Scopri il mondo Touring

Il senso di una randonnée, tra fatica, passione per lo sport e tanta voglia di pastasciutta

Cronaca di un weekend in bicicletta in Valtellina

di 
Gino Cervi
21 Giugno 2016
Davanti a una montagna di pastasciutta il signor Matti Ainasoja si rianima un po'. Di montagne per oggi ne ha viste abbastanza e questa che ha davanti, di carboidrati e pummarola, può essere finalmente l'ultima. Mi chiede gentilmente se posso ripassare tra un quarto d'ora, quando avrà scollinato anche questa.
 
Negli spogliatoi del campo di calcio della Unione Sportiva Bormiese è allestito il quartier generale del Valtellina Extreme Brevet che si è svolto sabato 18 e domenica 19 giugno. Alle soglie dell'estate i 110 cicloamatori “randagi” - questo, in gergo, la denominazione che viene data ai ciclisti di “lunga durata”, quelli per i quali sotto i 200 km non c'è gusto – si aspettavano legittimamente temperature diverse.
 
IN SELLA IN BARBA AL METEO AVVERSO
E invece niente sole, quasi sempre pioggia, che oltre i duemila metri era facile prevedere si trasformasse in neve. Il maltempo ha giocato poi un brutto scherzo ai più intrepidi, e anche agli organizzatori. Nella notte tra venerdì e sabato le insistite piogge hanno reso difficile il passaggio verso il passo del Foscagno, tra Livigno e Bormio e di fatto impedito il transito lungo il versante valtellinese del passo di Gavia: la protezione civile ha interrotto infatti la strada a Valfurva per pericolo di una grossa frana in località Ruinon, un nome che già mette soggezione. Quindi, dei quattro percorsi previsti, tutti convergenti su Bormio, che avrebbero dovuto dare forma alla sesta edizione del Valtellina Extreme Brevet, se ne sono potuti percorrere solo tre. E i previsti 454 km da percorrere in sequenza dall'alba del sabato fino al tardo pomeriggio della domenica si sono ridotti a 345, così come il dislivello complessivo si è abbassato da 12118 m agli 8998 m.
 
 
Ma chi si iscrive a un Brevet di randonnée di questo tipo non si ferma di fronte al maltempo e alle circostanze. Non si ferma soprattutto se lo spirito è quello giusto, quello che si sente respirare e partecipare al campo sportivo di Bormio. Passione, divertimento, serenità interiore. E nessuna esibita voglia di competizione. E' questo lo spirito che anima da sei anni il VEB, una delle ormai tante “invenzioni” di questi innamorati del pedale e delle salite che sono i ragazzi dell'US Bormiese, primo fra tutti il suo vicepresidente, Mario Zangrando.
 
È un piccolo CIO valtellinese, ma senza le storiche magagne del mastodonte internazionale e col vantaggio di stare in uno dei posti più belli del mondo per fare sport. Dall'atletica al calcio, dagli sport su neve e ghiaccio  alla pallavolo, per finire al ciclismo, vero fiore all'occhiello dell'associazione, qui lo sport è pane quotidiano. Pane gustoso e pane nutriente, perché le decine e decine di manifestazioni organizzate hanno una straordinaria ricaduta di visibilità e di economia sull'intero comprensorio.
 
 
V.A.B., FATICA E DIVERTIMENTO ASSICURATI
E ai grandi eventi ormai storici, come la Granfondo Stelvio Santini e la Re Stelvio Mapei, che attirano migliaia e migliaia di appassionati ai piedi dello Stelvio, che può essere considerata ormai come la Mecca del ciclismo nazionale e internazionale, si accompagnano iniziative meno roboanti, ma non per questo meno sentite. E' proprio il caso del Valtellina Extreme Brevet, che senza grandi squilli di tromba, da sei anni ha il suo seguito fedele. Un target eterogeneo tra chi ambisce a provare i propri limiti sulla durata chilometrica e sulle altitudini e chi vuole regalarsi in due giorni l'emozione non agonistica di inanellare i passi che hanno fatto la storia e la leggenda del ciclismo.
 
A unirli tutti, questo popolo del pedale in salita, il culto buono della fatica, della costanza tutta mentale di sapere arrivare “col proprio passo”, senza l'ansia da prestazione di altre manifestazioni che inevitabilmente ormai soffrono degli effetti collaterali della sovraesposizione. Centodieci iscritti accuditi da una squadra di parecchie decine di volontari: lungo il percorso e al quartier generale, il campo sportivo di Bormio, allestito a dormitorio e refettorio.
 
Gente che parte, ritorna, si ferma, mangia, riposa e poi ricomincia. Nello spirito pioniere del ciclismo di una volta, rotto alle fatiche assolute, ai chilometraggi... chilometrici, alle inclemenze meteorologiche. Arrivano da un po' tutta Italia e c'è anche qualche straniero: qualche tedesco, un belga, un ungherese, e un esoticissimo finlandese, il signor Matti della pastasciutta da scalare. Una foltissima compagnia di triatleti di Asola, Mantova, che si concede l'avventura di pedalare su e giù e poi di ritrovarsi insieme dentro una sauna alle Terme dei Bagni Vecchi.
 
 
L’ANTONIO, IL PATRICK E IL MATTI VIEN DAL NORD
L'Antonio di Lecco – a proposito, il Pedale Lecchese ha vinto la menzione speciale per il gruppo sportivo più nutrito, in senso delle presenze, non so se in quello alimentare...  - ha l'aria di chi ha capito lo spirito: è stato fermato sulla salita verso il Gavia, dal versante bresciano, per i problemi di viabilità. Non si è scomposto. Ha trovato per qualche ora alloggio in un albergo, e poi ha ripreso la strada. Ora si sta fumando in pace una sigaretta.
 
Patrick Mondini, meranese, ha vinto il suo Camoscio d'oro, assegnato insindacabilmente dalla giuria non tanto per la prestazione sportiva, quanto per l'intensità di passione, dedizione, disinteressata simpatia. Patrick il suo bel trofeo non se lo porta a casa, però. Perché come nelle corse di un tempo, riprende la strada del ritorno – che significa altri 24 km di salita alla Stelvio, prima di infilare i 48 tornanti in discesa verso la val Venosta e Merano – inforcando la sua bicicletta.
 
E infine, il signor Matti Ainasoja, a cui abbiano concesso anche il beneficio della digestione. Viene da una città della Finlandia a 300 km a nord di Helsinki, sul confine con la Russia. Da quelle parti, le salite sono esotiche come per noi le loro renne. Un giorno ha letto su una rivista di biciclette finlandese un reportage sulle strade e le salite della Valtellina, e tutto il loro fascino da leggenda. E si è detto: “Un giorno ci andrò”. Ed eccolo qui, più rosso che bianco, ancora imbottito come un omino Michelin, che giura: “Prometto che l'anno prossimo ci torno”.