendente della città e ha aperto la strada al fluire del libero pensiero e ancora oggi resiste come centro propulsore della vita culturale cittadina. Sembra proprio il posto giusto dove fermarsi e fare ammenda per quanto poco sappiamo di Lviv e forse di tutta l’Ucraina. Un buon posto per andare a vedere un’Europa che non è poi così lontana.
 
INFO
ARRIVARE.
Anche se in auto non è un'impresa arrivare (sono circa 1600 chilometri, poco più che arrivare in Sicilia da Milano, oltre 15 ore di guida passando per Austria, Rep Ceca e Polonia, oppure per Austria e Ungheria), l'opzione migliore resta dunque l'aereo.
La compagnia turca Turkish Airlines, membro di Star Alliance con l'invidiabile primato di essere la compagnia che serve più Paesi al mondo, ha ottimi collegamenti dall'Italia con un breve scalo a Istanbul, da qui voli diretti su Lviv il martedì, giovedì e domenica. Turkish Airlines, che per il quinto anno di fila è stata eletta la Miglior Compagnia in Europa, decolla da diversi aeroporti italiani: Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Bologna, Catania, Torino, Venezia, Napoli, Genova, Pisa e Bari.
 
L’aeroporto Aeroporto internazionale di Leopoli, dista 6 chilometri dal centro, e si può raggiungere in taxi spendendo meno di 5 euro.
 
MUOVERSI
Lviv è piuttosto piccola e si gira molto bene a piedi. Comunque come tutte le città dell'Est ha un buon servizio di tram che arriva quasi ovunque e costa poche Hryvnia. Un buon modo per una prima infarinatura della città è salire a bordo di un bus panoramico della compagnia Chudor Tour.
 
DORMIRE
L’hotel Atlas Deluxe, a ridosso del centro in Shevchenka Avenue 27 (www.atlasdeluxe.com) offre doppie ottime con colazione e wifi da 82 euro a notte.
 
MANGIARE
Visto il crollo della Hryvnia, il costo della vita a Lviv è molto basso per i nostri standard. A oggi un euro vale 24.50 Hryvnia.
 
Per assaggiare la cucina cosmopolita di questa zona dell’Ucraina, l’antica Galizia, bisogna fare un salto da Baczewski, un ristorante che ha riportato in vita una vecchia distilleria di vodka (Shevska 8; www.kumpelgroup.com/restaurants/baczewski). In centro merita una sosta l’Atlas cafè (Rynok 45) dove prendere un caffè e mangiare qualcosa in un caffé davvero d’altri tempi. Lviv è ricca di caffè dal sapore antico, quasi si fosse a Trieste o nella vecchia Vienna, qui alcuni indirizzi dove assaggiare una buona tazza di caffè, che quando si viaggia non è per nulla scontato: Ratusha (http://ratusha-cafe.virtual.ua/ua/),Tarta Café by Mrs. Greenwich (http://mrsgreenwich.com/); Coffeeshop Company in UA; Green Café; Panska Charka (http://charka.com.ua/) e Fixage Café Museum (http://fixage.virtual.ua/en/).
 
Se volete provare la vera cucina ebraica - la comunità un tempo costituiva quasi metà della popolazione della città - dovete andare al kafe Jerusalem, non distante dal cimitero, Lychakiv (Mechnykova 39). Per una mostra, una birra e un pasto veloce la Dzyga Gallery è l’indirizzo giusto (Virmenska 35; www.dzyga.com.ua). Bello anche il centrale, Hrushevsky cinema jazz (Shevchenko Avenue 28; www.cinemajazz.com.ua/) con cucina creativa e settimanalmente proiezioni di film d'epoca. La birra in Ucraina è ovviamente più diffusa del vino, fosse anche solo per ragioni climatiche, un buon posto dove assaggiare la produzione locale è Robert Doms beer house (www.robertdoms.lviv.ua/). Da provare, PartyFon (http://partyfon.lviv.ua/).
 
ALTRE INFO
Tutte le informazione per un viaggio a Lviv sul sito dell'ente del turismo cittadino, Lviv Travel