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Il parere del direttore del Centro Studi Touring

Cosa si può fare per il portale italia.it?

di 
Tino Mantarro
24 Ottobre 2014
Di sicuro per ora c'è solo che il futuro del turismo italiano passa dal digitale. Su questo per una volta sono tutti d'accordo, soprattutto il ministro Dario Franceschini, che lo scorso maggio ha istituito presso il Mibact il TdLab, il laboratorio per il turismo digitale (di cui ha fatto parte anche il Touring Club Italiano) che giusto qualche giorno fa ha presentato i risultati dei suoi lavori (vedi sotto, negli articoli correlati). Certo, per arrivare a questo ci sono voluti diversi anni, svariate commissioni e una collezione di false partenze costate milioni di euro. Prima fra tutte quella del portale Italia.it, la cui fattura finale ammonta a circa 55 milioni di euro con risultati modesti.
 
Ma adesso a quanto pare tutto cambia, soprattutto il passo con cui dovrebbe avvenire questa tardiva rivoluzione digitale del nostro sistema di promozione turistica. L'oggetto che dovrebbe far da motore di questo cambiamento è sempre lui, Italia.it, che però entra nel perimetro del rifondato Enit. L'agenzia nazionale italiana del turismo, nata nel lontano 1919, e nel 2005 ripensata con il compito istituzionale di promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica nazionale e da favorirne la commercializzazione, vive infatti in questi mesi la sua ennesima trasformazione: l'obiettivo è affidarle lo sviluppo dell'economia turistica legata al marchio Italia. Sviluppo che non può prescindere da internet e dalla comunicazione digitale.
 
LE LINEE GUIDA PER IL NUOVO ITALIA.IT
«Le debolezze strutturali del nostro sistema turistico sono note a tutti» spiega Massimiliano Vavassori, direttore del Centro Studi Tci. «Ora è necessario avviare un cambiamento rapido e generalizzato, e questo cambiamento passa per forza dalla digitalizzazione del sistema turistico: dalle offerte di prodotto al sistema di prenotazione, dalle vetrine online alle possibilità di creare pacchetti personalizzati semplicemente utilizzando meglio e in modo coerente le risorse digitali» spiega Vavassori. Ma per realizzare in concreto tutto questo occorre ripensare alla radice il sito Italia.it. «A questo lavoro il TdLab ha dedicato una parte del suo impegno delineando le linee guida per lo sviluppo del nuovo italia.it» prosegue. 
 
«Quello cui si è pensato è un racconto del nostro Paese sfruttando tutte le tecniche di narrazione digitale per valorizzare non solo l'esperienza di viaggio in Italia ma tutto il Made in Italy» aggiunge Vavassori. Ma certo non è solo un diverso modo di raccontare che può far svoltare Italia.it. «Il sito dovrà essere anche un luogo di integrazione tra le offerte delle Regioni con cui si dovrà lavorare di concerto, ma dovrà anche offrire valori aggiunti come mappe consultabili off line, percorsi da inserire nei navigatori, servizi su viabilità e traffico» aggiunge il direttore del Centro studi Touring.
 
Tutto questo deve essere fatto avendo sempre in mente l'utente finale: ovvero il turista straniero che si approcci al nostro Paese. «Per cui i contenuti non devono essere semplicemente tradotti, ma pensati per pubblici con abitudini di comunicazione differenti come possono essere i cinesi o i russi» conclude Vavassori. Perché se pensiamo ancora, come è stato fatto, di pianificare una comunicazione per il mercato cinese usando Facebook senza sapere che i cinesi non lo usano perché hanno il loro Weibo, allora non andiamo davvero da nessuna parte. 
 
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Cosa dovrebbe fare un portale turistico come italia.it per rilanciarsi?

 

 
 
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