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Con 16 botteghe di alta qualità cambia il modo di pranzare o cenare mentre si aspetta un treno

Come si mangia nelle stazioni ferroviarie? La rivoluzione di Roma Termini

di 
Tino Mantarro
2 Dicembre 2016

Si chiama Mercato centrale, ha aperto da qualche mese a Roma Termini (si entra dal lato di via Giolitti), ed è la nuova frontiera del mangiare in stazione. Prima che le stazioni italiane diventassero tutte uguali a un centro commerciale di quelli ai lati della tangenziale i bar della stazione erano qualcosa da cui tenersi mediamente alla larga. Prendevi qualcosa perché dovevi e non avevi fatto in tempo a fartelo a casa. La scelta era miserrima: ovunque panini con cotolette tristi come un’alba di novembre, dei tramezzini interessanti giusto se eri nel Triveneto (a Venezia Santa Lucia li sapevano fare davvero), qualche arancino fritto chissà come tra Sicilia e Calabria. Fantasia poca, sapore insomma. Potevano essere più o meno buoni, ma di solito era meno. Cambiava qualcosa giusto in qualche stazione di provincia, Cuneo, Trieste, dove il bar era anche una trattoria all’antica, o un piacevole buffet pensato più per chi nella città vive e non transita alla stazione. Però erano luoghi affascinanti, intristì di storie in ogni angolo in penombra.
 
CENTOSTAZIONI COMMERCIALI
Oramai da anni, con il progetto Centostazioni, le grandi stazioni sono cambiate. I bar si sono moltiplicati. Gli spazi sono affidati a grandi catene che replicano ovunque gli stessi modelli in franchising. In quelle più grandi puoi mangiare di tutto: dal giapponese ai fritti napoletani, dagli hamburger di Mc Donald’s alle pizze senza sapore di Spizzico, dai panini alla moda alle grigliate di carne. Tutto veloce, abbastanza standardizzato, buono ma non eccelso. Insomma in linea – anche nei prezzi – con quello che si è abituati a mangiare negli aeroporti. Cucina da centro commerciale che si dimentica appena partiti.
 
 
STAZIONE TERMINI GOURMAND
Da qualche mese le cose sono cambiate alla stazione Termini di Roma dove è sbarcato il Mercato Centrale, un progetto che cerca di replicare il successo del Mercato centrale di Firenze, ovvero la rigenerazione di uno dei mercati coperti cittadini diventato luogo gourmand. Una variazione sul tema di Eataly che a Firenze, come si dice, ha sbancato. A Termini ha aperto negli spazi dell’ex dopolavoro ferroviario sotto la cappa Mazzoniana, dal lato di via Giolitti. Oltre 2mila metri quadrati di superficie un tempo appaltati ai senzatetto e adesso diventati un mercato aperto dalle 7 a mezzanotte dove ammazzare il tempo dell’attesa provando una delle 16 botteghe, la birreria oppure il ristorante stellato dello chef di origini tedesce, Oliver Glowig.
 
 LE 16 BOTTEGHE DELLA STAZIONE
Ma cosa si mangia davvero al mercato della stazione? Di tutto e di più, purché sia prodotto dagli artigiani del gusto e non da multinazionali della cucina. Così i prodotti da forno sono quelli di Gabriele Bonci il cui bancone trabocca di pizza romana, ma anche di croissant e pagnotte. Per carne e salumi si può andare alla bottega di Roberto Liberati, ma anche provare gli hamburger (e le polpette o le braciole) di chianina di Enrico Lagorio che ha uno spazio anche a Firenze.

E poi ci sono i fritti del locale Pastella, una friggitoria del quartiere Montesacro che reinterpreta la tradizione. Sempre in tema di street food non poteva mancare a Roma il trapizzino di Stefano Callegari, ovvero una pizza bianca che fa da contenitore per preparazioni della tradizione gastronomica romana. La pizza, però tonda, si mangia anche da Rizzuti che ha solo tre opzioni (più la pizza fritta) ma valgono tutte la pena. Poi ci sono carciofi e altre verdure, proposte vegane e vegetariane perché non potevano certo mancare. E ancora tartufi, cioccolato, gelati, dolci siciliani, la possibilità di acquistare vini e formaggi e altro ancora.
 
A TAVOLA CON GLOWIG
Chi invece vuole concedersi un gran pranzo che non ha nulla che vedere con la tradizionale idea di sosta in stazione ecco che può salire al piano di sopra alla tavola di Oliver Glowig, aperta dalle 12 alle 15 e dalle 19 alle 23.

Il menu è una ordinata mescolanza di cucina romana e italiana di altissima qualità: eliche cacio e pepe ai ricci di mare, tortelli di coda alla vaccinara, pasta e fagioli al profumo di mare, ravioli capresi ripieni di caciotta e maggiorana in salsa di pomodorini. Prezzi da ristorante di livello, intorno ai 40 euro.
 
I PREZZI
Ecco, i prezzi sono l’aspetto dissonante nel contesto “stazione”, anche se sono assolutamente in linea con altri luoghi simili, Eataly su tutti. E comunque a onor del vero quel che paghi è assolutamente commisurato alla qualità, che è alta, altissima. Certo, se una ottima margherita costa 8 euro viene il sospetto che siano pensati più per i turisti americani e i passeggeri Business di Frecciarossa che per chi prende il regionale da Ladispoli. Ma si sa: non sono più le stazioni di una volta. E la rustichella super industriale non è che costi tanto meno.