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È tutto oro ciò che luccica?

Il New York Times e le sue lodi per Milano

di 
Barbara Gallucci
20 Gennaio 2011

Come ogni inizio d’anno, quotidiani e giornali di tutto il mondo fanno a gara nel stilare elenchi delle cose da non perdere in termini di viaggi, vini, film e quant’altro. Questa volta ci si è messo persino il mitico New York Times che si è preso la briga di realizzare la lista dei 41 luoghi da non perdere per il 2011. Per farlo ha coinvolto corrispondenti e firme di tutto il mondo per giustificare le proprie scelte. E anche l’Italia ha ottenuto il suo bel posto al sole.


 


Niente di nuovo, si potrebbe dire, ma in effetti la scelta della meta ha lasciato tutti a bocca aperta. Niente Roma o Venezia, ma nemmeno Cinque Terre e Chianti. Al punto numero 5 dell’elenco del quotidiano newyorchese c’è Milano. Persino i milanesi sono rimasti quantomeno perplessi. Secondo la giornalista Ingrid K. Williams, freelance che ha vissuto a lungo in Italia e che spesso collabora con il New York Times con reportage di viaggio, primo punto di forza del capoluogo lombardo è la rinnovata facciata del Duomo. Dopo anni di impalcature e pubblicità (indimenticabile quella di Madonna, intesa come popstar, che sulla facciata della cattedrale faceva, nel migliore dei casi, sorridere), finalmente è tornata a dominare la piazza. La sua maestosità colpisce chiunque (anche in senso letterale talvolta).


 


Secondo punto di forza il museo del Novecento appena inaugurato con incredibile successo. In effetti l’opera di ristrutturazione del palazzo dell’Arengario da parte di Italo Rota sta convincendo un po’ tutti. Bisogna ammettere che, a Milano, mancano spazi nuovi da talmente tanti anni che lo stupore sembra un effetto collaterale dell’astinenza. Più naif lo stupore della giornalista americana per la ristrutturazione e il riutilizzo degli ex spazi industriali cittadini. Non propriamente una novità per i milanesi più attenti che, ormai da anni, si avventurano a Lambrate per l’arte contemporanea (da non perdere le gallerie De Carlo, via Ventura 5, e di Francesca Minini, via Massimiano 25), alla Fabbrica del vapore (sede di studi privati, ma anche della galleria Viafarini), ma anche da Lia Rumma che, in un ex magazzino, ha realizzato una delle gallerie più nuove (e belle) della città (via Stilicone 19).

Ancora più discutibile il consiglio sul pernottamento. Niente da dire sulla qualità dell’Hotel Milano Scala, ma in tempi di crisi viene da chiedersi se il Nyt punta a informare turisti dotati di ottimo portafoglio che scelgono Milano solo per lo shopping (russi e giapponesi in testa), o se, nella sua lista degli imperdibili del 2011 tiene anche conto dei viaggiatori che qui arrivano per scoprire la città nei suoi aspetti culturali, come suggerito dalla stessa giornalista.


 


Le alternative ai grandi hotel di lusso ci sono. Soprattutto tra i tanti bed & breakfast che milanesi volenterosi e intraprendenti stanno aprendo un po’ in ogni zona della città. Due fra i tanti: Villa Magnolia (via Ambrogio Binda 32, tel. 02.8130200. Doppia da 80 euro) in zona Naviglio Grande, e Vietnam Mon Amour (via Pestalozza 7, tel. 02.70634614. Da 120 euro), un curioso ristorante vietnamita con camere in zona Piola. Il gusto del bello e l’attenzione ai particolari di design sono una chiave comunque, non solo nei grandi alberghi.


 


Milano val bene un viaggio quindi. In attesa che l’Expo la renda più ecologica, in attesa che i cantieri sparsi un po’ ovunque tolgano le impalcature, in attesa che gli stessi milanesi ci credano un po’ di più nel potenziale della loro città, non possiamo far altro che sperare che molti lettori del New York Times decidano di venire a vedere com’è bianco il marmo del Duomo. Devono sbrigarsi però, lo smog e Madonna son sempre in agguato.