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Secondo resoconto del Gran giro d'Italia dei neosposi inviati del Touring

#inviati di nozze. Piemonte mon amour

di 
Tino Mantarro
4 Settembre 2014
In giro per l'Italia minore in luna di miele, al terzo giorno del loro Gran Giro d'Italia i nostri sposi scoprirono quel che già sospettavano: ovvero che in questo Paese c'è un patrimonio inestimabile e non sfruttato davvero in ogni dove. «Nelle Langhe in questi giorni abbiamo incontrato solo stranieri: belgi, olandesi, tedeschi, ovunque solo loro. E poi americani a far degustazioni e ancora tedeschi in giro» racconta Elisa mentre si avvicinano al Sacro Monte di Varallo, in Val Sesia. «Davvero ti rendi conto di quante bellezze ci siano disseminate ad ogni passo e ogni curva, e quanto poco siano conosciute e valorizzate» prosegue. «Io mi fermerei in quasi tutti i paesini che incontriamo. Mi fermerei davvero ovunque. C'è sempre una chiesetta che merita una visita, un convento, un portico. Sono cose che devi andare a cercare, fuori dai percorsi maggiori, lontano dalla uscite delle autostrade, però sono affascinanti e ricchissimi» aggiunge Nicola. Siamo solo all'inizio: ma Piemonte mon amour, dunque.
 
A VARALLO PER LA VIA CRUCIS
Certo, loro sono particolarmente portati e competenti in materia (lui, restauratore di bronzi, armi e armature si è formato all'Opificio delle pietre dure di Firenze; lei, che fa Fundraising e da ufficio stampa nel settore culturale, è laureata in Conservazione dei Beni Culturali) ed allora viene naturale che si fermino ad osservare ogni tesoro artistico. Però a sentire Elisa mentre descrive capitello per capitello la Sacra di San Michele, l'abbazia benedettina all'imbocco della val di Susa tappa del terzo giorno di viaggio, si capisce che oltre alla competenza c'è della sana passione. Anche perché difficilmente qualche altro alla domanda: ma perché avete scelto di andare proprio al Sacro Monte di Varallo? «Andiamo per ammirare la via Crucis di Gaudenzio Ferrari, che volevo vedere fin da quando frequentavo la quarta superiore. Dovevo andarci in gita, ma poi saltò» risponde Elisa. Adesso ha tutto il tempo per godersela. «Anche perché fatte salve le prime due notti noi non abbiamo più prenotato nulla. Ci lasciamo guidare da quel che accade. Poi verso le sette vediamo dove siamo arrivati, guardiamo cosa consiglia la guida Alberghi e ristoranti d'Italia del Tci e chiamiamo per prenotare» racconta Nicola. «Anche se dobbiamo un poco imparare a gestire meglio i tempi del pomeriggio che finiamo sempre lunghi» aggiunge.
 
UN HOTEL CHE ERA UN CONVENTO
Così per esempio capita che a Saluzzo si fermino in un vecchio convento diventato hotel. «Un posto di una bellezza incredibile, si dormiva nelle celle dei frati e si cena nelle cantine, sotto le volte a botte, a un passo dalla cantina che conserva tutti quei tesori in bottiglia» racconta Elisa. Già, perché un risvolto da non sottovalutare dell'andare in giro in Italia per posti piccoli è l'incredibile qualità di quel che si trova a tavola. «E poi in questi posti abbiamo riscontrato fino ad ora c'è davvero un modo diverso di accogliere il cliente, una disponibilità diversa nel fermarsi, mettersi a parlare, chiacchierare tra una portata e l'altra, condividere» aggiunge Nicola. «Certo, prima del matrimonio tra una cosa e l'altra eravamo dimagriti, ma adesso...». Sarà forse per questo che la salita al castello della Manta, in provincia di Cuneo, l'hanno fatta a piedi. «Anche se facciamo tratti brevi, non più di cinquanta, sessanta chilometri, stiamo lo stesso abbastanza in macchina e una bella camminata ci stava. E poi erano quattro, cinque tornanti».
 
I BAMBINI AL MUSEO? CERTO!
«Mentre visitavamo il castello, in una sala abbiamo incontrato una coppia tedesca che avrà avuto la nostra età (meno di 40, più di 30 ndr) con una bimba di dieci mesi che gattonava tranquilla nella sala dove è conservato il ciclo di eroi ed eroine» racconta Elisa. «Ed era davvero bello, quasi strano per come siamo abituati noi in Italia vedere questa bambina che stava in un museo come fosse a casa sua, e i suoi genitori tranquilli la lasciavano camminare. Quella bambina che ora giocava in un museo di sicuro ci torna. E allora mi è venuto da pensare che forse noi in Italia non siamo abituati, ma davvero ognuno deve trovare la sua dimensione e il suo modo per vivere i luoghi artistici». Vero: sia che siano bambini di dieci mesi, che coppie in viaggio di nozze.
 
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