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Il Comune emiliano è il primo a riconvertire terreni industriali in agricoli

Consumo di suolo, la svolta di Reggio Emilia

di 
Tino Mantarro
2 Marzo 2015
«Cemento? No grazie». Se negli anni Ottanta i Comuni all’ingresso sfoggiavano con orgoglio il cartello «Nucleare no grazie» il Comune di Reggio Emilia potrebbe inventare una nuova, benedetta, moda. Reggio Emilia infatti è il primo Comune in Italia a deliberare la una modifica al piano regolatore per cui una serie di aree edificabili cambiano destinazione e vengono riclassificate come aree ad uso rurale come racconta il Corriere della Sera. La scelta della giunta è di tre settimane fa, ma prima il Comune ha dovuto chiedere ai propietari se aderivano o meno (pena ricorsi a pioggia) e, con gran sorpresa, la risposta è stata positiva. Così 32 ettari di suolo comunale torneranno a essere campi o pascoli. Certo, non stiamo parlando di capannoni inutilizzati che vengono abbattuti e restituiti al verde, ma si tratta comunque di una netta inversione di tendenza in un Paese che consuma senza posa il territorio per trasformali in informi periferie industriali senza senso e spesso senza alcuna utilità pratica. 

«La nostra decisione - racconta l assessore all’urbanistica Alex Perassoli - non fa altro che assecondare una tendenza del mercato già in atto: la crescita demografica della città è ferma da anni, l’industrializzazione anche e comunque non sarà quella che abbiamo conosciuto nei decenni passati. Oltre a questo reputiamo un valore non incoraggiare il consumo del suolo ma al contrario valorizzare il patrimonio edilizio già esistente». Trentadue ettari non sono che una goccia per un Paese che ne consuma tra i 75 e i 140 al giorno. Ma è un ottimo segnale che si somma a tanti piccoli segnali di cambiamento che vengono dai alcuni Comuni italiani. Comuni che hanno adottato la politica “consumo di suolo zero” consapevoli che il territorio è un bene limitato che va preservato. Anche perché se per scavare 50 centimetri di terreno occorre solo il movimento di una ruspa, per rigenerarne 10 occorrono 2000 anni.

«Il nostro è prima di tutto un tentativo di riconoscere valore al lavoro agricolo - spiega ancora l’assessore - anche perché ci troviamo al centro di una regione che produce eccellenze in campo alimentare. Il cambiamento da noi introdotto non vuole rappresentare solo un vincolo di tutela paesaggistico ma vuole al contrario sostenere un mondo per noi di assoluta importanza». Un bel segnale, in vista di Expo. Una decisione che andrebbe ripetuta altrove.
 
L'Inchiesta di Touring sul consumo di suolo.