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L'ecoturismo slow in difficoltà?

I sentieri lombardi minacciati da suv e moto

di 
Piero Carlesi
28 Marzo 2014
I sentieri, le mulattiere e le strade forestali che solcano la montagna lombarda sono frequentate da migliaia di turisti ed escursionisti che amando la natura e il paesaggio vanno alla ricerca di luoghi lontani dagli insediamenti abitativi e industriali per ritrovare tranquillità e aria buona. È una forma di ecoturismo sempre più sentita che rientra nella categoria oggi di moda con l'aggettivo slow. Ci si allontana dalla città con l'auto o con i mezzi pubblici e poi, abbandonati questi ultimi, si sale per praterie, boschi, crinali alla ricerca di un sano contatto con la natura. Nella bella stagione si possono incontrare fiori rari e spesso anche animali selvatici.
 
Tutto ciò è in pericolo per alcune proposte di modifica alla legge regionale n. 31 del dicembre 2008 in discussione nei prossimi giorni al Consiglio regionale della Lombardia. La legge attuale prevede sulle strade agro-silvo-pastorali il divieto di transito dei mezzi motorizzati a eccezione di quelli di servizio e autorizzati; divieto che si estende ai boschi e pascoli, alle mulattiere e sui sentieri.
Il progetto di legge n. 124 prevede invece una deroga ai divieti in modo che i proprietari, per il territorio di competenza, possono autorizzare il transito temporaneo di mezzi a motore, senza specifica motivazione.
 
Se dovesse passare questo nuovo testo sentieri, mulattiere e tutta la viabilità minore finora chiusa al traffico potrebbero essere aggrediti da un transito non più regolamentato che avrebbe un impatto devastante sull'ambiente e soprattutto sul turismo escursionistico. In primis perché il passaggio anche solo temporaneo di un numero significativo di mezzi può creare danni irrimediabili a questo genere di percorsi: basti pensare alle condizioni in cui si può trovare una mulattiera dopo il transito di una decina di motociclette o di quad. E la deroga consentirebbe l'utilizzo ludico di tali tracciati.
 
Senza dimenticare la fuga degli appassionati del turismo dolce che non troverebbero di meglio, sopraffatti dallo scorrazzamento di moto e mezzi fuoristrada, di puntare su mete fuori regione dove la natura e la montagna sono ancora rispettate. Come avviene in Piemonte e Trentino-Alto Adige, per citare due aree confinanti.
 
Le associazioni ambientaliste della Lombardia, fra cui il Cai, si stanno mobilitando per scongiurare questo reale pericolo che di fatto determinerebbe la promozione della montagna non più slow, ma fast e con motore!