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Intervista ad Annie-Paule Quinsac, curatrice della mostra

Il grande ritorno di Segantini a Milano

di 
Barbara Gallucci
8 Ottobre 2014

“Se c'è un artista che è stato a lungo frainteso e poco valorizzato è proprio Segantini”, inizia così una conversazione con Annie-Paule Quinsac, la co-curatrice della mostra dedicata a Giovanni Segantini allestita al Palazzo Reale di Milano fino al 18 gennaio 2015. E, prendendosi il giusto tempo per visitarla, si capisce che al pubblico questa mostra è mancata proprio in tutto questo tempo. Una mostra ricchissima che vanta 120 opere esposte suddivise in otto sezioni tematiche.

 

MILANO, PATRIA INTELLETTUALE

“Doveva essere fatta tanti anni fa perché Segantini ha vissuto e studiato a Milano, all'Accademia di Brera”, prosegue Quinsac, “È entrato in contatto con la borghesia liberale locale che lo ha sempre sostenuto e apprezzato. Milano è stata per lui la perenne finestra sul mondo dell'arte che ha a sua volta influenzato notevolmente. Non ha mai scelto un altro centro culturale, nemmeno quando se n'è andato prima in Brianza e poi nell'Engadina svizzera”. Quinsac è tra i massimi studiosi di Giovanni Segantini nel mondo e ha curato anche l'edizione critica delle sue lettere e del carteggio con la scrittrice Neera. “In questa mostra sono riuscita a fare quasi tutto quello che volevo”, racconta con un sorriso, “facendo arrivare opere da 11 Paesi diversi. Gli unici 'buchi' sono stati sostituiti da video illustrativi. Spesso le opere di Segantini sono delicate e spostarle è troppo pericoloso”.

 

L'ENGADINA, PATRIA DELL'ANIMO

Nel 1886 Segantini si trasferisce a Maloja in Engadina, Svizzera, dove rimarrà fino alla morte avvenuta nel 1899 a soli 41 anni. È in questi luoghi che sviluppa approfonditamente il suo studio su luce e ombra, vita e morte nel suo costante simbolismo: “Ha sempre cercato di salire, andare in alto, per trovare una luce rarefatta che potesse aiutarlo a creare le sue scene da ritrarre open air, mentre poi al chiuso, nel buio della notte disegnava e, proprio attraverso il disegno, successivo quindi al dipinto, studiava...”, prosegue la curatrice. “E poi in Engadina si ritrovava l'aristocrazia, che lo sosteneva e comprava le sue opere. E dire che, nonostante fosse ricco, non pagava né affitto né tasse perché non gli veniva riconosciuta la cittadinanza”. Personaggio complesso quello di Segantini, la cui infanzia difficile ha condizionato non poco le sue successive scelte di vita e lo stile creativo. Oggi finalmente, con la grande mostra milanese, tutti gli appassionati potranno conoscere la sua storia con un unico consiglio: non abbiate fretta e godetevi il viaggio.

 

Info: www.mostrasegantini.it