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Everest, futuro sostenibile

di 
Tino Mantarro
19 Febbraio 2010

Chi ne sa di più dell’Everest? Gli scalatori che dal 1953 si susseguono per appuntare sul petto la stelletta più grande al loro curriculum alpinistico o gli sherpa che da sempre vivono sotto il Quomolongma, la madre della terra? Bella domanda. A occhio gli sherpa. Gli unici che su quel territorio verticale hanno plasmato la loro vita, adeguando i ritmi quotidiani all’aria rarefatta, al freddo pungente, alle risorse che sono quelle che sono, giusto quelle per vivere. Gli uni e gli altri convivono nel territorio del parco nazionale del Sagarmatha, in Nepal. Poco più di mille chilometri quadrati, oltre cinquemila abitanti stanziali, migliaia di turisti arrampicatori l’anno e la cima più alta della terra: gli 8.848 metri dell’Everest.


Una convivenza non sempre facile, che ha alterato l’equilibro di queste valli nepalesi. Gli sherpa non sono più solo una popolazione di contadini. Sono diventati i portatori delle spedizioni integrando la propria economia domestica con gli introiti, al punto che oggi sherpa è sinonimo di portatore. In questi anni il turismo ha portato benessere e apertura, al parco e alle sue popolazioni. Ma ha anche alterato gli equilibri sociali ed ecologici delle vallate. È aumentato l’inquinamento, la richiesta di legna, di acqua, di carne. Sono cambiate le abitudini sociali e culturali delle popolazioni locali. Tutti problemi che devono essere affrontati e gestiti. Non per frenare lo sviluppo, bloccare gli accessi all’Everest o adottare altre posizioni oltranziste. Ma per associare l’inevitabile sviluppo all’altra parolina magica di cui si sente tanto parlare: sostenibilità.



Per questo, per provare a pianificare le scelte che istradano verso uno sviluppo sostenibile e il più possibile partecipato da anni il Cesvi, ong italiana con sede a Bergamo, con il sostegno della fondazione Cariplo e di altri donors internazioanali. Da quattro anni Cesvi lavora in Nepal sia con progetti di tutela ambientale sia collaborando alla gestione del turismo nelle aree protette con il Nepal tourism board e il Taan, l’associazione che riunisce tutte le agenzie di trekking operanti sul Paese. Con questa ha sviluppato progetti per migliorare la sicurezza dei turisti cercando di limitare il loro impatto ambientale e implementando un sistema di gestione delle informazioni sui turisti per monitorarne gli itinerari.


Grazie ai dati raccolti ed al sistema di check-in e check-out sarà possibile stimare la posizione di ciascun escursionista in un dato periodo, permettendo di ottimizzare le operazioni di soccorso in caso di necessità. Non solo, Taan e Cesvi hanno anche redatto un Codice di condotta per il turismo sostenibile per le oltre 600 agenzie di turismo che lavorano nel Paese. Un modo concreto per sollecitare il cambiamento di comportamento di migliaia di operatori e turisti che visitano annualmente i parchi nazionali nepalesi. Un lavoro portato avanti in chiave partecipativa, coinvolgendo gli sherpa. Quelli che ne sanno di più dell’Everest.


Nell’ambito della Bit 2010 Cesvi organizza una conferenza dal titolo Sicurezza in montagna e turismo responsabile in Nepal e una mostra realizzata dalla fotografa Valeria Turrisi. Una mostra (cui appartengono le foto che illustrano questo pezzo) per raccontare il paese Himalayano e il Sagarmatha National Park, il parco dell’Everest, teatro dei progetti Cesvi. La mostra sarà aperta al pubblico dal 18 al 21 febbraio 2010 mentre la conferenza si svolgerà sabato 20 febbraio alle ore 11 (FieraMilano Rho, BIT padiglione 2).