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Il 19 novembre i lettori scelgono fra i tre vincitori del 2011

Finalissima al Premio Gambrinus-Mazzotti

di 
Luca Bonora
17 Novembre 2011

Sabato 19 novembre si è tenuta al ristorante Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso) la cerimonia di premiazione della XXIX edizione 2011 del Premio Gambrinus-Giuseppe Mazzotti, dedicato allo scrittore, critico d'arte e di gastronomo, alpinista nonché consigliere del Touring Club Italiano, Giuseppe "Bepi" Mazzotti (1907-1981). Un premio letterario rivolto alle sue principali passioni: montagna, alpinismo ed esplorazione, viaggi, ecologia e paesaggio, e ospitato nel ristorante dove era di casa, il celebre Gambrinus.


 


All'edizione 2011 hanno partecipato 189 opere proposte da quasi cento case editrici. I tre premiati sono Ugo Sauro con Lessinia. Montagna teatro e montagna laboratorio (Cierre Edizioni) per la sezione “Montagna: cultura e civiltà”; Mirella Tenderini con Isabelle, amica del deserto (Edizioni O.G.E.) per la sezione “Esplorazione - viaggi”; e Franca Semi, autrice di A lezione con Carlo Scarpa (Cicero Editore), nella sezione “Finestra sulle Venezie, per opere riguardanti aspetti della civiltà, della cultura territoriale ed ambientale del mondo veneto”. Durante la serata è stata inoltre assegnata a Mirella Tenderini il superpremio Veneto Banca - la Voce dei lettori, con votazione e spoglio in diretta, e sono saliti sul palco i ragazzi vincitori del Premio letterario "Giuseppe Mazzotti" Juniores. Il Premio è promosso dall’Associazione Premio Letterario Giuseppe Mazzotti, patrocinato e sostenuto da Touring Club Italiano, Club Alpino Italiano, Comune di San Polo di Piave, Regione Veneto, Confartigianato del Veneto, Valcucine Spa, con il sostanziale contributo della Fondazione Veneto Banca.


 


Mirella Tenderini si è aggiudicata dunque il premio nella sezione più importante. E il suo è un reportage ma anche un saggio storico, un libro di avventura, una biografia che potrebbe apparire romanzata, ma è semplicemente il racconto di una vita incredibile, quella di Isabelle Eberhardt. Figlia naturale di una nobildonna russa, Isabelle Eberhardt è stata un'intrepida scrittrice e giornalista, innamorata del Maghreb e della cultura islamica, che viaggiò attraverso il Nord Africa travestita da cavaliere arabo per potersi addentrare in territori altrimenti inaccessibili. Parlava fluentemente l'arabo e si faceva chiamare Mahmoud Saadi. Scriveva racconti che firmava Nicholas Podolinski, corrispondenze per giornali francesi e algerini, era considerata una sapiente del Corano ed era stata ammessa, sempre con la sua identità maschile, in una confraternita sufi dove godeva, pare, di altissima considerazione. Fino a una morte assurda, a soli 27 anni, nel 1904: vittima di un’improvvisa inondazione in Algeria, ad Aïn-Sefra; annegò in pieno Sahara.


 


Nel viaggio in alcune zone remote dell'Algeria sulle orme di Isabelle, Mirella Tenderini incontra una realtà uguale a quella di cento anni fa. Viene accolta dai pronipoti di coloro che avevano ospitato Isabelle e la trattano con tutto il riguardo che i loro bisnonni avevano riservato al suo personaggio. In quei luoghi, dove Isabelle si era recata come corrispondente di guerra nel 1903 e dove è morta nel 1904, la Tenderini scopre che la giovane e coraggiosa protagonista del suo romanzo è ancora un mito. E lo racconta in questo suo libro meritatamente premiato.