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Completato il corso di formazione per gli angeli del Patrimonio Culturale

Caschi Blu della cultura, pronti i primi 60

di 
Tino Mantarro
7 Maggio 2016

Gli eroi sono tutti giovani e forti. Lo dicono tutte le canzoni. Se anche questi eroi siano giovani e forti però non è dato saperlo. Nomi e cognomi dei primi 60 Caschi Blu per la cultura italiani non si possono dire. Questione di sicurezza per evitare rappresaglie, dicono al Ministero.

Fatto è che l’Italia è il primo Paese al mondo ad aver formato i suoi Caschi Blu per la cultura. Personale che sotto le insegne dell’Onu è destinato a girare per il mondo per intervenire nelle aree di crisi per la tutela della cultura o dell’arte danneggiate o a rischio per effetto di terremoti, guerre e calamità di ogni tipo. Palmira saccheggiata dall'Isis, il Nepal devastato dal terremoto, l'Iraq: tutte possibili destinazioni per un'azione dei Caschi blu.
 
 
IL PRIMO CORSO DI FORMAZIONE
Sono sessanta e sono stati selezionati tra i principali esperti tecnico-scientifici degli istituti centrali del ministero dei Beni Culturali e i migliori elementi dei Carabinieri che si occupano di Tutela del Patrimonio. Trenta militari e trenta civili (che provengono dal ministero, ma anche dall’Opificio delle Pietre Dure e dalle scuole di restauro) che nelle scorse settimane hanno concluso il primo corso di formazione “Unite For Heritage” per essere pronti a intervenire alla prima chiamata.

Per farlo hanno innanzitutto superato visite mediche e frequentato quattro giorni di addestramento a Livorno, curato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con i carabinieri del Tuscania. Un corso molto pratico, focalizzato sui rischi che si possono affrontare in situazioni limite come quelle in cui i Caschi blu della cultura potrebbero trovarsi a operare. Per cui avanti con le procedure di primo soccorso, la pianificazione dei viaggi in sicurezza, ma anche nozioni su comportarsi in caso di rapimento o di attacco.
 
Si tratta del penultimo passo. Il prossimo spetta all’Unesco con la stesura definitiva del protocollo e delle regole d’ingaggio. A quel punto si potrà partire. Anche con l’allestimento di un Centro di alta formazione su questi temi che avrà sede a Torino e assisterà l’Unesco nell’attuazione della sua agenda e organizzerà corsi e attività di ricerca in difesa del patrimonio culturale. Perché anche gli eroi hanno bisogno di corsi di aggiornamento.