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Un'equipe di archeologi al lavoro da tre anni in alta quota

I misteriosi resti medievali di Vione, in alta val Camonica

di 
Piero Carlesi
2 Ottobre 2013

L’alta val Camonica in questi ultimi anni, oltre alle valenze ambientali e paesaggistiche sta acquisendo importanza storico-culturale. Interessanti scoperte storiche e archeologiche sono state fatte infatti a Vione, nell’alta Valle, in seguito al progetto “Vione Archeologica” che prevede un piano di valorizzazione del patrimonio del territorio attraverso un team di archeologi. Il progetto è orientato allo studio dei siti archeologici medievali di Tor di Pagà (Torre dei Pagani) e Canalì de la Tor a 2240 m di quota dove sono stati rinvenuti i resti di un presidio militare che comprendeva almeno due torri. È stata la chiave di un cassettone, rinvenuta durante gli scavi del 2011, a svelare che il sito risale al periodo tra il XIII e il XIV secolo; contrariamente alle leggende e ai toponimi che facevano desumere presenze in loco di origine longobarda che non hanno trovato conferma e alle quali si sono poi sovrapposte presunzioni che ne facevano risalire la costruzione alla prima guerra mondiale. Resta comunque il dilemma: che cosa spinse a costruire una struttura così imponente a una quota simile?



I primissimi studi del sito archeologico risalgono agli anni Settanta, a dare loro il via fu il ritrovamento incidentale di due fibule e di un coltello di origine altomedievale (VI-VII secolo) nell’abitato del paese di Vione. Gli studi sono ripresi nell’estate del 2011 con  Vione Archeologica, nato anche in prospettiva di una valorizzazione e fruibilità turistica. Tutto ciò che è stato rinvenuto dagli scavi fino al 2012 (reperti archeologici, materiale fotografico e diversi documenti e studi) è stato presentato in una mostra dal titolo “Vione archeologica – Storia ritrovata” e visibile sul sito www.vione.info. L’ultimo campo operativo si è svolto dell'estate del 2013. Gli archeologi intervenuti fanno parte dell’Università Cattolica di Milano con la direzione tecnica e scientifica della docente Giovanna Bellandi coadiuvata dall'archeologa Delia Fanetti.