Domenica la Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge di stabilità che permette allo Stato, attraverso l'ente parco nazionale dell'arcipelago di la Maddalena, di rientrare in possesso dell'isola sarda di Budelli, pagando 2,945 milioni di euro all'attuale proprietario privato, un imprenditore neozelandese. Questa decisione, in un primo tempo accolta con favore dal mondo ambientalista che ha risposto con entusiasmo alla raccolta firme via web per “Budelli bene comune”, sta scatenando alcune polemiche.
 
Alcune associazioni ambientaliste ritengono infatti sbagliata la scelta di far acquisire la piccola isola dell'arcipelago di La Maddalena allo Stato: spiegano che l'isola di Budelli, al pari di altre isole dell'arcipelago, è proprietà privata dall'Ottocento ma ciò non ha messo a repentaglio la sua incolumità grazie alle severe norme fissate per le visite e ai divieti assoluti in materia di edificazione, come quelle contenute nel decreto del 1992 dell'allora ministro dell'ambiente Carlo Ripa di Meana. Da questo punto di vista quindi, sarebbe una spesa inutile quella che si imporrebbe alla pubblica amministrazione, soprattutto alla luce dei tragici fatti legati alle alluvioni che hanno colpito la Sardegna. Secondo i critici infatti sarebbe offensivo “regalare” quasi tre milioni di euro a un privato in un momento così difficile. L'ex ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della petizione online per restituire Budelli allo Stato, ha contestato questa critica spiegando che i soldi destinati all'acquisto di Budelli “sono in capo a tabelle del ministero dell'Economia e non dell'Ambiente".
 
In questo dibattito, il Touring Club Italiano - che, ricordiamo, ha nel suo villaggio sull'isola di La Maddalena una delle sue punte di diamante e da tempo si batte per la tutela dell'arcipelago - si schiera a favore dei promotori dell'emendamento. L'associazione sottolinea l'importante valore simbolico del gesto, che dimostra un'attenzione particolare alla conservazione e alla tutela del nostro patrimonio naturale.
 
Ora non resta che attendere gli eventuali sviluppi della vicenda, tenendo conto che lo Stato ha tempo fino all'otto gennaio 2014 per far valere il suo diritto di prelazione.