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Appuntamento giovedì 3 marzo alle 18.30 per la rassegna Compagni di viaggio

La Chinatown milanese raccontata a fumetti al Tci

di 
Barbara Gallucci
29 Febbraio 2016
«Era partito da Qing Tian, un piccolo villaggio tra le montagne della Cina orientale e aveva raggiunto il grande mare per andare incontro al suo destino», inizia così la storia di Wu Li Shan raccontata dai disegni del nipote Matteo Demonte e dalla narrazione di Ciaj Rocchi nel bel libro a fumetti Primavere & Autunni (edito da Beccogiallo). Una storia di emigrazione iniziata nel 1931 e diretta a Milano, in particolare in un borgo appena fuori le antiche mura noto come Burg di scigulatt, ovvero degli ortolani (scigula in milanese significa cipolla). È da qui, in via Canonica 72, che prende il via l’avventura di un venditore di cravatte a due lire che emerge come imprenditore, sposa un’italiana e diventa uno dei primi esempi di integrazione in Italia.
 
 
UNA STORIA LUNGA UN SECOLO
Com’è nata l’idea di raccontare con un fumetto questa storia che da personale diventa collettiva?
Io e mio nonno ci siamo solo incrociati per pochi anni. Io sono nato nel 1973, lui è morto nel 1979 quindi il racconto della sua vita l’ho sentito da mia nonna e da altri parenti. A mia volta l’ho poi raccontato a sprazzi fino a quando, da studente di cinese, ho cominciato ad avere la curiosità di leggere documenti e lettere di mio nonno. È stata una ricerca quasi accademica, che mi ha permesso di imparare moltissimo anche della lingua cinese. Ne è emersa una storia multistrato. Da una parte racconto romanzato, dall’altra scansione temporale degli eventi nei quattro decenni che vanno dal suo arrivo a Milano nel 1931 agli anni Settanta.
 
Un momento di svolta nel processo di integrazione di Wu è il matrimonio con una donna italiana, immigrata anche lei, ma dalla campagna cremonese...
I cinesi censiti a Milano in quegli anni erano meno di cento e, fino agli anni Cinquanta, erano tutti uomini. Non stupisce più di tanto che sposassero donne italiane, forse addirittura di una classe sociale inferiore alla loro. E comunque ai tempi i cinesi erano molto benvoluti nel quartiere. Mio nonno era sempre ben vestito, nel tempo ha aperto un laboratorio sartoriale che acquistava i materiali da italiani e aveva persino operaie italiane. Un uomo d’affari, insomma, anche se poi la contabilità la teneva mia mamma.
 
Com’è cambiata la comunità oggi?
I cinesi che arrivano in Italia, oggi come allora, provengono tutti dalla stessa zona, sono tutti compaesani. Però nel frattempo la Cina è cambiata moltissimo. Mio nonno negli ultimi anni della sua vita sapeva che non sarebbe mai potuto rientrare nel Paese comunista. Scelse di avere il passaporto della Cina nazionalista di Taiwan perché, in quanto espatriato, era un cattivo esempio nel Paese dopo la rivoluzione. Adesso i migranti ottengono grandi riconoscimenti governativi per i loro successi all’estero. Anche quello fa parte del boom cinese.
 
Della Chinatown milanese e della sua evoluzione si parlerà giovedì 3 marzo dalle ore 18.30 con Matteo Demonte e Ciaj Rocchi autori del libro Primavere & Autunni edito da Beccogiallo. Nell'occasione saranno anche presentati le Passeggiate migranti in via Paolo Sarpi e dintorni che il Touring Club Italiano proporrà nelle prossime settimane.
 
 
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GIOVEDì 17 MARZO. Come e perché ci si innamora dell'India secondo Pierpaolo di Nardo autore di Maldindia, in uscita per Polaris, che dialogherà con Tino Mantarro, della redazione di Touring