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Conciliare turismo di massa e sostenibilità sembra sempre più difficile. Ecco le polemiche degli ultimi giorni

Cinque Terre e Pompei a numero chiuso?

di 
Stefano Brambilla
23 Febbraio 2016

Sostenibilità e turismo, due parole che spesso non vanno d'accordo. Specialmente quando si tratta di meraviglie che il mondo ci invidia: come si fa a coniugare l’aumento dei flussi turistici con luoghi delicati come Pompei e le Cinque Terre? Sono di questi giorni due notizie interessanti, che ci fanno capire quanto sia complicato proporre una fruizione sostenibile - cioè compatibile con la valenza storico-paesaggistica dei luoghi - per i grandi attrattori turistici italiani.

POMPEI A RISCHIO
Prendiamo il caso di Pompei. Un funzionario dell'ufficio Unesco del Mibact, Adele Lagi, nel corso di un convegno in rappresentanza del ministro Franceschini ha dichiarato: "I crocieristi consumano gli scavi di Pompei. Il gradino di ingresso del Tempio di Apollo, in particolare, è stato rovinato dai flussi di turisti che a milioni si riversano nel sito archeologico”. 

Sul sito del giornale napoletano Il Mattino, si legge che per non sovraccaricare gli scavi il funzionario ha indicato la realizzazione da parte della soprintendenza di una piattaforma virtuale dove verranno illustrati ai turisti itinerari alternativi. "I visitatori devono sapere che c'è un potenziale non utlizzato: per esempio Ercolano conta 300mila presenze l'anno, la villa di Oplontis appena 30mila”. Ma, scommettiamo, non saranno molti a decidere di rinunciare alla visita di Ercolano. Così come non saranno molte le compagnie di crociera che non offriranno la visita del più grande sito romano dell’antichità.

Quale la soluzione, allora? Il numero chiuso? Ingressi a tempo? Percorsi obbligati dentro i siti?

LA POLEMICA DELLE CINQUE TERRE
Ha fatto molto rumore, parallelamente, la polemica nata nel parco nazionale delle Cinque Terre: Vittorio Alessandro, il presidente dell’area protetta, ha infatti ventilato l’idea di prenotare le visite ai borghi attraverso una card e ottenere un pass per l’accesso. Anche qui, le motivazioni sono le stesse: troppa gente nel parco, con ripercussioni sul fragile equilibrio tra i turisti e un territorio che per sua conformazione non può accogliere masse di gente. 

"Durante la stagione estiva il Parco spende risorse per gestire al meglio l’accoglienza” ha dichiarato il presidente. "Ma tutto ciò può non bastare, se i flussi di massa sono incontrollati, e un eventuale incidente - oltre al dolore - produrrebbe effetti sul turismo, quelli sì, difficili da cancellare”. Il presidente si riferisce per esempio alla situazione dei sentieri del parco, calpestati troppo per non essere irrimediabilmente erosi. E a quella delle stazioni ferroviarie, troppo piccole per sopportare flussi oltre a una certa portata. 



Ovviamente sui giornali si è scatenata la polemica. Il numero chiuso è visto come un deterrente al turismo e dall’estero qualcuno - sull'onda della notizia - ha pure disdetto le prenotazioni, con conseguente rabbia degli albergatori e di chi sul turismo ci vive. Ma possibile che non si possa trovare un punto di contatto? "Il turismo non può e non deve essere subìto, non è una manna da mettere in tasca una volta per sempre. Le reazioni di questi giorni segnalano anzi quanto esso sia umorale, esposto alle emozioni ancor più che la borsa. Se si vuole davvero salvaguardarlo, non va accolto come una rendita eterna, soprattutto in un territorio così piccolo e fragile come il nostro” ha continuato il presidente, che ha assicurato il suo impegno per trovare una soluzione condivisa utile a razionalizzare il turismo di massa.

Difficile trovare la quadratura del cerchio. Certo è che la salvaguardia di un bene dovrebbe venire prima di ogni altra logica. O no? Voi che cosa ne pensate? Sareste disposti a pagare e a mettervi in coda per fare un giro alle Cinque Terre?
 
 
 
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