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Il difficile equilibrio tra esigenze dell'uomo e conservazione della natura

Di chi è la spiaggia? In Toscana un "caso fratino"

di 
Stefano Brambilla
7 Maggio 2014
In un Paese densamente popolato come il nostro - e dove la cultura della conservazione naturalistica non è mai stata la priorità - i conflitti tra uomo e animale sono e saranno sempre all'ordine del giorno. Non appena i naturalisti esultano perché il lupo o l'orso tornano timidamente sulle nostre montagne, gli allevatori o gli agricoltori cominciano a lamentarsi dei danni provocati dagli animali. Quel che è peggio è che spesso non si riesce a trovare un equilibrio o un compromesso tra le diverse esigenze (e qualcuno non esita a imbracciare un fucile).

UN TIMIDO TRAMPOLIERE
In questi giorni ad avere l'onore delle cronache è un piccolo trampoliere, il fratino, grande poco meno di un merlo. Il fratino fa il nido sulla sabbia, spesso nelle aree di dune retrostanti le spiagge, lungo le coste del Mediterraneo. Ed è una specie in pericolo di estinzione proprio per via di questa sua predilezione per le zone sabbiose, in parecchi casi ambite anche dai bagnanti e dagli stabilimenti balneari. "Nell'ultima Lista Rossa del 2012, che indica le specie in pericolo in Italia, si indica che la popolazione di questa specie è fortemente a rischio, considerati gli andamenti degli ultimi anni" dice Marco Gustin, responsabile specie e ricerca della Lipu.
 
Il fratino non è come un passero o un merlo: non gradisce la vicinanza umana. Se le persone si avvicinano troppo al nido, che tra l'altro è poco visibile (le uova sono deposte direttamente sulla sabbia e hanno un colore molto simile a quello del terreno), il fratino abbandona le uova. Ecco perché le associazioni ambientaliste da tempo sono impegnate per la sua tutela. "Tanto che si è costituito un comitato italiano per la conservazione del fratino" spiega Gustin.
 
I CASI IN ABRUZZO E TOSCANA
Dicevamo, le cronache: in Abruzzo, sulle spiagge di San Salvo e di Vasto, i volontari del Wwf e della Stazione ornitologica abruzzese hanno trovato quattro nidi distrutti e privi di uova, mentre i pannelli che informano sulla specie sono stati divelti e gettati altrove, segno di un chiaro atto teppistico. E a Fiumara di Grosseto il Comune ha interdetto per giorni le attività degli operatori sulla spiaggia dopo che sono stati segnalati casi di nidificazione. Peccato che l'evento si sia verificato in concomitanza dei ponti primaverili e che il luogo sia da qualche tempo un hotspot prediletto dai kitesurfisti, che hanno così visto pregiudicata la loro attività. Andando pure a protestare in Comune e raccogliendo firme contro il (povero) fratino: numerosi gli operatori interessati.
 
LE SOLUZIONI
Ma esiste un possibile compromesso tra le esigenze dell'uomo e quelle dell'animale? "La situazione è diversa a seconda se si tratta di una spiaggia libera o se ci sono stabilimenti balneari preesistenti" sottolinea Gustin. "Ma la cosa più importante da sottolineare è che l'attività riproduttiva dell'uccello avviene tra marzo e maggio, un periodo tutto sommato poco utilizzato dai bagnanti". Bisognerebbe quindi avere un poco di pazienza: a giugno i piccoli si sono involati e i fratini abbandonano l'area. "Per proteggere la nidificazione dal passaggio di uomini e cani, che spesso sono il pericolo maggiore, basterebbe recintare l'area interessata per una decina di metri attorno al nido. Abbiamo avuto risultati positivi nella nostra oasi Ca' Roman, nella laguna di Venezia, dove c'è una spiaggia libera (nella foto a sinistra, dalla pagina Facebook dell'oasi). Anche in Sicilia e in Sardegna sono stati ottenuti buoni risultati". Il problema a Grosseto è che non c'è stata una localizzazione precisa dei nidi e il Comune ha preferito bloccare tutta la spiaggia. Altro aspetto importante da segnalare: la pulizia della spiaggia dovrebbe essere fatta in maniera manuale e non meccanica (con i trattori si rischia sempre di distruggere piccole forme di vita).
 
Con qualche accorgimento e con il dialogo, insomma, si può trovare un equilibrio. "Ci deve essere massimo dialogo fra i Comuni che gestiscono i litorali, i proprietari dei bagni e le associazioni di conservazione che si dedicano alla specie, altrimenti è un boomerang sulla specie stessa che vogliamo proteggere" conclude Gustin. "Certo, che qualcuno oggi anteponga la conservazione di una specie rara allo sfruttamento indiscriminato per noi è una buona notizia".
 
(Nelle fotografie in fondo alla gallery, il volantino informativo preparato dal Comitato italiano per la conservazione del fratino)
 

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