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Il castello della Porrettana. A Grizzana Morandi

di 
Luca Bonora
26 Aprile 2010

Talvolta è possibile imbattersi in luoghi straordinari dove non ce lo saremmo mai aspettato: non è un caso che la porta d'accesso al mondo delle meraviglie di Alice si celasse nell'anonima tana di un coniglio. La storia che vogliamo raccontarvi inizia non molto tempo fa, a metà del XIX secolo, e non molto lontano. Anzi, vicinissimo: sulla Strada Statale 64, più nota come Porrettana, che fiancheggia spesso ignorata dal traffico quel tratto di A1 tra Bologna e Firenze. E' infatti qui che ci si imbatte, nel territorio del comune di Grizzana Morandi (Bo), su un'altura a 400 metri sul livello del mare, nella Rocchetta Mattei. Un piccolo castello assolutamente fiabesco, mirabile e straordinario proprio come il suo ideatore.


Il conte Cesare Mattei (1809-1896), letterato, politico, medico inventore dell'elettromeopatia, personaggio carismatico e molto influente - era nelle grazie di numerosi cardinali e di papa Pio IX, che gli concesse il titolo di conte - durante un viaggio in Spagna si innamorò delle architetture moresche e in particolare della Mezquita di Cordoba. Una volta tornato in Italia, volle ricostruire secondo il suo personalissimo gusto un antico castello del Duecento, con annessa chiesa e cimitero appartenuto a Lanfranco da Savignano, vassallo di Matilde di Canossa, trasformandolo in un labirinto di stanze e di stili tra il medievale, il neogotico e appunto il moresco.


Anche all'interno dell'edificio, caratterizzato da torri e torrette dalle guglie varipinte e dalle cupole dorate, domina un bizzarro miscuglio di stili e di trovate architettoniche curiose, come i due gnomi a guisa di cariatidi che sostengono lo stipite di una porta. Il cortile dei Leoni riproduce il cortile dell'Alhambra di Granada; mentre la Sala della musica (nella foto), all'interno della chiesa, è stata ridisegnata sul modello della cattedrale di Cordoba. Accanto alla chiesa si trova il Salone dei novanta,  dal gusto orientaleggiante: fu così chiamato perché il conte avrebbe voluto tenervi un banchetto di nonagenari quando avesse raggiunta questa età.

La scala della torre conduce, una volta oltrepassato un ponte levatoio, a una stanzetta dalle finestre piccole e dal soffitto a stallatiti, che fu la camera da letto di Mattei. È qui che il conte spesso esercitava le sue arti mediche, avversato dalla scienza ufficiale eppure riscuotendo numerosi successi, probabilmente più per il suo forte carisma che amplificava l'effetto placebo che per una reale capacità di cura delle sue tecniche. Tale fu l'eco delle sue gesta, che Dostoevskji, nei Fratelli Karamazov, fa raccontare nientemeno che al diavolo di essere riuscito a guarire dai reumatismi grazie all'aiuto del conte Mattei.


Dopo la morte di Mario Venturoli, figlio adottivo del conte, la Rocchetta fu quasi abbandonata al suo destino, finché non fu acquistata nel 2005 dalla Fondazione Carisbo che ha iniziato i lavori di restauro. Lavori che proseguono tuttora e che rendono precluso l'ingresso ai visitatori ancora per diverso tempo. Ai più curiosi, però consigliamo una visita nel nuovo museo Cesare Mattei, inaugurato da pochi giorni, Il 18 aprile, dalla fondazione Cesare Mattei sempre a Grizzana Morandi. Il museo raccoglie materiale appartenuto al conte, i suoi studi e le sue ricerche sull'elettromeopatia e altra documentazione su questa figura tanto controversa quanto affascinante. Dall'alto, le torri della Rocchetta osservano silenziose. Pronte a stupire chiunque passi di qui con le sue torri da fiaba.