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Un progetto pilota permette di visitare le strutture sfruttando un telefono

La realtà aumentata entra nei musei di Varese

di 
Tino Mantarro
13 Luglio 2017
Datemi un telefono e vi cambierò il museo. Non l’ha detto Steve Jobs, e in questo caso Archimede – che si limitava a cercare una leva per sollevare il mondo – non c’entra nulla, però la logica è la stessa. Basta un telefono infatti per visionare i contenuti di realtà aumentata che sono stati realizzati da VareseMusei per raccontare in modo diverso il contenuto di ogni istituzione che fa parte del circuito espositivo varesino.
 
Una narrazione multimediale che farà rivivere le opere attraverso filmati, animazioni e grafiche. Il tutto grazie a un bando della Regione Lombardia per la valorizzazione dei sistemi museali locali che è stato sfruttato da VareseMusei, che dal 2015 mette in rete tutti i musei civici della città. Divenendo così di fatto la prima rete museale cittadina a dotarsi di contenuti di Realtà Aumentata per promuovere collezioni e territorio.
 
I MUSEI COINVOLTI
Sei le strutture coinvolte: il Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea del Castello di Masnago, i Musei Civici di Villa Mirabello, il Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese, la Casa Museo Lodovico Pogliaghi, il Museo Castiglioni e il Centro Espositivo Monsignor Macchi. I visitatori verranno accolti da una virtuale, un personaggio intimamente legato al luogo e alla sua storia, che racconterà la sua storia e spiegherà che cosa vedere all’interno del museo e suggerirà possibili, nuovi, itinerari di scoperta attraverso la rete di VareseMusei.
 
 
Per provare l’esperienza basta avere uno smartphone o un tablet. Alll’ingresso verrà fatta scaricare una applicazione gratuita da installare sul proprio telefono e una volta selezionato il canale VareseMusei è sufficiente inquadrare il particolare (opera d’arte o dettaglio architettonico) segnalato per accedere rapidamente ai contenuti di Realtà Aumentata. Un modo nuovo per promuovere i musei e renderli sempre più contemporanei e appetibili, specie dalla giovani generazioni, affascinate dalla possibilità di interagire con l’opera e con l’ambiente.