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I risultati di una consultazione on line promossa dall'Agenzia del Demanio

Che fare dei fari? Ecco le proposte degli italiani

di 
Clelia Arduini
21 Settembre 2015
Un pit stop come in Formula 1 per viaggiatori ed escursionisti che vogliono rifocillarsi alla velocità della luce e rimettersi subito on the road, un eremo per riflettere sul mistero della vita e casomai pregare, un bike hotel per provare l’ebrezza di pedalare tra le rocce e il mare, una casa vacanza per sportivi rintronati in cerca di concentrazione. Queste e tante altre, le proposte di cittadini e società private, emerse dalla consultazione pubblica online lanciata tre mesi fa dall’Agenzia del Demanio per il recupero di 11 fari: un patrimonio di storia, bellezza e solitudine che andrà in concessione fino a 50 anni a chi propone la migliore idea imprenditoriale in grado di conciliare esigenze di recupero del patrimonio, tutela ambientale e sviluppo economico.
 
I FARI PIÙ AMATI DAGLI ITALIANI
Secondo il report, i fari più amati dagli italiani sono sull’Isola del Giglio. Forse per la pubblicità che il luogo ha avuto suo malgrado a causa della tragedia della Costa Crociere, forse perché qui la natura e il paesaggio sono formidabili, ma sono in testa proprio loro, Capel Rosso e Punta del Fenaio, con ben 697 manifestazioni d’interesse su 1.030 partecipanti (di cui 86% persone fisiche e 14% società ed enti). Segue il faro di San Domino alle Isole Tremiti, con 253 proposte e, a pari merito in terza posizione, quelli di Punta Imperatore a Forio d’Ischia e di Capo Grosso a Levanzo, con 225 suggerimenti.
 
 
OCCHIO ALL'AMBIENTE
Spunta anche l’animo green delle genti d’Italia. La quasi totalità dei partecipanti, cioè l’87%, suggerisce infatti di recuperare i fari con un restauro conservativo ed eco-sostenibile mentre la formula migliore per ridare futuro alle antiche costruzioni è l’accoglienza turistica, dall’albergo al resort e alla ristorazione. Una soluzione che però, tengono a specificare le segnalazioni, deve essere complementare ad altre attività e servizi di tipo ricreativo, sociale, culturale, per lo sport, per la promozione dei prodotti tipici e la scoperta del territorio. Bandite dunque strutture calate dal cielo come marziani, lontane anni luce dal territorio che le ospita, ma realtà vive in costante connessione con il contesto circostante.
 
CHE SI FA IN UN FARO?
Meglio un laboratorio per lo studio della natura che un evento artistico. Così si esprimono le segnalazioni che per il 61% suggeriscono attività sociali e sportive mentre quelle culturali si fermano al 39. Via dunque a escursioni terrestri e marittime, utilizzo di mezzi ecologici, scoperta del paesaggio, visite guidate, vigilanza marittima/balneare e antincendio, ma anche yoga e meditazione, ritiri meditativi e olistici, per il benessere psico-fisico dell’ospite.
 
 
TUTTO IL VALORE DEL PAESE
Il progetto Fari fa parte dell’iniziativa Valore Paese messa a punto da istituzioni pubbliche e soggetti privati per cercare di valorizzare il patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti locali attraverso la sinergia tra i settori del turismo, dell’arte e della cultura. Da anni se ne parla senza risultati concreti, ma ora i primi passi di questo viaggio della speranza all’insegna della spending review si sono mossi. Ora si tratta di redigere i bandi di gara in base alle indicazioni della consultazione e aspettare che, indicativamente fra un anno, fioriscano i progetti migliori.
E intanto godiamoci fino alla fine di settembre l’autenticità di 7 fra gli 11 fari del paniere, grazie alle visite organizzate in collaborazione con TCI e WWF. Un altro modo per far vivere, anche se per un solo giorno, i solitari giganti delle nostre coste.