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Parte dal MuSe di Trento il progetto scientifico alla ricerca di specie nuove

In Mozambico sulle isole del cielo con Sky Islands

di 
Marco Lovisco
13 Novembre 2013
Se parli di un viaggio nel cuore dell'Africa la prima cosa a cui si pensa è il capolavoro di Conrad, “Cuore di Tenebra”, scritto a quasi cinquant'anni dal viaggio del dottor Livingstone alla scoperta del lago Vittoria, una miscela di passione scientifica, sprezzo del pericolo e folle curiosità. Il modo di viaggiare oggi è cambiato, la tecnologia che accompagna gli esploratori anche, ma la passione e la voglia di mettersi in gioco è rimasta la stessa perché un navigatore satellitare può anche aiutare ad orientarsi su di una mappa ma sarà sempre e solo la tenda l'unico confine tra l'esploratore e l'ignoto, nel buio infinito della foresta.
 
Il progetto scientifico Sky Islands porterà un equipe formata da studiosi e filmmaker nelle foreste vergini del Mozambico (le cosiddette "isole del cielo") e lo farà fondendo l'anima romantica degli antichi esploratori con le tecnologie ultramoderne e la filosofia social che è la base del web 2.0. La missione potrà infatti essere seguita in real time sulla rete grazie ai continui aggiornamenti via blog e social network, la rete non sarà lì solo per seguire le tappe di questo viaggio ma potrà direttamente contribuire (fino a domenica 17 novembre) all'organizzazione del progetto. Sky Islands verrà finanziato anche attraverso il crowdfunding, il finanziamento dal basso. Ognuno infatti potrà contribuire a finanziare la missione semplicemente andando sul sito e versando un contributo per diventare parte dell'iniziativa e dare il suo aiuto alla ricerca scientifica.

Sky Islands è una missione scientifica alla ricerca di specie sconosciute tra le foreste inesplorate di tre montagne del Mozambico (i monti Mecula, Injese e Mabu), che svettano fino a 1.400 metri. Il team di ricerca comprende tre scienziati: Michele Menegon e Fabio Pupin del MuSe (Museo delle scienze di Trento) e Simon Loader dell'Università di Basilea, i quali saranno affiancati da una scienziata brasiliana e uno studente mozambicano. Con gli studiosi ci sarà una troupe guidata dal regista e fotografo Samuele Pellecchia e dal film-maker Bruno Chiaravalloti che filmeranno l'intera missione per realizzare un film documentario, curato dall'agenzia Prospekt Photographers di Milano.

Abbiamo incontrato Fabio Pupin, ricercatore della sezione biodiversità tropicale del MuSe e membro della spedizione per sapere qualcosa in più di un progetto innovativo e interessante come Sky Islands, un'iniziativa unica che porterà per la prima volta in assoluto degli studiosi ad analizzare la fauna delle “isole del cielo “ del Mozambico.
 
Come nasce l'idea di Sky Islands?
Il progetto nasce da una lunga storia del Museo di Trento di scienze naturali, sia io che Michele Menegon siamo infatti ricercatori del MuSe della sezione biodiversità tropicale. Nello specifico ci occupiamo di anfibi e rettili dell'Africa orientale, zona che abbiamo già esplorato in passato, soprattutto in Sudafrica e a nord del Mozambico. Con questa missione andiamo a colmare un buco nelle nostre conoscenze, studiando zone biologicamente inesplorate, abitate da specie animali completamente diverse da quelle delle aree circostanti e potenzialmente sconosciute.

Perché questo tipo di foresta si chiama "sky island", in italiano "isola del cielo"?
Perché sono foreste che si trovano su massicci montuosi ad altitudini elevate ma, come le isole, ospitano specie completamente diverse da quelle che vivono nelle zone limitrofe. In questi luoghi è presente un tasso di endemismo tra i più alti sul pianeta, esistono cioè numerose specie che è possibile trovare solo in questi posti e non altrove. Questa, ovviamente, per un naturalista è un'opportunità unica.

Questa missione però non è come le altre esplorazioni scientifiche...
Ciò che differenzia Sky Island dalle altre ricerche è che con noi ricercatori sarà presente una troupe che documenterà il nostro viaggio, non solo da un punto di vista scientifico ma anche a livello umano, evidenziando la particolarità di un viaggio in queste zone inesplorate che, pur condotto con l'aiuto delle tecnologie più avanzate, presenta delle caratteristiche che non si discostano dalle esplorazioni classiche del continente africano.

Quelle di Livingstone, per esempio.
Guarda, se ci pensi noi raggiungeremo il Mozambico dalla Tanzania in auto, ma poi dovremo proseguire a piedi, facendoci largo nella vegetazione come avveniva in passato. Avremo a disposizione il GPS, una connessione satellitare per aggiornare i nostri blog e permettere ai nostri spettatori di seguirci, pannelli solari e macchine da ripresa ma considera che la notte nella foresta dormiremo in tenda, come si è sempre fatto nel corso dei secoli di esplorazioni. La tecnologia può aiutare ma le basi dell'esplorazione restano immutate.

Hai parlato di blog, puoi spiegare meglio questo aspetto del vostro viaggio?
Certo. Sarà possibile seguire il progetto Sky Island dal web, tramite due nostri blog. Uno ospitato da Vired Italia, l'altro dal sito di National Geographic Italia. Il blog legato a Wired sarà anche protagonista di un progetto per le scuole. Ci sono infatti tre scuole di Milano, Trento e Bergamo che seguiranno in tempo reale i nostri spostamenti, ponendoci domande, osservando le nostre foto e imparando così nuove nozioni sulla natura e gli animali.

Sky Islands è finanziata attraverso il crowdfunding, ossia ognuno ha la possibilità di andare sul vostro sito e versare un contributo per partecipare alla vostra missione...
L'obiettivo è quello di coinvolgere le persone, di farle avvicinare alla scienza permettendo a ognuno di loro di diventare nel suo piccolo finanziatore di un progetto importante. Naturalmente non è l'unica fonte di finanziamento, alcuni sponsor ci hanno dato una mano fornendoci attrezzatura ed equipaggiamento, inoltre la ricerca scientifica è stata finanziata dal MuSe e dal fondo del National Geographic.

Quindi siete pronti per partire.
Sì. Alcuni di noi sono già in Tanzania, io li raggiungerò tra poco per raggiungere insieme il Mozambico. Stiamo aspettando fine novembre, quando termineranno le elezioni nel Paese. La situazione dal punto di vista politico non è molto tranquilla e preferiamo evitare rischi.

A questo proposito, se un turista volesse raggiungere il Mozambico, che scenario troverebbe?
Purtroppo nonostante il Mozambico sia un posto bellissimo, risente ancora di una forte arretratezza dovuta all'instabilità politica. Turismo ce n'è poco, concentrato al sud, dove c'è il parco Kruger che si estende soprattutto in Sudafrica, poi ci sono delle infrastrutture turistiche al nord nelle zone costiere ma ancora c'è molto da lavorare. Per il futuro però si può essere ottimisti, il Paese è in forte crescita con un Pil che sale di otto punti ogni anno.

A parte i problemi legati alla sicurezza, quali sono le altre sfide che affronterete in questo viaggio?
I problemi più grandi saranno di tipo logistico. Ci sono due sole strade in migliaia di chilometri che renderanno difficile il viaggio in auto per raggiungere le foreste. Altri problemi saranno poi legati all'isolamento. È vero che abbiamo i pannelli solari ma saremo in mezzo al nulla per quasi otto settimane, tra l'altro il nostro viaggio coinciderà con la stagione delle piogge, essenziale da un punto di vista scientifico perchè è in questo periodo che si risveglia la fauna ma questo ovviamente comporta una serie di problemi per noi e le apparecchiature.