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Fotografia del capoluogo d’Abruzzo, tra recupero e nuove prospettive

L’Aquila, la ricostruzione e l'impegno per un futuro

di 
Clelia Arduini
24 Agosto 2016
Il cielo sopra L’Aquila è pieno di gru. Animali curiosi che abbassano il collo su palazzi imbavagliati e battono, scaricano, trasportano tutto il giorno infondendo energia, fervore e persino calore. Elemento raro e desiderabile in una delle città più fredde d’Italia.
 
In ogni angolo del centro storico - dal cantiere San Marco a piazza Duomo, da Palazzo Iannini a piazza Palazzo – squadre di tecnici in continuo movimento con  caschi e giubbotti arancioni  stanno trasformando il capoluogo abruzzese, colpito a morte sette anni fa da un devastante sisma, in un laboratorio dove si sperimentano  nuove tecniche di restauro, recupero, consolidamento antisismico e adeguamento energetico.
 
 
UN FUTURO SMART E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE
Sembra incredibile ma L’Aquila sta rinascendo giorno per giorno sotto il segno della smart society e della sostenibilità sociale. Dopo anni di  buio e di disorganizzazione in cui la mano del malaffare si è allungata prepotentemente sui quattrini pubblici per la ricostruzione, le formule filosofiche che di solito si usano, “dalla crisi all’opportunità, dal caos all’equilibro”, sono qui diventate realtà, specie nel settore privato.
 
Per la gestione e la risoluzione dei danni si è infatti adottato un modello lungimirante.  I proprietari degli stabili danneggiati  - 56 mila in tutto il Comune per un numero di persone assistite pari a 55.500 – si sono costituiti in consorzio e le loro singole case  insieme a quelle dei vicini sono state trasformate in “aggregati”.  Con questo status, giuridico e tecnico, è stato più facile organizzare tutte le fasi della ricostruzione. Perché l’unione fa forza e chiarezza.
 
 
RIPARARE È MEGLIO CHE SOSTITUIRE
Per salvaguardare la bellezza dei palazzi privati del centro, che raccontano una storia lunga numerosi secoli, si è data la  preferenza a tecniche meno invasive e compatibili con i criteri della conservazione, tenendo conto dei requisiti di sicurezza e durabilità; si è privilegiato ove possibile gli interventi in grado di trasformare in modo non permanente gli edifici; si è rispettato, per quanto possibile, la concezione e le tecniche originarie della struttura e le trasformazioni significative avvenute nel corso della storia del manufatto, scegliendo di riparare gli elementi strutturali danneggiati piuttosto che sostituirli.
 
 
L'ESPERIMENTO "OFFICINA L’AQUILA"
"L'Aquila è un esperimento mai avvenuto prima in Italia di gestione della ricostruzione post-sisma – racconta con entusiasmo Roberto Di Vincenzo presidente della Casa editrice Carsa e coordinatore di “Officina L'Aquila, Incontri internazionali di restauro” e riqualificazione - un modello che consente ai cittadini proprietari di abitazioni di scegliere le imprese a cui affidare i lavori. Dopo una partenza lenta, ora all'Aquila la ricostruzione sta correndo e presto restituirà un meraviglioso centro storico".
 
C’è un altro, ambizioso progetto che Officina L’Aquila vorrebbe realizzare per sostituire l’emergenza con dinamiche urbane virtuose: un Polo dell’innovazione sul recupero dove affrontare con intelligenze scientifiche e istituzionali  tutte le questioni che attengono al grande cambiamento in corso.
 
Del resto, come ricorda Norbert Lantschner, presidente ClimAbita Foundation, "Centrali sono le risposte alle sfide energetiche e climatiche, dove il settore strategico del cambiamento è l’edilizia, un nuovo modo di progettare, costruire e abitare aiuta ad accelerare la transizione".
 
 
UN RINASCIMENTO SOSTENIBILE
L’Aquila potrebbe indicare la strada giusta per vivere meglio nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Sì,  proprio quella città colpita al cuore, con la perdita di tanti giovani, piegata e dolorante tra i fumi delle macerie.
 
Se anche la ricostruzione dei palazzi e delle proprietà pubbliche aquilane seguisse l’esempio virtuoso del settore privato saremmo a una svolta, a un rinascimento dello Stato e della sua amministrazione. Ma per questo, forse, ci vorrebbe un altro terremoto. culturale, sociale, antropologico.
 
  1. LA RICOSTRUZIONE IN NUMERI
  1. 1.332 cantieri aperti 
  2. 21.266 cantieri chiusi 
  3. 11.464 persone prive di abitazione.