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Uno dei massimi esperti italiani si racconta nell'intervista esclusiva al sito mam-e.it

Il mestiere del curatore d'arte spiegato da Marco Goldin

di 
Fabrizio Milanesi
11 Novembre 2016

Raccontare l’arte è un affare complicato. Divulgarla con successo è un traguardo che raggiungono in pochi.  Marco Goldin (nel primo piano a lato) è di sicuro un curatore che è riuscito nell’impresa: narrare il bello mettendolo alla portata del grande pubblico.
 
Dal ’94 ha curato l’allestimento di ben 400 mostre, la più parte con il team di Linea d’Ombra che nel suo ventennale porta fino 17 aprile 2017 al rinnovato Museo Civico di Santa Caterina di Treviso  tre mostre dedicate alla Storia dell’impressionismo attraverso maestri come Monet, Renoir, Van Gogh e Gauguin.

Goldin si racconta in una intervista esclusiva a Mam-e.it, sito che fotografa la società con sguardo personale e interessante e con cui iniziamo una collaborazione.

“Vent’anni fa ho lanciato una sfida a me stesso. Arrivare dove non sono riusciti i più grandi. Con le mie mostre ho superato colossi come la Tate di Londra e il museo Van Gogh di Amsterdam. Vedrete: a Treviso sarà un successo travolgente”.
 
Marco Goldin, lei riesce dove altri gettano la spugna. Qual è il segreto?
 
“La qualità delle opere, sempre. Per averle, bisogna prima innamorarsene. E poi scomodarsi, viaggiare, trattare personalmente coi collezionisti e i direttori di musei. Schiodare i quadri dai muri, se occorre. Un progetto che cominciai ad accarezzare nel 1983, quando, a 24 anni, dopo un viaggio in autostop arrivai al Grand Palais di Parigi e vidi da vicino il mio primo Monet. Oggi a Treviso ne mostro diciassette”.