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Il ritorno a Morgantina (En) dopo quasi quarant'anni

Il Getty Museum restituisce all'Italia la Testa di Ade trafugata in Sicilia

di 
Stefano Brambilla
29 Gennaio 2016

Un altro tesoro italiano ritorna a casa. È notizia di questi giorni che il Getty Museum ha formalizzato la restituzione di un capolavoro trafugato in Sicilia: si tratta di una testa del dio Ade, rinvenuta a Morgantina, in provincia di Enna, e portata illegalmente negli Stati Uniti nel 1985. 



LA TESTA DEL DIO ADE
Qualche parola su questo importante reperto. La testa è risalente al 400-300 avanti Cristo e raffigura un dio, probabilmente Ade, signore degli Inferi. Ha una ricca barba e una testa coperta da riccioli, riccioli che sono stati creati separatamente e poi aggiunti alla testa stessa. E' realizzata in terracotta, un materiale frequentemente utilizzato nelle colonie della Magna Grecia come Morgantina, il sito in provincia di Enna da cui proviene.

A parte la bellezza della testa stessa (27x20x18 cm circa), a renderla unica è il particolare del colore: sui capelli rimangono tracce di pigmento rosso e sulla barba tracce di pigmento blu (da qui il simpatico nome di Barbablu con cui talvolta è indicata la statua). Che le statue greche fossero riccamente colorate è cosa nota; ma è molto raro che il colore si trovi ancora sui reperti conservati fino a oggi. Peraltro, anche gli occhi, a forma di mandorla, erano probabilmente decorati con ciglia di metallo



Fino a qualche tempo fa, si pensava che questa testa raffigurasse Zeus, signore degli dei, a cui nei poemi omerici viene spesso attribuito l'epiteto di "blu-barbato", ma oggi si pensa che rappresenti Ade, per lo più a causa del luogo di ritrovamento. I santuari presenti a Morgantina, infatti, erano incentrati sulla venerazione di Demetra e di sua figlia Persefone; e proprio il rapimento di Persefone da parte di Ade era considerato dagli antichi la causa del cambiamento delle stagioni (il passaggio dall'estate all'inverno). Alcune fonti dicono che il fatto mitico fosse avvenuto al lago di Pergusa, che non è affatto lontano dal sito di Morgantina. 

LA VICENDA DEL REPERTO
Trafugato attorno al Santuario extraurbano di San Francesco Bisconti alla fine degli anni Settanta (lo stesso da cui proviene la famosa Venere di Morgantina), il reperto venne esportato illecitamente e venduto nel 1985 al Getty Museum di Malibu, in California, dal collezionista di New York Maurice Tempelsman per la cifra di 500mila dollari. 

Ma c'è voluto il lavoro degli archeologi per essere sicuri della provenienza dell'opera. "Dobbiamo soprattutto all’impegno e alla competenza degli archeologi italiani - ha precisato il Console Generale d’Italia a Los Angeles Antonio Verde - se da un ricciolo di ceramica blu ritrovato tra i resti degli scavi di frodo a San Francesco Bisconti si è potuta accertare la provenienza della testa dello stesso caratteristico colore custodita al Getty".  



L'opera è stata restituita dal museo alla presenza appunto del Console Generale, Antonio Verde, e delle autorità giudiziarie e di polizia italiane. E tornerà in Italia già dal 29 gennaio.
 
IL SITO DI MORGANTINA E IL MUSEO DI AIDONE
Il piccolo e importantissimo museo di Aidone è una perla del nostro Paese, così come il sito archeologico di Morgantina, poco distante. Nel museo infatti sono conservati alcuni preziosi reperti rinvenuti nelle vicinanze e riportati in Sicilia dopo che erano stati venduti illegalmente all'estero: nel dicembre del 2009 sono rientrati dall'università della Virginia due acroliti (due teste, tre mani e tre piedi in marmo) di epoca greca appartenenti verosimilmente alle dee Demetra e Kore; nel dicembre del 2010 è stata la volta del rientro dal Metropolitan Museum di New York di straordinari argenti per usi rituali e da tavola, appartenuti a Eupolemo; nella primavera del 2011 è rientrata la cosiddetta Dea di Morgantina, chiamata anche Venere.

Molto probabilmente anche la testa di Ade verrà esposta a fianco di questi capolavori, che chiunque passi dalla parte centrale della Sicilia dovrebbe ammirare (Aidone e Morgantina sono vicini al più famoso sito di Piazza Armerina, dove la Villa Romana del Casale conserva alcuni dei più famosi mosaici romani al mondo). 



E naturalmente si riaprirà l'annosa polemica. E' giusto che reperti così importanti siano posti in un piccolo museo di provincia? Per farli apprezzare da più persone possibile, non sarebbe opportuno esporli nel museo di una grande città? Anche il museo di Reggio Calabria, che ospita i celebri Bronzi di Riace, subisce da anni la stessa discussione. Ma che cosa sarebbe Reggio senza i suoi bronzi? Difficile dare una risposta: voi che cosa ne pensate?