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Prosegue il viaggio dei neo sposi alla scoperta dell'Italia dei piccoli comuni

#inviatidinozze alla conquista delle Alpi

di 
Tino Mantarro
8 Settembre 2014
Un po' come Annibale e i suoi elefanti, anche i nostri inviati di nozze varcano le Alpi e si cimentano in un ardito saliscendi che neanche al Giro d'Italia. Gavia, Stelvio, passo Giovo, sono i gran premi della montagna conquistati in questo primo fine settimana di peregrinazioni per l'Italia minore che poi minore non è. «Sul Gavia sabato pomeriggio non c'era quasi nessuno: sarà che era tardi, sarà perché pioveva. Ma salivamo piano, con l'acqua e le nuvole ed era davvero una bella sensazione» racconta Elisa entusiasta. E che fosse bello lo conferma anche Nicola, visto che a guidare è lui. «Elisa si gode i panorami, io mi godo anche la guida per le strada d'Italia, e anche questo è una bella parte del viaggio». E dunque come sono fin qui queste strade? «Belle, tranquille, senza problemi. Solo oggi scendendo lungo la Val Venosta, tra Glorenza e Merano, abbiamo incontrato un poco di traffico, soprattutto camper e motociclette, e sulla strada che non è larghissima ci hanno un filo rallentato».
 
RELAX AI BAGNI VECCHI DI BORMIO
Che sia il contrappasso per la domenica pomeriggio passata ai Bagni Vecchi di Bormio, nella vasche delle terme frequentate già da Plinio il Vecchio? Sia come sia se i primi giorni del Gran Giro d'Italia della nostra coppia è stato più all'insegna della cultura e della gastronomia, questi ultimi hanno avuto come protagonisti i grandi scenari alpini. Con i suoi 2758 metri d'altitudine lo Stilfser Joch come lo chiamano i tedeschi è il valico alpino più alto d'Europa. «Ed è davvero una bella emozione salire così in alto, fermarsi a leggere i cartelli che raccontano la storia delle trincee della Prima Guerra mondiale che anche qua punteggiano il territorio. E poi vedi tutti questi ciclisti che conquistano la vetta a colpi di pedale, insomma è una sorpresa continua. Mi sento un po' come quei bambini che si stupiscono ogni volta, però in una settimana abbiamo cambiato così tanti paesaggi e visto così tante cose diverse che davvero ho gli occhi pieni di immagini e sensazioni diversissime» commenta Elisa.
 
LA DISPONIBILITA' DEGLI ITALIANI
E in effetti dal cenare sulle banchine del porticciolo di Portofino a mangiare cervo e canederli a Glorenza ce ne passa. «Per ora abbiamo coperto circa 1400 chilometri e se mi chiedi che cosa mi abbia colpito di più sinceramente non te lo so dire. Tutto. Nulla è uguale all'altro. A ogni passo facciamo un'esperienza diversa che sottolinearne una più di un'altra mi viene difficile» spiega Elisa. Certo è che in una settimana per strada se ne incontrano di persone. «Ecco, forse gli incontri fatti, la disponibilità della gente è quello che mi ha colpito di più. Quando ci fermiamo a raccontare cosa stiamo facendo sono tutti prodighi di consigli, di indirizzi dove fermarci, di altri posti da visitare» racconta. Consigli che arrivano anche via Facebook, ma a volervi seguire bisognerebbe organizzare un altro viaggio di nozze.
 
UNA DANZA MACABRA A CLUSONE
E così, mentre qualcuno voleva convincerli ad abbandonare la macchina e sconfinare in Svizzera, per andare a St. Moritz con il Trenino Rosso del Bernina, i nostri invece rimangono fermi e decisi nel seguire le tappe del loro itinerario tra i piccoli Comuni italiani ricchi di bellezze da scoprire. «In questi giorni abbiamo fatto tappa sul lago d'Orta, poi a Bellagio e infine a Bormio per una sosta rigeneratrice. Ma strada facendo non ci siamo fatti mancare le deviazioni artistiche. Soprattutto a Clusone, in provincia di Bergamo, dove volevamo per forza vedere la Danza Macabra dell'Oraratorio dei Disciplini, un ciclo di affreschi del 1485 davvero bellissimo» prosegue Elisa. «E poi siamo saliti fino al lago di Resia per vedere il campanile di Curon Venosta che spunta dalle acque della diga e leggere la storai del comune allegato e due suoi abitanti costretti ad abbandonare tutto. E mi chiedevo quanti di quelli che si fermano a fotografarlo si fermino anche a riflettere sulle sofferenze che comunque simbolizza» spiega Elisa. Già, quanti?
 
A guidarli come sempre un'idea di massima di dove vogliono arrivare e poi i consigli “culinari” delle guide. «A Glorenza ci siamo fermati per vedere la cittadina trecentesca, ma anche per mangiare quello che ci han detto essere uno dei migliori stinchi d'Italia al ristorante hotel Post. Ma ahimè... era solo su prenotazione e abbiamo dovuto ripiegare su canederli e cervo con polenta». Scelta che anche Annibale avrebbe approvato.
 
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