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Considerazioni sui nuovi dati Istat. Crescono i numeri di turisti europei, ma non al Sud

Il turismo in Italia nel 2016 registra numeri da record

di 
Centro Studi Touring Club Italiano
7 Novembre 2017
 
La recente pubblicazione dei dati Istat sul turismo in Italia nel 2016 offre alcuni spunti interessanti per interpretare l’andamento del settore nel breve periodo.

Sono stati complessivamente 117 mln gli arrivi e 403 mln le presenze, il record di sempre per il nostro Paese, in crescita rispetto al 2015 rispettivamente del 3,1% e del 2,6%. Se le presenze incoming si confermano trainanti (+3,5%), rinnovando un trend in continua crescita ormai dal 2010, per il secondo anno consecutivo si evidenziano segni di ripresa anche della componente domestica (+1,6%), dopo l’inversione di passo avvenuta nel 2015 in occasione di EXPO (+4,9% sul 2014).
 

Del resto, segnali di un nuovo “rinascimento” del nostro turismo arrivano anche dai primi dati del 2017: le stime provvisorie (gennaio-luglio) registrano un incremento di arrivi e presenze attorno al 4%. Certamente il tema della ripresa economica è centrale nello spiegare lo stato di salute del nostro turismo anche se non si può non considerare il particolare momento storico: dopo la spinta ricevuta dall’Esposizione Universale, l’Italia si è avvantaggiata notevolmente della difficile situazione del Mediterraneo. La Francia ad esempio ha visto nel 2016 un calo del 2% dei flussi internazionali sull’anno precedente, per non parlare dalla situazione drammatica che stanno vivendo Egitto (-42%) e Turchia (-28%).

Quello che non è cambiato, nonostante il quadro sopra descritto, è la distribuzione dei flussi nelle diverse aree del nostro Paese: il Sud – benché si proponga con caratteristiche simili e per certi versi sostitutive ai prodotti turistici dei Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo – non riesce ad accelerare la propria crescita, attraendo soltanto il 20% delle presenze totali, che scendono al 14% se si considerano quelle straniere, dato ormai consolidato da anni…

Qualche riflessione interessante viene anche dalla top 10 dei mercati incoming. I trend di breve periodo confermano che la crescita dei flussi stranieri in Italia ha una matrice “continentale”: sono infatti i Paesi europei a registrare le variazioni più positive. La Germania, che si conferma il primo mercato con 56,6 mln di presenze, cresce del 6,1% sul 2015, la Francia – seconda – con 13,4 mln cresce quasi del 3% e il Regno Unito, terzo con 13 mln, aumenta addirittura del 4,5%, nonostante a partire dalla metà del 2016, in concomitanza del referendum sulla Brexit, la sterlina abbia cominciato a deprezzarsi sull’euro. Crescono poi anche Paesi Bassi – in quinta posizione (+6,3%) dopo qualche anno di disaffezione nei confronti dell’Italia – e la Spagna (+9,4%).

Di tenore differente il quadro dei flussi di medio-lungo raggio: in calo i turisti cinesi (-16,8%) che passano dall’ottavo all’undicesimo posto in classifica. Dopo l’exploit dell’anno di EXPO (5,4 mln di presenze) si riassestano i flussi che comunque crescono di quasi un milione rispetto al 2014.
Andamento chiaramente negativo invece per Russia (-8,8%) e Brasile (-14%): per la prima non sembrano ancora riassorbiti gli effetti della crisi, attenuatasi solo a partire dalla fine del 2016, mentre per il secondo cominciano ad avvertirsi, anche nel turismo, gli effetti della congiuntura economica, ritornando alle performance del 2014.