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Il contributo del Touring al Grande Raccordo per le Bici, la greenway del futuro per la Capitale

Grab. Un anello ciclabile per Roma?

di 
Renato Scialpi
11 Maggio 2015
«Sul Grab abbiamo una riunione operativa con il ministro Delrio (...) e so che da parte sua c'è molto entusiasmo nel finanziare un progetto che può essere realizzato prima dell'inizio dell'anno Giubilare, ovvero prima dell'8 dicembre 2015. Il Grab non sarà solo un esperimento nazionale ma avrà rilevanza internazionale». Addetti ai lavori a parte, per la maggior parte del pubblico la dichiarazione all'Ansa del sindaco di Roma, Ignazio Marino, sa di rebus. Che cosa si cela dietro la sigla Grab?
 
IL GRANDE RACCORDO PER LE BICI
Grab è il Grande Raccordo Anulare per le Bici, un anello ciclabile intorno al centro della capitale che può assumere per la mobilità a due ruote la stessa rilevanza del Gra, il più celebre Grande raccordo anulare destinato alle auto. Il progetto è frutto di un lavoro collettivo nato dal basso e coordinato da VeloLove, e altre associazioni prime fra tutte Legambiente, Rete Mobilità Nuova, Touring Club Italiano e Parco Regionale dell’Appia Antica.
Come in un gioco per bambini, è bastato unire i puntini (brandelli di ciclabile, cammini nel verde, isole pedonali, marciapiedi inutilizzati) per far apparire il disegno complessivo. Per scovarlo (tra le pieghe delle infrastrutture, dei palazzi, delle nuove urbanizzazioni) c’è voluto il lavoro di mesi svolto da un team di volontari che ha perlustrato il territorio strada per strada, studiando mappe e sperimentando mille varianti, cercando di aprirsi un sentiero là dove i rovi o una discarica abusiva sbarravano la via. Il percorso individuato, tutto pianeggiante, si snoda principalmente lungo vie pedonali e ciclabili, parchi, aree verdi e argini fluviali (31,9 km, il 72,2% del tracciato). Altri 3,6 km (l’8,1%) si sviluppano su marciapiedi che possono facilmente accogliere una ciclabile. Complessivamente, dunque, l’80,3% del Grab allo stato attuale è già pronto e pedalabile in sicurezza. Altri 6,8 km (il 15,4%) interessano strade secondarie e a bassissima intensità di traffico. Solo 1.900 metri sono congestionati da un intenso flusso di veicoli motorizzati.
 
INVESTIMENTI MOLTO CONTENUTI
Un'iniziativa con un valore aggiunto importante: il Grab non è e non sarà mai un'opera faraonica ma è un'iniziativa low cost e di facile realizzazione. Una volta ricuciti tra loro i lunghi segmenti ciclabili già oggi facilmente percorribili su due ruote, la capitale e il Paese avranno a disposizione un corridoio verde, una greenway unica e irriproducibile che trasmetterà nell’immaginario di chi abita a Roma e di chi la vive da turista l’idea che si tratta di una città easy, accogliente, vivibile, sana, sicura, moderna. Una motivazione chiave per un Touring che da sempre appoggia e favorisce la mobilità sostenibile e a basso impatto, sia in termini di mezzi sia di infrastrutture. Come ha sottolineato il presidente del Tci, Franco Iseppi, "120 anni fa la bicicletta, la cui ruota è nel simbolo della nostra associazione, era modernità. Oggi è un segno di altrettanta modernità adottare uno stile di vita e di visita dei beni culturali a basso impatto ambientale, come nel caso di un'iniziativa quale il Grab che somma in sé grandi potenzialità sia per la mobilità dei romani sia per la fruizione del territorio e del paesaggio da parte di chi è ospite nella capitale".

UNA FORMA DI NARRAZIONE DEL PAESAGGIO
Il risvolto più affascinante del progetto Grab, come messo in evidenza dal presidente Iseppi, è proprio nel fatto che incarna una ciclovia e, insieme, una forma inedita di narrazione, un modo per raccontare il cambiamento, un grande raccordo tra il passato e l’innovazione capace di generare green economy e green jobs, portando ricchezza alle imprese presenti e facendone nascere di nuove insieme a nuovi servizi. Per questo motivo il Grab non è un progetto locale, della città di Roma, è una grande infrastruttura identitaria del Paese, un prodotto made in Italy. Una volta chiuso l’anello, oltre a essere la ciclabile urbana più lunga del mondo, può diventare il vocabolario di Roma, raccontare la sua storia ab urbe condita, mettendo in rete i diversi valori - estetici, archeologici, storici, urbanistici, paesaggistici, sociali, culturali - che la città esprime, rafforzando l’identità, il senso di appartenenza e la cura del territorio.
Si tratta infatti di un percorso che, partendo da una strada vecchia di 2300 anni come l'Appia Antica, arriva alle architetture contemporanee del Maxxi di Zaha Hadid e alla street art del Quadraro e di Tor Pignattara unendo tra loro Colosseo, Circo Massimo, Caracalla, S. Pietro e Vaticano, Gnam, paesaggi agrari inaspettati (Caffarella e Acquedotti), ville storiche (villa Ada e Villa Borghese) con percorsi fluviali di Tevere, Aniene e Almone. E, dulcis in fundo, incrocia in più punti le ferrovie e le linee A e B della metropolitana.
 
ROMA CAPITALE ANCHE DEL CICLOTURISMO?
L'obiettivo dichiarato dei promotori del Grab è quello fare di Roma, complice il suo clima, un polo di attrazione tra i più importanti d'Europa per tutti gli amanti del cicloturismo. «Il progetto nasce da un team di volontari per i cittadini che vogliono vivere la città senza automobile – ha sottolineato Stefano Ciafani, direttore scientifico di Legambiente – il prossimo passo spetta alla politica, a partire dal municipio e dal Governo». Anche perché il Giubileo è alle porte e un progetto come quello del Grab che non mancherà di coinvolgere un'importante percentuale di visitatori, italiani e stranieri, abituati a utilizzare già quotidianamente la bicicletta per i propri spostamenti.