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Un’ampia retrospettiva al museo dell’Ara Pacis percorre le tappe salienti della carriera de “L’occhio del secolo”

La vita e le foto di Henri Cartier-Bresson in 10 punti (e una mostra a Roma)

di 
Marco Lovisco
26 Settembre 2014
A 10 anni dalla scomparsa, Roma rende omaggio al maestro della fotografia Henri Cartier-Bresson e lo fa con un’ampia retrospettiva (dal 26 settembre al 6 gennaio), a cura di Clément Chéroux del Centre Pompidou, nello spettacolare spazio espositivo del museo dell’Ara Pacis. Oltre 500 opere tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, 350 stampe vintage d’epoca, 100 documenti tra cui quotidiani, ritagli di giornali, riviste, libri manoscritti, film,  dipinti e  disegni per raccontare Cartier-Bresson, “L’occhio del secolo”, il teorico del “momento decisivo”, quell’immagine fotografica che da sola riesce a riassumere un’intera storia puntando dritta al cuore dell’osservatore. Un'occasione per conoscere il grande fotografo, ricordando che i soci Touring Club usufruiscono della riduzione sul costo del biglietto.

Ma chi è Henri Cartier-Bresson?

Dal Surrealismo alla Guerra Civile spagnola, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra Fredda: con le sue istantanee in bianco e nero, Henri Cartier-Bresson è riuscito a catturare l’anima del Novecento bloccandola in pose immortali. Coerenti col suo stile, che puntava all’immediatezza dell’immagine piuttosto che a prolisse didascalie, abbiamo riassunto la sua vita e la sua arte in dieci, sintetici punti.
 

10 (S)PUNTI PER CONOSCERE HENRI CARTIER-BRESSON

1. Henri Cartier-Bresson è considerato il padre del “foto-giornalismo”. Nessuno come lui è stato capace di catturare con uno scatto il “momento decisivo”, come lo ha definito suo libro più noto “The decisive moment” (1952).
 
2. Proporzioni, dinamica ed equilibrio tra neri e bianchi: le foto di Cartier-Bresson sono basate sulla spontaneità, sulla capacità di cogliere il momento. Di rado infatti usava l’esposimetro per regolare la luce come un cuoco “non usa la bilancia per sapere quanto sale mettere nella torta per esaltare il gusto dello zucchero. È questione d’intuito”. (intervista radio del 1958)
 
3. Coerente con questa filosofia, Cartier-Bresson nei suoi ritratti non mette i soggetti in posa ma preferisce fotografarli nel quotidiano, mentre sono inseriti nel loro ambiente.
 
4. Grazie alla fedeltà alle sue macchine fotografiche Leica che considerava “un’estensione del suo stesso occhio”, Cartier-Bresson ha contribuito a rendere immortale questo marchio.
 
5. Non amava molto le didascalie, Cartier-Bresson si limitava a indicare luogo e data nelle sue foto. “Le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi - ha detto  - sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi”.
 
6. Cartier-Bresson durante la Seconda Guerra Mondiale ha combattuto nell’esercito francese. Catturato dai tedeschi  è riuscito a fuggire (al terzo tentativo) per partecipare attivamente alla Resistenza francese.
 
7. Cartier-Bresson nel 1947 ha fondato con Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert la Magnum Photos, che diventerà la più grande agenzia fotografica al mondo.
 
8. Cartier-Bresson è stato sempre attratto dalla pittura. Sua prima e ultima passione.
 
9. Cartier-Bresson è stato anche regista, tra le sue opere c’è “Le Retour”, documentario del 1946 sul ritorno dei rifugiati di guerra francesi. Ha inoltre lavorato con il regista Jean Renoir (figlio di Pierre-Auguste Renoir) come attore e per la realizzazione di film e documentari.
 
10. Un delle foto più note di Cartier-Bresson è “Hyères, Francia, 1932” (vedi sopra). Famosi anche i ritratti di Camus e Matisse.

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“Ho capito all'improvviso che la fotografia poteva fissare l'eternità in un attimo.” (Henri Cartier-Bresson)
 
 
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