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Il futuro dei musei

di 
Luca Bonora
11 Gennaio 2011

Viaggiare meno non significa necessariamente vedere meno. In tempi di crisi, il turismo di prossimità sta vivendo una stagione d'oro, e sempre più persone dedicano il loro tempo a visitare luoghi, monumenti e musei nella loro città o negli immediati dintorni. Il neonato Museo del Novecento di Milano, ospitato presso i nuovi spazi dell'Arengario in piazza Duomo, dal 7 dicembre, data dell'inaugurazione, al 29 dicembre, ha visto 150.000 visitatori di ogni età varcare le sue porte, con lunghe code che raggiungevano il sagrato del Duomo.



Potremmo giustificare questo improvviso amore per l'arte del Novecento, il Futurismo e lo Spazialismo, de Chirico e Fontana, con l'ingresso gratuito (fino a fine febbraio, grazie alla Bank of America Merrill Lynch). Battute a parte, anche Palazzo Reale ha vissuto un Natale d'oro, con lunghe code per la mostra - in verità modesta nei contenuti e nell'allestimento - dedicata a Salvador Dalì. Eppure questa era a pagamento (9 euro).

In realtà il Museo del Novecento, che ospita 400 opere selezionate tra le quasi 4.000 dedicate all'arte italiana del XX secolo proprietà delle Civiche raccolte d'arte milanesi, è oggi l'emblema di una nuova concezione del museo come spazio artistico vivo e vivace, che non disdegna l'aspetto manageriale e pubblicitario, e sulla scia dei grandi musei europei si propone come luogo da vivere, non come tempio della cultura in cui entrare silenziosamente e a capo chino.


Due saggi recentemente pubblicati rivolgono proprio la loro attenzione all'evoluzione del museo, mettendo in evidenza aspetti diversi ma complementari. Slow museum di Loriana Ambusto e Massimiliano Vetere (Silvana Editoriale, 174 pagine, 24 euro) si propone di esaminare il ruolo che può assumere uno spazio espositivo artistico nella società contemporanea, ponendo l'accento in particolare sull'urbanistica e sulle volumetrie (non a caso gli autori sono architetti). Sono presenti anche i pareri di numerosi esponenti del sistema culturale italiano: direttori di musei come Anna Mattirolo del MAXXI di Roma, Gabriella Belli del Mart di Trento e Roverento, Cristiana Collu del Man di Nuoro, ma anche docenti universitari, critici d'arte, sovrintendenti.


Il museo oltre la crisi di Fabio Donato e Anna Maria Visser Travagli (Electa, che pubblica anche il catalogo ufficiale del Museo del Novecento, 256 pagine, 25 euro) focalizza invece l'attenzione sul dialogo tra museologia e management: il museo deve essere pubblico o privato? è meglio affidarne la direzione a uno storico dell'arte o a un manager? Più importante investire nelle collezioni o nei mezzi di comunicazione? Fino alla constatazione di un aspetto importante: i visitatori sono soprattutto cittadini, e i musei sono luoghi nella città. Più sapranno essere anche luoghi per la città, e più ci accoderemo volentieri fuori dai loro cancelli.