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Il Museo del paracarro, in Trentino

di 
Piero Carlesi
22 Febbraio 2010

Vi ricordate quando sul ciglio delle strade, anziché i normali guardrail, c'erano i paracarri in pietra, poi sostituiti da quelli in alluminio o in plastica con i catarifrangenti?

Tempi lontani che fanno pensare a strade ancora spesso sterrate e strette, percorse da poche auto e da molte moto e biciclette. Erano i tempi in cui nasceva il Touring o in cui il Touring realizzava per i Comuni i primi cartelli stradali.


Bene da oltre un anno, in Trentino, esattamente nel Comune di Pergine Valsugana, in località Canezza, si trova il Museo del paracarro, nato allo scopo di raccogliere tutti i diversi esemplari di paracarri che hanno costeggiato le strade d'Italia e d'Europa. Inaugurato nell'estate del 2008, oggi vanta già 150 pezzi provenienti dalle regioni più disparate, disposti all'aperto all'interno di un parco comunale.


La peculiarità di questo museo è che ai paracarri sono stati abbinati i grandi ciclisti campioni del passato, da Ganna a Guerra, da Bartali a Coppi, da Girardengo a Coblet, a Merckx ad Anquetil, a Moser a Pantani. Non a caso l'ideatore del museo, Dario Pegoretti, è un grande campione di ciclismo, socio del Touring, con all'attivo 2000 gare e 459 vittorie. A lui i paracarri facevano compagnia durante le gare e anche per questo motivo ha avuto l'idea di conservare nel tempo un patrimonio di manufatti che altrimenti sarebbe andato definitivamente perso. Tra l'altro è stata costruita anche una copia del paracarro che sorge sul colle dil Portet d’Aspet, sui Pirenei, ove purtroppo perse la vita per una caduta, durante il Tour de France, il ciclista italiano Fabio Casartelli.


Per raggiungere il Museo del paracarro occorre portarsi a Trento e da qui imboccare la superstrada della Val Sugana; a Pergine Valsugana si esce dalla superstrada e si imbocca la strada che risale la valle del Fersina (la valle dei Mòcheni) sulla sinistra idrografica. Canezza è il primo centro abitato che s'incontra.