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50 anni fa la piena dell’Arno e la mobilitazione per salvare il tesoro di una città

L’alluvione di Firenze e gli Angeli del Fango nelle foto dell’archivio Tci

di 
Fabrizio Milanesi
3 Novembre 2016
«Fiorentini! Invito tutti alla calma e a ridurre al minimo la circolazione, mentre prego i possessori di battelli di gomma e di mezzi anfibi, anche in plastica, di farli affluire in Palazzo Vecchio, per gli immediati soccorsi sanitari, alimentari e di salvataggio» 
 
4 novembre 1966
La voce gracchiante che passava nei transistor degli abitanti di Firenze era quella del sindaco Piero Bargellini. Era il 4 novembre 1966 e la gente era a casa in un giorno di festa che celebra l’unità nazionale dopo la prima Guerra mondiale.
 
Dopo giorni di piogge intense dodici ore sono sufficienti all'Arno per scomodarsi dal suo letto, raggiungere cinque metri d'altezza e mischiarsi a fango e nafta. Un fiume marrone di 600mila metri cubi sconvolge strade case e botteghe, mettendo in pericolo i cittadini e un inestimabile patrimonio artistico custodito in chiese, musei e palazzi.
 
A darsi da fare sono ovviamente per primi i fiorentini, che conoscono bene le storiche bizze dell’Arno, sottolineate dai livelli raggiunti dall’acqua incisi sulle targe disseminate nella città. Tante, una sessantina se si inizia il conto con la prima esondazione che la storia registra nel 1177.
 
Ma quando dalla radio la notizia balza sulle televisioni la mobilitazione è generale e spontanea, fiorentini e giovani volontari che accorrono da ogni parte d’Italia e del mondo arrivano a in poche ore a Firenze..
Li chiameranno Angeli del Fango, perché con stivali di gomma e mani nude salvarono patrimoni inestimabili dando l’impulso decisivo alla ripresa di Firenze.
 
Riviviamo quei giorni attraverso le immagini del nostro Archivio Storico
(Le foto fanno parte di uno stesso servizio dell’agenzia Gieffe di Firenze).
 
Cortile interno della Biblioteca Nazionale
 
Studenti lavano i pavimenti della Biblioteca Nazionale di Firenze per pulire gli ultimi residui di fango 
 
Una sala degli Uffizi
 
Il refettorio di Santa Croce 
 
Pacchi di documenti dell’Archivio di Stato messi “in salvo” nel portico